Capitolo 57

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Nick

Quando mi svegliai, le prime luci dell'alba stavano filtrando attraverso le tende chiare della
camera. Per un attimo rimasi immobile, disorientato. Il mio braccio circondava la vita di Emma e sentii il suo respiro regolare contro la mia pelle. Faticai a realizzare quanto era accaduto quella notte. Avevo fantasticato per mesi ma non ero preparato a quella sensazione di completezza e gioia. Come se ogni piccolo pezzo fosse andato al suo posto. Con un dito accarezzai la sua pelle morbida, calda. Emma emise un gemito nel sonno.

Mi mossi piano, scostandole una ciocca di capelli che le ricadeva sul viso. Emma aprì occhi ancora velati di sonno. Un sorriso le sfiorò labbra. Un piccolo sorriso spontaneo, che illuminava il suo volto e mi prendeva allo stomaco più di qualsiasi dichiarazione.

«Buongiorno», mormorai. La mia voce era più bassa del solito forse per la paura di rovinare l'incanto di quel momento.

«Buongiorno»

Rimasi in silenzio per qualche secondo. Avevo paura di veder sparire quel sorriso, di vederla scappare da me.

«Perché sorridi?»

«Perché sono felice» ammise piano.

«Anche io» sussurrai.

Le accarezzai una guancia e improvvisamente tutta la serenità che avevo visto nei suoi svanì lasciando spazio a una espressione preoccupata.

Emma

Seattle. Matt. La denuncia. Il sorriso mi si spense lentamente dalle labbra.

Nick se ne accorse subito. «Ehi... cosa succede?»

Abbassai lo sguardo sul lenzuolo stropicciato. «Stavo pensando ad una cosa»

«Vuoi parlarne?»

Esitai qualche secondo, poi annuii.

«La psicologa dice che denunciare Matt potrebbe aiutarmi davvero a chiudere con il
passato» iniziai piano «E credo abbia ragione. Continuo a pensare a quello che hanno
detto i miei genitori... al fatto che potrebbe fare del male a qualcun'altra.»

Nick rimase in silenzio, ascoltandomi attentamente.

Inspirai profondamente. Una volta. Due. «Quando torniamo dalle vacanze... io vorrei andare a Seattle. Voglio denunciare quello che mi ha fatto.»

«Emma...» sussurrai «Sei sicura?»

«No,» risposi subito, con un mezzo sorriso amaro. «Ho paura. Tanta. Ma sono stanca di sentirmi come se fosse colpa mia. Stanca di scappare.»

Si avvicinò e mi prese tra le braccia. «Sai che io sono dalla tua parte.»

Deglutii. «C'è una cosa che devo chiederti.» La voce tremò appena. «Vorrei che venissi con me.»

Mi strinse un po' di più. «Non devi nemmeno chiederlo.»

Sentii occhi riempirsi di lacrime. «Davvero?»

«Davvero» le sue parole arrivarono immediate, sicure, senza esitazione. «Vengo a Seattle. Starò con te in ogni momento. In sala d'attesa, fuori dalla stanza, ovunque tu voglia.»

Una lacrima scivolò sulla guancia. «Ho paura di crollare quando me lo ritroverò davanti.»

Mi asciugò la lacrima con il pollice. «E se succede, io sarò lì a sostenerti.» Mi prese la mano intrecciando le dita alle mie.

Chiusi gli occhi, appoggiando la fronte alla sua. «Non so come ringraziarti.»

«Non devi. Non ti avrei mai lasciato affrontare questa cosa da sola.»

EVERY BROKEN PIECE OF ME (UN PEZZO DEL MIO CUORE)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora