Capitolo 3: QUELLA STANZA

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La scuola inizia, ma io tra circa  due settimane avrò il bimbo/a ho paura, abbiamo paura, sono a scuola, un giorno, molto caldo, tutti i miei compagni mi fissano e vengono da me ad accarezzarmi la pancia, la mia vicina di banco, non che la mia migliore amica, cerca di difendermi dalle batutte squallide di alcuni miei compagni, le solite battute del tipo: sei una puttena, ti sei fatta mettere incinte a quattordicianni dal primo ragazzino, fai schifo...ecc., ma una giorno, che lei non c'è i miei compagni esagerano, mi lanciano addosso un libro cerco ti proteggere la pancia, ma il libro mi colpisce, io inizio a piangere e quando arriva il prof, ovviamente che sa la situazione, viene vicino a me, io cado a terra, e cerco di urlare il nome "lorenzo" il prof cerca di capire cosa dico, quando capisce, fa chiamare immediatamente lorenzo e un'ambulanza, quando Lorenzo viene chiamato è a lezione, la prof non lo vuole lasciare venire ma lui corre lo stesso da me, arriva nella mia classe e viene da me, con le lacrime agli occhi mi chiede chi sia stato a tirarmi il libro io con quel poco fiato che mi rimane riesco a pronunciare il nome di Alberto, alchè Lorenzo si alza in piedi e con tutta la rabbia che ha in se li va incontro e inizia a picchiarlo dicendoli che è stato uno stronzo e cose del genere...
L'ambulanza arriva e mi caricano su una barella, Lorenzo sale sull'ambulanza con me e mi tiene la mano, ho paura, sento una grande forza che mi dice di spingere, quando arriviamo in ospedale vedo i nostri genitori, i dottori ci dicono che quel colpo ha fatto velocizzare il travaglio, il bambino deve nascere, e li non ce la faccio, inizio a piangere, i dottori mi dicono che si vede la testa e che devo spingere, il sangue mi scorre nelle vene, fa malissimo, tutto il corpo fa male, respiro a mala pena e poi basta, tutto cessa, il dolore, le lacrime, tutto torna normale...finché non mi portano in braccio la mia bambina, piccola,dolce e vicino a me Lorenzo che sorride e piange dalla felicità, ci baciamo, ecco la famiglia felice, tutto perfetto, o quasi tutto...
Passano i mesi la bambina cresce...
Io Lorenzo stiamo insieme. Sembra tutto perfetto...
Ma poi mi ricordo quel giorno, si quel giorno di quasi un anno fa, quel giorno in cui ho cercato di uccidermi, quel giorno in cui mia mamma piangeva e io ero stesa per terra, ma faccio finta di niente e vado avanti.
Passano gli anni, sono ormai al quinto anno, Lorenzo ha finito la scuola io ho diciannove anni, lui venti. Finita la scuola, ormai grandi, decidiamo di sposarci. Bisogna organizzare tutto, e anche quel giorno passa, tutto passa...ma le cattiverie no. Nostra figlia ha cinque anni, io ne ho venti e Lorenzo ventuno.
Sto male, la gente che ci guarda, ci vede con disprezzo, con odio, mi viene da piangere e ricordo perchè cinque anni fa ero andata in ospedale, anche allora non ce la facevo più, ero odiata da tutti, proprio come adesso.
Ma adesso è diverso, odiano anche mia figlia...
Una mattina vado in bagno, mia figlia è a l'asilo, e Lorenzo è a lavorare, è il momento giusto. Vado in bagno, apro quell'armadietto che avevo chiuso a chiave, prendo quella fottuta lametta e quelle maledette pastigle e inizio a piangere ancor prima di sfregare quella lametta sulle mie braccia, sui miei polsi e di ingoiare quelle pastiglie..
Gli prendo, vado in camera da letto mi siedo, apro quel barattolo pieno di pastiglie e le prendo tutte, le ingoio una dopo l'altra, dopo prendo quella lametta e spingo sulle mie vene, sui miei polsi, e sento il sangue scorrere sulle braccia, dopo prendo quella busta, la stessa di cinique anni fa la stringo al petto e chiudo gli occhi.
Lorenzo torna a casa, mi chiama ma non sente risposta, allora controlla in tutte le stanze fino ad arrivare in quella stanza, nella nostra stanza da letto, mi vede, si avvicina, piange, urla e chiama l'ambulanza, un ricordo vago mi infligge la mente, apro gli occhi, sorrido e piango allo stesso tempo, lorenzo si gira e mi vede, siamo in ospedale, in quella stessa stanza di cinque anni fa, mi vedo le braccia fasciate, sono ancora viva, mi abbraccia e sorride, mi bacia, lo guardo, sorrido, lo bacio, in quel giorno ci siamo promessi di non farlo mai più, di non farci mai più del male, e così fù, non ci furono più tragedie.

SAVE ME LORENZODove le storie prendono vita. Scoprilo ora