1

369 6 0
                                        



Una goccia. Due gocce. Tre gocce.
Piano piano inizia a piovere.
Mia nonna diceva sempre che quando piove, è perché le nuvole stanno piangendo. Sono ferite. Devono sfogarsi.
E in questo momento... è la descrizione perfetta di come mi sento io.

Sono seduta su una panchina, in uno dei parchi più dimenticati di Bergamo. Ho appena lasciato il bar dove ero con il mio — ormai ex — gruppo di amiche di scuola. Non voglio pensarci. Non voglio ripercorrere ogni parola, ogni sguardo.
Mi sento come svuotata.
Non so bene dove andare. Il prossimo treno parte tra mezz'ora, ma so già che non riuscirò a prenderlo. Quello dopo è tra un'ora e mezza. E comunque, andare in stazione ora non mi va. Troppa gente. Troppa possibilità di incrociare qualcuno che mi conosce. No, grazie.

Questo parco è quasi sempre vuoto. Forse per questo mi piace. Silenzioso. Grigio, ma bello a modo suo.
Penso che resterò qui ancora un po'. Anche se finirò per inzupparmi.

Poi sento dei passi.
Pesanti. Non possono essere quelli di un cane. Né di un bambino.
Chiudo gli occhi. Provo a godermi ancora per un attimo il rumore della pioggia, prima di essere disturbata del tutto.

«Ehi, tutto ok?»
Apro gli occhi. Un ragazzo. È in piedi davanti a me. Lo fisso. Sopracciglio leggermente alzato. Meglio non fidarsi.
«Tieni, altrimenti ti bagni tutta.»
Mi sta porgendo il suo ombrello. Gentile, ma... perché dovrebbe? Si bagnerà lui.

Non lo prendo. Lui sbuffa piano.
«Come ti chiami?»
Esito. Potrebbe essere chiunque.
Poi, senza pensarci, le parole mi scivolano fuori. «Chiara.»

«Piacere, Chiara. Io sono Jack. Ora mi dici che ci fai qui da sola, sotto la pioggia?»
No, non credo proprio.
«Di dove sei, Chiara?»
Si siede accanto a me.
Che problemi ha?

«Ti hanno mai insegnato a farti i cazzi tuoi?»
Lo vedo irrigidirsi. Ok, forse ho esagerato.
«Scusa. Non volevo. Sono solo nervosa. Lo so che non è una scusa, ma... mi dispiace davvero.»

Lui mi guarda un attimo. Poi sorride. «Tranquilla. Capita a tutti.»

Silenzio.

Restiamo lì, seduti, senza parlare. Solo il rumore della pioggia che picchietta sul cemento.
Amo queste vibes. Potrei rimanere così per ore.
Ma il tempo scorre, e all'improvviso mi rendo conto che rischio di perdere il treno.

«Scusa, devo andare. Devo correre in stazione o lo perdo.»
«Vuoi che ti accompagni?»
«No no, tranquillo. È lontana, e devo sbrigarmi. Probabilmente finirò per correre.»

«Sicura?»
«Sì. Ciao... e scusa ancora per prima.»

Mi alzo e comincio a correre. Più che camminare, corro davvero.

Appena in tempo.
Ce l'ho fatta. Non credo di aver mai corso così veloce in vita mia.
Mi butto sul sedile e tiro fuori le cuffiette.
Abito in un paesino fuori Bergamo che non si caga nessuno. Sono tipo quindici minuti di treno, quindi ho giusto il tempo di ascoltare un po' di musica.

SPAZIO AUTRICE
Ehi!
Questa storia l'avevo iniziata a scrivere ad aprile 2023, ora la sto sistemando.
Se vedete errori o cose che non vi convincono, ditemelo pure.
Spero che piaccia a qualcuno.
(P.S. Sto cercando una copertina decente... help)

3 gocceDove le storie prendono vita. Scoprilo ora