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Jongin era appena arrivato a Seoul e già si sentiva male: non solo quella città era immensa, c'erano pure una marea di persone

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Jongin era appena arrivato a Seoul e già si sentiva male: non solo quella città era immensa, c'erano pure una marea di persone.

Semplicemente...non ci era abituato.

É solo questione di abitudine, Jongin.
Ora pensa a trovare un modo per raggiungere l'appartamento.

Sospiró, cercando sul cellulare le indicazioni per riuscire ad arrivare nella sua nuova casa.

A dire la verità, il ragazzo, non aveva nessuna intenzione di trasferirsi; la campagna gli piaceva, amava i suoi animali e gli faceva piacere dare una mano ai suoi genitori anche se, a quanto pare, loro lo volevano fuori dai piedi.

" Seoul é una città bellissima, ti troverai sicuramente bene! Approfittane per studiare e fare amicizia con qualcuno! "

Queste erano state le parole di sua madre ed esattamente una settimana dopo Jongin si era ritrovato un biglietto per Seoul e un po' di soldi sul tavolo, così era partito.

Ormai sono quì, tanto vale muoversi.

Appena alzò lo sguardo dal cellulare e prese a camminare, notò che quasi tutte le persone erano affiancate da un persocom.

Jongin ne aveva sempre voluto uno, ma costavano davvero un patrimonio e non sarebbe mai riuscito a comprarselo.

Era affascinato dalle loro forme e dalla loro "intelligenza", si era sempre chiesto chi li avesse inventati.

Mentre camminava velocemente verso casa, si fermò davanti ad un negozio che li vendeva, giusto per rendersi conto dei prezzi.

Mi farebbe comodo averne uno, potrei studiare meglio e riuscire ad entrare in quella fottutissima università.
I persocom servono a tutto...

Si accese una sigaretta e iniziò a leggere tutti i prezzi, rischiando più volte un infarto: anche i modelli portatili o quelli più vecchi costavano un patrimonio.

Decise fosse meglio raggiungere velocemente casa e non pensarci, il giorno dopo avrebbe iniziato dei corsi di preparazione per l'esame d'ingresso in università e non aveva nessuna intenzione di distrarsi.

Il complesso era molto misero ma accogliente, del resto le spese mensili erano minime e di certo Jongin era un tipo che sapeva adattarsi.

La padrona di casa gli aveva detto che, nello stesso condominio, viveva un ragazzo della sua stessa età di nome Chanyeol e si scusava in anticipo a causa del casino che il ragazzo spesso faceva.

" Sai, suona la chitarra e spesso lo fa fino a tardi, spero che non sia un problema per te, ma del resto sei giovane. "

Testuali parole.

E pensare che Jongin odiava il rumore.

Una volta entrato in casa iniziò a sistemare i propri vestiti in un piccolo armadio, mise i soldi in un cassetto e ne prese un po' per la spesa, era già abbastanza tardi e non aveva nessuna intenzione di dormire poco, quella notte.

𝗖𝗵𝗼𝗯𝗶𝘁𝘀 ( 𝖐𝖆𝖎𝖍𝖚𝖓 )Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora