Jaline Morgan ha ventiquattro anni, si nutre di caffè e di libri e lavora come bibliotecaria alla Brixton Library. La sua vita è semplice e ordinaria, completata da amici stupendi e da una famiglia unita che le vuole bene.
Thomas Shepard ha trent'...
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Il giorno dopo mi ritrovo da solo. Becca e Felicity sono uscite. Per la precisione ho concesso a Becca un’intera giornata di riposo, chiedendole, però, di portare mia figlia con sé e di accontentarla in ogni minima cosa. Non m’interessa se la vizio. È la mia unica figlia. È la cosa al mondo che più adoro e per lei farei di tutto. Ha ancora un po’ di tosse ma nulla di preoccupante e tra le mani di Becca so che sarà al sicuro. Ora quindi ho casa libera. E sto per andare a prendere Jaline. Sono emozionato come un bambino, felice come se avessi vinto alla lotteria e anche un po’ in ansia. Jaline e io abbiamo bisogno di conoscerci a fondo, ed è stata anche questa la ragione del mio invito. Litighiamo tanto e nonostante lei non perda occasione per ricordarmi di Prudence io mi sento davvero bene al suo fianco. Inoltre, è bella da morire e guardarla è un piacere per i miei occhi, e non solo... Sorrido tra me e me al suo pensiero e poi raggiungo la macchina. Fra poco sarò da lei, e non vedo l’ora.
***
Esattamente venticinque minuti più tardi, arrivo a casa di Jaline. Attendo fuori dalla macchina e mi appoggio ad essa con fare disinvolto; le braccia conserte e una gamba poggiata sul paraurti. Ho avvisato Jaline con una chiamata e ora non mi resta che aspettarla. Siamo in pieno giorno e oggi il sole ha deciso di splendere più del dovuto qui a Londra. Non durerà per molto, dal momento che solitamente piove spesso. Le precipitazioni non sono mai tanto intense ma sono continue e leggere. E le nuvole fanno sempre da sfondo, ma oggi è diverso. Sto ancora ammirando il cielo limpido, quando d’un tratto sento il rumore della porta e non appena mi volto la vedo. Jaline. In tutta la sua bellezza. Proprio davanti a me. Sbianco e i miei occhi non riescono a guardare altrove. Indossa una gonna a vita alta e bianca che arriva fino alle ginocchia, stivali neri con un tacco vertiginoso, un top nero cortissimo e ricamato in pizzo. Intravedo così il reggiseno e parte di pelle... Mi piace. Cazzo se mi piace! I suoi soliti numerosi orecchini non mancano e danno luminosità al suo viso, i suoi capelli ramati sono sciolti e indossa un trucco leggero che mette in risalto le sue ciglia folte e il colore bellissimo dei suoi occhi. Indossa anche una lunga collana con un ciondolo a forma di delfino. È dannatamente attraente e perfetta. Mi allontano dalla macchina e mi avvicino a lei. «Buongiorno, Jaline», mormoro con voce roca. Lei mi sorride, sembra imbarazzata e nervosa. «Buongiorno, Thomas», sussurra e poi mi sorprende perché stavolta si avvicina a me, prima che io abbia il tempo di fare qualcosa, e mi bacia sulla guancia, soffermandosi un poco sulla mia pelle che al suo contatto s’infiamma. Dio santo. Jaline si stacca e abbassa lo sguardo, ma non le permetto di andare tanto lontano. Le stringo un fianco e l’attiro verso di me, ricambiando il suo bacio. La sento trattenere il fiato e schiarirsi la voce. Sorrido e poi la lascio andare. «Sei pronta?», le domando, divertito dall’effetto che ho provocato sulla sua pelle. Lo stesso che ho provato io. Lei annuisce. «S-sì», balbetta. «Allora sali in macchina», ordino e le