89- La forza dei soldati innamorati

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P.O.V.
Megan

Sei anni prima

Non occorrono molte cose per essere felici, ma al momento vorrei solo che il futuro potesse non riservarci questa ennesima situazione.
Sia l'uno che l'altro hanno sguardi sicuri quanto distanti, contornati da un'alone nero sopraggiunto in un fastidioso motivo di decoro.
Sono testardi, non vogliono ascoltarmi, eppure io lotto in tutti i modi affinché la mia voce si senta, o quanto meno tutta la mia intenzione.

<Dovete smetterla di fare così, avete capito? Siete pieni di lividi, accidenti!>

Ian in particolare, dal momento che sfoggia un taglio al centro del labbro e un grosso livido sullo zigomo che sembra pronto per gonfiare, ma solo perché Caleb ha ricevuto la sfortuna di altri colpi indirizzati a costole, fianchi, e piccole parti di pelle nascoste al di sotto dei vestiti. Deve essere dolorante, ne sono certa, ma non prova minimamente a mostrarlo. Patetico testardo.

<Mi state ascoltando?>

Gli occhi di entrambi si spostano in direzioni diverse, ovunque tranne che su di me.
Pensano così di poter sfuggire alla tristezza che provo nel vederli, o alla rabbia che sento?

<Non dovete continuare a difendermi>, sussurro a quel punto, perdendomi con la mente in un immenso vuoto che ricorda le volgari parole dette, a mio indirizzo, dal rissoso ragazzo pieno di forza fisica, contro cui sono andati, e accompagnato da una scorta di altrettanti sedicenni a badargli le spalle.

Abbiamo solo quattordici anni, ma questa storia va avanti da tempo.

<Se le meritava>, risponde Caleb, fronteggiandomi per primo e sfidandomi con gli occhi.

<Sono d'accordo>, si aggiunge quindi Ian, lui però senza fissarmi.
Lo vedo passarsi l'indice sul labbro spaccato e rimanere a osservare il sangue caduto sull'epidermide.

Alle loro parole spalanco gli occhi, stanca.

<Eravamo lontano, potevamo semplicemente ignorarlo>

<Così avrebbe continuato a ripeterle, lui e quel gruppetto di idioti>, mi tiene testa Caleb, ma io sono convinta di aver ragione, per quanto una simile protezione non mi sia del tutto indifferente.

Detesto e adoro, allo stesso tempo, averli al mio fianco.
La temeraria, grintosa, ragazza, lato della mia personalità vorrebbe liberarsi di loro per dimostrare di essere in grado di farcela mentre l'altra, troppo piccola ancora, sente di non esserne in grado.
Di non poter sfuggire da sola alle maldicenze della vita, a stupidi commenti offensivi o azioni avventate.

Passeranno così, entrambi, tutta la vita a proteggermi?
Perché non sono in grado di riuscirci da sola?

Forse ... perché non ne ho mai avuta la possibilità.

<Dovete lasciarmi commettere degli errori. Permettermi di affrontare la vita a modo mio>

<Lo facciamo, Meg>, afferma Ian in un tono stanco, sollevando la testa per gettarla indietro.

<No invece!>

Non commentano altro, nessuno dei due.
Le mani di Caleb sono strette sulle braccia intrecciate, tirano la stoffa, senza forza però dal momento che le nocche non sono bianche.
Non si arrabbia, pensa soltanto. Spero che ci ragioni sopra, che capisca quello che veramente provo.

Ian invece non compie un simile sforzo. Si passa una mano tra i capelli, e con un piede scalcia un sassolino prima di pronunciare lento una specie di sentenza.

AliLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora