Nebbia

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[canzone: Cologne, Haux]


Le strade già normalmente poco trafficate, quel giorno d'autunno, potevano definirsi deserte. Gli alberi disperatamente spogli facevano da cornice ad un paesaggio nebbioso e grigio sporco, privo di sole, di luce. Un vento freddo da far accapponare la pelle ogni tanto tirava un debole sibilo, un respiro mozzato, e poi si ritirava nella sua tana bisunta e buia, infida, pronto a soffiare di nuovo in un secondo di distrazione da parte dei solitari passanti. Le foglie si muovevano tribolanti sotto di lui, in silenzio, solo un debole frusciare leggermente rilassante. Il mondo si era ritirato nel non essere. l colori non parlavano più. Le linee restavano isolate. Un profilo per un momento apparve nella nebbia e scomparve di nuovo, come se il mondo si fosse creato in quel momento e subito si fosse cancellato.

Quella mattina James aveva dimenticato nel dormitorio la giacca di pelle nera e ora se ne pentiva amaramente, armeggiando di nascosto con le chiavi nelle tasche sfilacciate dei jeans decisamente troppo stretti. Le sue pupille scure correvano all'impazzata nelle sue orbite arrossate dal fumo, alla disperata ricerca di un rado raggio di sole in cui rifugiarsi. E sognava di avere una memoria da pesce rosso, nel frattempo, così da poter dimenticare che in realtà il raggio di sole che spuntava dalla nebbia non c'era nemmeno a volerselo immaginare con disperazione. E pur consapevole del suo sforzo inutile perseverava nella sua vana ricerca, un passatempo impegnativo quanto redditizio. Ogni tanto sospirava, e vedeva il fiato tramutarsi in leggiadre nuvole biancastre ed estremamente effimere. Si inumidì le labbra sentendosi inspiegabilmente nervoso, perché era osservato. Si voltò di scatto, perché il cerotto si strappa con un colpo secco affermava lui. Ma vide solo la strada vuota, spopolata. Il freddo artico si impossessò del suo corpo imprudentemente scoperto, gelandogli la pelle e addormentandogli gli arti.

Fortunatamente la neve non c'era. Quella città non era bella con la neve, e da piccolo James si chiedeva se tutto il mondo, innevato, fosse così brutto. Tutto si tingeva del bianco mortale che tutti i libri definivano stupendo, magico, cosa che a lui non sembrava proprio. Ci vedeva, anzi, nella neve, un pericolo che gli altri non erano in grado di scorgere sotto i candidi fiocchi che scendevano lenti dal cielo. 'Speriamo che non attacchi' diceva la madre, ogni inverno, guardando pensierosa la finestra dal vetro lindo. E lui pensava che per 'attaccare' si intendesse l'attacco di guerra, una battaglia. Così si affrettava a chiudere le serrande dentro camera sua, nemmeno uno spiraglio di luce. Veniva mangiato dal buio, e a lui non importava. Chiudeva la porta a chiave (cosa che faceva spesso), si sedeva sul tappeto colorato e un po' consumato, posizionava la puntina sul giradischi di legno, e mentre partiva una musica ignota giocherellava con una accendino che funzionava a malapena, e aspettava. Prima lo faceva in solitudine, con la paura di essere l'unico sopravvissuto sulla Terra quando la neve se ne andava dopo la guerra. Poi conobbe Holland e cominciarono a farlo insieme, anche se lei non ci credeva, alle battaglie della neve. Lo faceva solo per lui, che era più alto ma non più maturo, per farlo sentire più protetto, al sicuro, ignara del fatto che James si sentisse meglio soltanto vedendola. E fu un giorno in inverno del 1973 che lo chiamò per la prima volta 'Jamie'. La prima volta che lui la chiamò 'Holly' ad alta voce. Fu per quello che la neve cominciò a piacergli segretamente, perché gliela ricordava. Non lo disse mai a nessuno.

Perso nei suoi pensieri, il ragazzo non sia accorse che questa volta era osservato davvero. Si voltò e vide un raggio di sole.

'Jamie' disse Holland, sorridendo genuinamente. Il vento prese ad accarezzare i suoi capelli come a volerli pettinare. Li alzava al cielo che sembravano un tributo, un rito sacrificale. Lui rabbrividì per una frazione di secondo a quel pensiero, Ma se la sacrificano mi sacrifico pure io pensò, e gli sfuggì un sorriso. Uno di quelli un po' tirati, un po' tristi, ma pur sempre un sorriso.

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