"Non traspirava nulla dai suoi occhi...se non la speranza"
Erano comuni bambini. Distanti ma uniti dallo stesso destino e sorretti dalla stessa speranza.
Queste sono delle One Shot sui miei OC che raccontano in breve la loro storia...anche se sono t...
Aveva solo 5 anni quando successe. Quel giorno era impegnato a disegnare nel suo giardino segreto. Era l'unico posto in cui lui si sentiva sicuro. Nessuno poteva disturbarlo quando era lí. Eccetto quelle ombre cattive che vedeva tutti i giorni. Loro lo perseguitavano. Erano ovunque. Erano sempre state con lui da quando era nato,a tal punto che il bambino vi aveva quasi fatto l'abitudine. Aveva più volte sentito parlare del suo "problema". Suo padre glielo rinfacciava abitualmente quando era in casa. Spesso tornava ubriaco, o nervoso,e questo rendeva molto triste sia lui che la mamma. Lei era l'unica persona che riusciva ad allontanare quelle brutte ombre da lui....fatta eccezione per la sua amica Natsume. Ma nessuno al difuori di lui riusciva a vederla. Era strano a tal punto che il bambino aveva incominciato a chiedersi se non fosse anche lei frutto della sua immaginazione. Certo,per lui quegli esseri che gli giravano intorno erano reali,anche fin troppo,ma le persone vedevano questa storia da un punto di vista doverso. Loro la chiamavano "schizofrenia". Lui la chiamava semplicemente "vita". La chiamava vita,anche se di vita aveva solo l'aspetto. Nessuno avrebbe avuto il coraggio di definire in questo modo ció che Sean era costretto a provare. Ma a lui non importava. Aveva una vita,e si riteneva fortunato per questo. Aveva sua mamma,aveva Natsume,tutto ciò di cui aveva bisogno,l'essenziale,era il loro affetto. Quel giorno Sean stava tornando a casa,con quel suo visino sorridente e i suoi vestiti impregnati di fango. Bussò alla porta,ad aprirlo fu una bellissima ragazza. Il suo viso sembrava fatto di porcellana. I suoi occhi azzurri trasmettevano così tanta dolcezza ma altrettanta tristezza riemergeva da quell'espressione giovane e allo stesso tempo provata dalla fatica e dal dolore. Il suo cuore ghiacciato e triste fu in poco tempo scongelato dal bambino che l'abbracciò sorridendo. -sono tornato mamma- Disse felice. -Papá non c'é?- La donna sorrise e fece segno di "no" con la testa. -É andato a lavoro. Siamo fortunati oggi. Tornerà tardi...piuttosto,vedi quanto cibo a tavola.Sto proprio morendo di fame!- Il bambino si girò verso quel tavolino di legno quasi vuoto e i suoi occhi si riempirono di gioia. Si sedette a tavola con la mamma. Il piatto del bambino non conteneva quasi niente,ma quello della mamma contava solo qualche fogliolina d'insalata e un'alice. -Mamma,sei di nuovo a dieta?- La ragazza sorrise. -Certo tesoro,tu mangia,a me oggi tocca solo questo!- Disse ridendo. Non era certo per la dieta che il suo piatto era così scarno. Loro due erano tutto ciò che avevano. Si sorreggevano a vicenda e lei faceva tutto per suo figlio. Erano poveri,si,ma dentro si sentivano ricchi. Nessuno sarebbe stato più fortunato di loro,perché erano felici. A lei bastava qualche fogliolina d'insalata perché la fame non era niente in confronto al sorriso del suo bambino. Proprio mentre ridevano insieme e mangiavano sentirono la porta sbattere. Un uomo sudicio e ubriaco entrò in quel rudere buttando una bottiglia di vino vuota a terra. -Aghata!Ho fame!Il cibo lo hai dato a questo disgraziato eh?!Lui mangia dalle mie tasche!Questo pazzo schizofrenico non lo voglio in casa mia!- Detto questo spinse il bambino a terra. Aghata si alzò dalla sedia allarmata e furiosa. -Lascia stare mio figlio,alcolizzato!Questa sará anche casa tua,io sarò anche tua moglie,posso sopportare tutto da te!Ma hai rinnegato questo bambino da quando é nato!Non hai il diritto di mettere le mani su di lui!