apro la portiera. Prima di mettere in moto e partire mi giro a guardarla. È seduta con le gambe serrate e le mani sulle cosce, il suo viso è ancora rosso dall’imbarazzo e la cosa mi diverte assai, devo ammetterlo. «Allaccia la cintura, Jaline», le consiglio. «Che dici metto un po’ di musica?», propongo poco dopo e lei con i suoi occhi ambrati mi fissa. «Non mi piace la musica», afferma e io spalanco la bocca. Scherza, vero? A chi non piace la musica? «Sì, hai capito bene. Non mi piace tanto. Insomma, ne ascolto quando capita, come fanno tutti, oppure se proprio sono obbligata ma di solito non fa per me. Non mi fa concentrare», confessa e io rimango sbalordito. Mai sentita una cosa simile. La musica è capace di legare persone anche diverse fra loro, un po’ come la cultura. Quindi come può non amarla? «Non l’avrei mai detto». «Non sono come ti aspettavi?» «Non mi aspettavo nulla a dire la verità», confesso e lei alza un sopracciglio, confusa. «Che intendi?», domanda. «Intendo che tu sei una scoperta continua», le dico con un sorriso sincero. Poi metto in moto e parto. «Sono una persona normale», replica. «Alle persone normali piace la musica», le faccio notare. Mi lancia un’occhiata torva. Sogghigno, lei sbuffa. Stiamo per litigare? Non lo so. Per ora è divertente. «D’accordo, allora sono diversamente normale», dichiara scontrosa e io rido forte. Con la coda dell’occhio noto le sue gambe che iniziano a muoversi con nervosismo e lei forse nemmeno se ne rende conto. «Jaline, tu sei stravagante! Lo sai, vero?» «Mi hanno detto di peggio». «Il mio era un complimento», le dico e lei sorride. Wow, che sorriso mozzafiato! «Mhmm…», mugugna. E ora che c’è? Non mi crede? «Dico sul serio». «Guida, Thomas. Non pensare a me», mormora con una sensualità nella voce che per un attimo mi fa sbandare, in ogni senso. Cazzo. Prima o poi questa donna mi farà impazzire letteralmente. Come posso non pensarla? Anzi, come posso ignorarla dal momento che si trova a un solo fottuto passo da me? Il suo profumo, dolce e femminile, inebria i miei sensi. Le sue gambe mi invitano a compiere gesti inappropriati. Quel maledettissimo top mostra davvero troppe cose e io so che non dovrei sbirciare, ci sto mettendo tutta la buona volontà, ma non è semplice. Che il signore mi perdoni, ma il mio cervello non può non pensare a lei, immaginarsela nuda sotto di me, sudata, ansimante... «Thomas?», mi richiama, e io scuoto la testa scacciando quei pensieri. Accidenti! Mi sono distratto e questo non va bene. «Dimmi», mi schiarisco la voce. La vedo ridere e mordersi un labbro. «Puoi accenderla comunque la radio se vuoi». Io vorrei accendere lei in centomila modi diversi... Altroché. «La radio dici?», ripeto come un cretino. Jaline mi fissa come fossi rincoglionito. «Sì, la radio. Puoi ascoltare tutta la musica che vuoi, non mi dà fastidio...», replica. Oh, giusto! Potrei accenderla ma a quale scopo? Nel mio cervello suona già una sinfonia precisa ed è quella del suo corpo, della sua voce, del suo sorriso. Non c’è musica migliore di Jaline. E io sono fottuto. Tremendamente. «S-sì, certo», mormoro a voce alta. «Ho cambiato idea, non ne voglio ascoltare. Non importa», dichiaro e cerco di concentrarmi sulla strada. Cerco di non guardare la donna al mio fianco, la stessa che ora sta ridacchiando. Cazzo! Si è almeno accorta dell’effetto che mi fa? Perché io mi sento morire e non posso fare altro che sospirare: rassegnato ed eccitato.
