Stamattina arrivo al supermercato e trovo il solito ragazzo di colore che ormai conosco da tanti anni. E fin qui tutto normale.
Premetto che ognuno può pensare ciò che vuole, ovviamente.
Appena entro, una ragazza del negozio mi chiede se lui mi ha domandato di comprargli qualcosa da mangiare. Le rispondo educatamente “Sì, certo”.
Lei, con un’espressione tristissima, mi dice “Per favore, non dargli niente. Lui e il suo amico finora si sono portati via tre buste piene di spesa!”.
Io, ancora più educatamente, le rispondo che per me non è un problema, che lo conosco da anni e che non gli negherei mai da mangiare, anche perché non ha rubato nulla!
Lei se ne va dicendo “Fai come vuoi”.
Ecco, io sono una persona a cui è stato insegnato il rispetto. Per tutti. Anzi, forse soprattutto per chi non è fortunato quanto noi.
La storia parla di italiani emigrati ovunque, maltrattati e stipati addirittura in gabbie. È proprio vero che non si impara mai!
Non dico che non debba esserci un limite, anzi è fondamentale, ma è davvero così terribile che qualcuno ti chieda un pezzo di pane? È davvero così difficile mettersi nei panni degli altri?
In un periodo complicato come questo, riusciamo ancora a vedere così tanta distanza tra una persona e l’altra?
Dovrei sentirmi superiore solo perché ho avuto la possibilità di vivere dignitosamente?
O dovrei semplicemente ritenermi fortunata?
Potevo esserci io in quella situazione, svegliarmi la mattina con il pensiero che forse non avrei mangiato nulla, o che qualcuno mi avrebbe insultato, o peggio, solo perché volevo sopravvivere...