Ero arrabbiato. Nonostante tutte le dolci parole che mi aveva riservato, quella sera aveva continuato a provocarmi senza alcuna discrezione. Non mi aspettavo di certo che avrebbe ufficializzato il suo amore per me davanti a tutti, ma neanche che mi avrebbe totalmente ignorato, flirtando con chiunque avesse un pene al di fuori di me. Maggiormente mi infastidivano gli sguardi maliziosi che mi lanciava mentre conversava amabilmente con qualche aristocratico, zuccherando il tutto con qualche languido dettaglio. Stava giocando con loro e con me, nei modi più subdoli. I suoi riccioli parevano avere luce propria, di quel color fuoco che attirava a sé tutti gli sguardi. Lo smoking lo copriva elegantemente, rendendo quasi impossibile distogliere lo sguardo dai suoi movimenti felini e aggraziati. Sembrava un vero e proprio principe mentre io, dall’altra parte della sala, circondato da vecchi imprenditori, mi sentivo un totale idiota, non diverso da tutti quelli che lo fissavano sbavando. Durante il banchetto cercai di tenere le distanze, infilandomi tra due anziane signore. L’unico che sembrava divertirsi era proprio Louis, che passava da una vittima all’altra abusando delle sue doti seduttive. Si piazzò di fronte a me, senza mai rivolgermisi direttamente. Stava chiacchierando con Ronald, il figlio di un ricco uomo d’affari, adagiandosi elegantemente sulla sedia davanti alla mia. Lo sfortunato se lo stava mangiando con gli occhi, ignorando le vere prelibatezze presenti in tavola. Gli posò una mano sulla spalla, provocandomi un brivido lungo la schiena. Tentai di non prestargli attenzione, concentrandomi sulla conversazione dei signori al mio fianco. Cercai di ricavare qualche informazione utile per unirmi al discorso, ma qualcosa mi toccò la gamba, facendomi sussultare. Mi voltai verso Louis. Lui non smise di parlare con Ronald, ma non poté fare a meno di lanciarmi un’occhiata, senza scomporsi. Il tavolo era lungo e stretto, adatto ad un banchetto di tale portata, talmente stretto da essere difficile non sfiorare i piedi di chi si aveva di fronte. Louis invece lo stava facendo di proposito. Trattenni il respiro mentre sentivo la sua scarpa sfiorarmi il polpaccio e salire fino alla coscia. Mi domandai come potesse comportarsi in modo così subdolo mantenendo la sua maschera di innocente indifferenza. Fissai il cibo che avevo nel piatto, rifiutandomi di alzare lo sguardo. Se lui era così bravo a fingere, io ero il volto della vergogna. Sentii la pressione sul polpaccio aumentare, suscitandomi una scarica di brividi. Presi un lungo respiro e lentamente portai una mano sotto il tavolo. Gli afferrai la caviglia, sperando di vedere in lui una minima reazione. Sgranò leggermente gli occhi e socchiuse la bocca, senza mai girarsi. Infilai l’indice sotto il sottile strato dei pantaloni, iniziando a disegnare piccoli cerchi sulla sua pelle. Non se lo aspettava, infatti lo vidi irrigidirsi. Il suo stupore durò poco infatti accolse calorosamente il cambio delle regole. Sorrise a qualche battuta di Ronald, che sorrise a sua volta, arrossendo. Si girò verso di me, regalandomi uno sguardo fulmineo, dando il via a quel nuovo e malizioso gioco. Il povero Ronald era stregato dai suoi modi lascivi, rendendo il tutto molto più intrigante. Mi godetti il teatrino che mi stavano riservando. Lo osservai mentre spostava lentamente lo sguardo alle labbra di Ronald, abbassando la voce. Ora sussurrava, sporgendosi sempre di più verso di lui. Si leccò le labbra interrompendo una frase a metà. Gli strinsi con forza la caviglia e lui si dimenò leggermente, mantenendo il contatto visivo con l’altro. I minuti proseguivano e la situazione si scaldava. Louis portò la scarpa tra le mie gambe, appoggiandosi alla sedia. Prima che potessi impedirglielo, spinse leggermente sul cavallo dei miei pantaloni, facendomi sfuggire un lamento. Strinsi i denti, infilzando l’arrosto che avevo nel piatto. Ronald alzò lentamente una mano verso Louis, portandogli un gruppetto di riccioli ribelli dietro l’orecchio. Sentii un improvviso calore nell’addome. La scena mi infastidiva, ma mi stava eccitando da morire. Erano due bei ragazzi che potevano tranquillamente passare per buoni amici a chi non prestava attenzione, ma io riuscivo a vedere ogni dettaglio, come lo sguardo che Louis faceva scorrere lentamente su tutto il corpo di Ronald, come se ne conoscesse ogni sfaccettatura. Sapere come si stava divertendo prendendosi gioco di lui mi compiaceva più di quanto volessi ammettere. Il giovane gentiluomo non si arrese. Sfiorò lentamente i suoi zigomi, accarezzandogli la guancia. Louis si girò verso di me, godendosi le mie minime reazioni. Aumentò la pressione in mezzo alle mie gambe, suscitando la naturale reazione a quel contatto. Imprecai mentalmente, pieno di vergogna. Più stuzzicava Ronald più stuzzicava me. Gli spostai aggressivamente il piede giù dalla sedia, facendolo sussultare. Mi alzai il più cautamente possibile. Mi scusai con gli organizzatori, accusando un forte malessere. Mi congedai frettolosamente sotto lo sguardo attento di Louis, che aveva smesso di dar retta al nobile accanto a sé. Mi diressi verso la mia stanza facendo i gradini a due a due. Tornai a respirare solo quando mi chiusi all’interno. Sapevo che mi avrebbe seguito, o forse lo speravo soltanto. La mia erezione pulsava insistentemente, intimandomi di occuparmene. Mi appoggiai al muro e, tentando di resistere alla tentazione di toccarla, attesi. Se ne sarebbe occupato lui. Infondo me lo doveva, era colpa sua. Mi liberai dalla giacca, rimanendo in camicia. Mentre cercavo di disfare il nodo della cravatta, bussarono alla porta. Sospirai, sorpreso dalla velocità con la quale si era arreso.
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The Sin of Temptation
Romance"Non potei fare a meno di notare che, nonostante tutto, si rifiutasse di arrendersi completamente, cercando di trattenere il più possibile i lamenti. Volevo sentirlo gridare, volevo che mi implorasse di non fermarmi, che urlasse il mio nome fino a p...