Come sempre, sono in giro da sola per il mio paese.
Cioè, tecnicamente è una frazione. Di quelle in cui tutti conoscono tutti, e pure i cazzi degli altri.
È da circa un'ora che cammino a vuoto con le cuffie nelle orecchie. In questo momento sto ascoltando Runaway di Lil Peep. Domani si torna a scuola.
E no, non ho alcuna voglia di passare sei ore chiusa là dentro, da sola, come sempre.
Tra dieci minuti devo rientrare, e penso che andrò a dormire subito.
Sono le diciotto.
Lo so. Ma ho bisogno di non pensare per un po'.
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Ore 6:45.
Sono ancora alla stazione. Il treno, ovviamente, è in ritardo.
Mi guardo intorno: tutta la gente di questo paese di merda.
Anzi, manco è il mio paese. È quello vicino, dove ho fatto elementari e medie solo perché a mia madre sembrava una grande idea mandarmi insieme a mio cugino.
Spoiler: non lo era. Mi ha solo traumatizzata.
Mentre ero persa nei pensieri, il treno è arrivato. Salgo e vado al mio solito posto, quello vicino al finestrino, verso il fondo.
Quindici minuti dopo, sono a Bergamo. Scendo, vado alla fermata del pullman. Sì, potrei farmela a piedi — sono quindici minuti — ma oggi proprio no. E sì, prendo il pullman a scrocco. Sorry not sorry.
Arrivo a scuola. Cazzo, oggi sono in aula 304. Quattro piani di scale. Se non mi viene un infarto è un miracolo.
Le prime due ore: matematica.
Aiuto.
Provo a concentrarmi sugli esercizi. E invece... mi torna in mente quel ragazzo.
Quello di ieri, della panchina.
Non ci avevo più pensato. Non ci dovrei pensare. Devo pensare a questa materia, visto che in tre anni e mezzo non ho ancora preso una stramaledetta sufficienza.
E invece niente. Testa per aria. Occhi sul quaderno, ma mente altrove.
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Dopo scuola torno al parco.
No, non lo faccio per rivedere lui. Anzi, spero proprio di no.
Vado lì per avere un po' di pace. Solo quello.
Esco sempre quindici minuti prima da scuola, per non perdere il treno.
C'è una ragazza che esce con me ogni giorno. Faceva parte del mio vecchio gruppo. Diceva che ero la sua migliore amica.
Peccato che non fosse ricambiato.
Non ho mai superato la rottura con la mia vera migliore amica, e non riuscivo a raccontarle cazzate. Dirle che anche lei lo era mi sembrava una mancanza di rispetto.
Risultato? Rapporto andato a puttane.
Lei attraversa la strada per prendere il pullman verso la stazione.
Io rimango da questo lato, aspetto quello che va verso il parco.
Accendo le cuffie nere. Metto su la mia playlist rap. Mi serve.
Il pullman arriva dopo quindici minuti.
Il parco è a dieci minuti da qui.
Sì, lo so. Ho detto "quindici minuti" tipo ottanta volte.
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SPAZIO AUTRICE
Ok non so cosa dire.
Ah sì: non so ogni quanto aggiorno.
Troppo io che ogni volta che rileggo i capitoli trovo qualcosa che non mi piace.
Questo è il secondo capitolo che avevo scritto, gli altri che non avevo mai pubblicato li ho su un vecchio telefono quindi ora li riscrivo da capo