***
«Eccoci. Fai pure come se fossi a casa tua», mormoro una volta arrivati a casa mia. Inizia a guardarsi intorno, spaesata. È la seconda volta che mette piede qui dentro. E stavolta è tutto diverso. «Becca e Felicity dove sono?», mi chiede dopo un minuto. «Non ci sono». Lei si acciglia poi sembra andare nel panico non appena si rende conto di ciò che ho detto. «Siamo da soli?», domanda con gli occhi sgranati. «Sì». Lei deglutisce, terrorizzata. «Okay», sussurra. È in soggezione, probabilmente vorrebbe scappare a gambe levate. So che non si sente a suo agio e io farò di tutto per ribaltare la situazione e farla sentire bene. «Posso offrirti qualcosa da bere?», le domando. «Sì, certo», risponde timida. «Dal momento che è ancora presto, che ne dici di un tè caldo?» Arriccia il naso e scuote la testa. «Non ti piace il tè?» Lei alza le spalle, scusandosi. «Già, diciamo che prediligo altro. Non ci posso far nulla. Ma il tè mi fa proprio schifo», ammette e io sono sconvolto. Ma c’è qualcosa che le piace? Mi avvicino, sorridendo. «Non devi preoccuparti. Hai i tuoi gusti, è normale», commento e non posso fare a meno di guardare le sue labbra. Anch’io ho i miei gusti e sono tutti particolari… «Hai ragione», mormora. «Sì, ne ho», rispondo fiero, porgendole una mano. «Andiamo in cucina e vediamo cosa posso offrirti, allora». Allaccia la sua mano alla mia e si fa trascinare con facilità. «Thomas, non devi scomodarti per me». «Non scherzare, Jaline», asserisco. «Devi dirmi ciò che ti piace. E cercherò di soddisfarti», aggiungo. Lo ammetto… detto così suona male. Cazzo se suona male! Sembra una proposta indecente e infatti lei arrossisce. Stacca la sua mano dalla mia e quando arriviamo in cucina mi guarda di sottecchi. L’ho messa in imbarazzo, porca miseria. Sono uno stupido. «Jaline, io intendevo...» «So cosa intendevi. Ho capito», risponde lei. Emette un respiro profondo e trattiene un sorrisetto. «Non sono una puritana, Thomas. Ma certe volte dovresti formulare meglio le tue frasi». Ecco, me lo sono meritato. Annuisco. «Hai ragione». «Ne ho sempre». Ah sì? «Non direi». La frase mi scappa ancora prima che io possa rendermene conto e lei mi guarda male. «Cioè?», mi chiede mettendosi sulla difensiva. No, mi rifiuto di discutere. «Niente. Lascia perdere». Socchiude gli occhi e alza le spalle. «D’accordo», risponde incerta. «Senti, una cosa che adoro c’è… ed è il caffè. In questo momento ne ho un estremo bisogno. Potresti offrirmi quello, se tu vuoi», mi propone infine. Mi mordo un labbro e mi accosto, sono sempre più vicino a lei. Inclino il viso da un lato mentre i miei occhi scendono sul suo petto. Con l’indice afferro una ciocca dei suoi capelli, inizio a giocarci, poi quella scivola sulle sue spalle nude. La sento tremare e i suoi occhi si bloccano sulle mie labbra. «Ai tuoi ordini, Jaline», bisbiglio a un passo dal suo viso diventato bordeaux. «Thomas?», mi chiama lei con la voce rotta dal desiderio. «Sì?» Jaline si sporge sul mio viso, le sue labbra a un passo dal mio orecchio. «Niente zucchero. Le persone normali lo amano, ma io... io non sono normale, ricordalo», la sua bocca sfiora la mia pelle e io sussulto. Cazzo, cazzo. Una serie di pensieri poco casti mi vengono in mente, dritti e precisi, ma li ignoro. Non devo fare cazzate. Devo calmarmi. Ma se lei fa così... «Va bene, Pikachu!», esclamo e lei si scosta da me, indignata. Ecco, una Jaline incazzata posso gestirla. Ma una Jaline eccitata e provocante no. La mia mente da maschio senza pudore non mi lascia scampo e perfino quando lei, con molta gentilezza, mi mostra il suo gracile dito medio, io inizio a immaginarmi una serie di scene che mai si svilupperanno nella realtà. Calma i bollenti spiriti, Thomas. Non rovinare tutto. «Galletto!», mi sfotte, mentre con agilità si dà uno slancio sedendosi poi sul ripiano della mia cucina, come se fosse a casa sua, prendendo così alla lettera il mio consiglio iniziale. La sua gonna che si solleva poco più sulle cosce e il suo top che mi distrae. Sarà una lunga giornata questa. Me lo sento. E dovrò contenermi. Se solo riuscissi a resistere...