- L'uomo incominciò a ridere a crepapelle. -Guardati,come sei ridotta. Per ottenere qualche soldo vendi il tuo corpo agli altri,vergognati lurida...- Mentre stava parlando gli arrivò uno schiaffo. -Non dire queste parole in presenza di mio figlio!- L'ira che trasmettevano gli occhi di Aghata era tantissima. L'uomo incominciò a ridere a crepapelle. -Sai una cosa?Mi avete scocciato. Tutti e due. Posso cavarmela senza di voi. Tu e il tuo figlio malato ve ne andrete di qui. Per sempre!- Prese un coltello dalla sua tasca e lo puntò verso Aghata. -Vai via Sean. Vattene,corri!- -ma...- -prima o poi saremo liberi da lui...promesso,ma devi andartene!La mamma sa difendersi.Promettimi che non cederai mai. Promettilo. Qualunque cosa accada,lotta. Fino alla fine!Ora vai!Ci rivedremo!L'ho promesso...- Il bambino corse via prima di dare un ultimo sguardo alla mamma. Le ombre erano sempre di più. Il respiro cominciava a mancargli. Nelle sue orecchie rimbombavano le frasi di Natsume. -Oggi é arrivato ,il tuo destino cambierá da ora. Sei stato scelto,in fondo.- La sentiva ma lei non c'era. Non era da nessuna parte. Ad un certo punto il bambino cadde a terra esausto e perse consocenza. Una volta aperti gli occhi si ritrovò in un posto scuro. Pieno di specchi. Vedeva della luce dinanzi a se. Era Natsu. Proprio lei. Ma delle enormi ali candide spuntavano dalla sua schiena. Lui le si avvicinò. -Sapevo che saresti arrivato. Io so tutto ahah. Senti,tu sei stato scelto,la prova é che riesci a vedere le anime dei morti! Da oggi in poi tutto cambierá. Queste anime ti hanno sempre seguito. Spevano che tu eri il loro Dio, sapevano che li avresti condotti verso la luce...anche se tu non la raggiungerai mai. Il tuo compito é questo ora...é il volere del destino. Il tuo aspetto sta cambiando.- Indicò uno specchio a Sean. I suoi capelli un tempo biondi come il grano stavano divenendo poco a poco di un nero intenso,la sua pelle perdeva di colorito...ma i suoi occhi...i suoi occhi rimasero verdi,verdi come la speranza,anche se non emanavano più la stessa luce di prima. Natsume continuò a parlare. -non sarai più la stessa persona di prima...ora il tuo nome é Hito...e oggi passerai da "tormentato dalle ombre,a "Re delle ombre" Sei destinato dalla nascita a governarle,ad essere il loro Dio... Sará dura ma infondo...questo é SOLO il destino- Disse andando via ridendo. Da quel momento fino ai suoi 10 anni Hito non sorrise mai. Compiva il suo lavoro portando le anime intrappolate verso la luce eterna,senza mai poterla raggiungere. Natsu e Aghata erano sparite. Tutto ciò che gli bastava per essere felice era scomparso...Adesso era un Dio...ma non aveva niente. Il buio invadeva tutto. Anche il suo cuore.... il suo sorriso era sparito. Non sorrideva da tanto,troppo tempo e nonostante la servitù che le ombre gli offrivano, lui non desiderava altro che andare via. Doveva mantenere una promessa e l'avrebbe mantenuta. Aveva promesso a sua mamma che avrebbe lottato fino a che ne avrebbe avuto la forza e che si sarebbero rivisti. Non traspirava nulla dai suoi occhi. Se non la speranza. Ad un tratto i suoi occhi riaquistarono la lucentezza di un tempo. Lui era forte,molto forte,e le ombre erano ai suoi ordini. -Natsu mi ha detto che questo é il mio destino...nessuno ha detto che io non posso cambiarlo.-
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Lui é Hito. OuO (+ Hito mezzo puccioso ma strabico). É l'OC a cui tengo di più anche se la storia non é per niente originale. Comunqueh:
Nome:Hito Cognome(boh) Etá:10(attualmente ne ha 12) Segni particolari:occhiaie e un segno sul petto che simboleggia la sua fedeltá al destino(che é colui che comanda tutto e tutti e anche lui é un mio OC).