DASEOT | SPICCHIO CINQUE

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Urlavano e cantavano ubriachi alla soglia del ristorantino i vecchi del quartiere.

Canti e risate, cori litigiosi, gambe molli e pelose, solito battibeccare, rauchi richiami e infine grottesche pagliacciate.

Il ristorantino della signora Ito era in grosso subbuglio.

Ebbri della birra, i locatari di quei appartamenti, vomitavano imprecazioni come se da tifosi accaniti avessero visto la squadra nazionale di calcio perdere.
Voci roche e rabbiose, piene d'ira stordivano i pedoni di quei viali.

Alcuni dei giovani superavano di tono in modo plateale le grida dei vecchi; loro sgobbavano per lo Stato quasi come se fossero schiavi.
Erano schiavi pieni di risentimento nei confronti della loro vita da maniaci del lavoro.
Erano i cosiddetti workaholics.
Talvolta lavoravano più di ventiquattro ore senza un minuto di sonno ed erano stufi di vedere sempre quei pensionati lamentarsi di tutto.

Anche l'ubriacone del bodyguard si aggiunse a loro nel comportarsi in modo poco consono.

Ebbro della birra, si versò sui capelli un'altra intera lattina di essa.
Si scostò i capelli bagnati, un po' appiccicosi, e scrutò il corvino: dietro a lui le luci dei lampioni erano piccoli puntini gialli.

«Sei tu Kai? No... Kei. Ah, no... Kao? Sei tu quello lì, mh?» si rivolse a uno dei poveri passanti della zona.
Seduto sul proprio posto all'aperto era ostinato a fissare Taehyung.
Taehyung poi Shin-hye.
Shin-hye poi Taehyung.

Perché Shin-hye gli infliggeva simili tormenti spirituali?

«Ma che vuole questo?» sbottò il passante contrariato, guardando di sbieco il bodyguard.
E in seguito strinse la mano della fidanzata, in procinto di proteggerla da ubriaconi come lui.

«Ah, ehm, scusatelo. È stata una giornataccia. Scusateci ancora.» si mortificò il corvino alzandosi in modo repentino e inchinandosi.

«Kao?» domandò Shin-hye.
Quest'ultima era seduta accanto a Taehyung.

«Chi è Shin-hye? Chi... tu! Rispondimi. Il tuo fidanzato, eh? Vi frequentate, eh? Chi cazzo è, Shin-hye? Rispondimi.» la implorò.
Suoni rabbiosi gli tinsero il viso sopraffatto dall'uso arbitrario della birra.

«Oppa!» esclamò questa con la sua tipica voce da una solita a dare frustrate, anziché a riceverne.

«Te lo chiedo per favore. Chi è lui per te? Perché le persone devono venirmi a dire cosa fare? Perché devono venirmi a dire cose brutte su di te?» fischiettò fra i denti il bodyguard.

La sua voce si andava facendo sempre più scorbutica.

«Te l'ha detto Fumiko?» disse questa e soggiunse poi, «Rispondimi.»

«Ah, seriamente... sei serio? Ora vai a credere quello che la gente dice su di me? È così che fai? Credi a quello che ti dice quella stronza di Fumiko?»
In modo aspro la quattordicenne si atteggiò autoritaria a tal punto da permettersi di conferire alla ragazza l'aggettivo dispregiativo stronza.

Shin-hye pensava che anche se fosse brillo il fratello non si sarebbe dovuto permettere di gridarle in faccia o adoperare parolacce, soprattutto in pubblico e soprattutto davanti a simili spettatori marci fino al midollo.
E poi non capiva come il fratello prima di confrontarla potesse tempestarla di accuse di una che neppure potevano considerare amica.

UNDER YOUR BREATH, TAEGGUKLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora