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Artemis Cox, una ragazza di 17 anni richiusa nella sua cella che non aspetta altro che il suo compleanno per porre fine alle sue sofferenze, ma succederà qualcosa che non si sarebbe mai imm...
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Mi trovo in una stanza del tuttobianca, sembra la mia cella dell'arca, dietro di me sento un lamento e girandomi mi trovo faccia a faccia con il personaggio che predomina i miei peggiori incubi.
Mia madre è davanti a me, la pelle bianca come quella di un fantasma, scheletrica, con le guance scavate e gli occhi iniettati di sangue.
Mi guarda in silenzio per poi iniziare ad urlare fortissimo, tanto che devo strizzare gli occhi e coprirmi le orecchie con le mani arretrando.
-Apri gli occhi e guardami, mostro! Guarda cosa mi è successo per salvare un abominio come te! – mi parla con voce spettrale
-Sapevo di non doverti far nascere, ho sempre sperato non fossi anormale come i nostri antenati, ma purtroppo hai sviluppato le loro capacità, insignificante ragazzina! – continua
-E' TUTTA COLPA TUA !!- urla
-Non è vero, mamma ti prego- inizio a singhiozzare
-Anche tuo padre ti ripudia, scherzo della natura! – infierisce
Non ce la faccio più così stringo più forte le palpebre
-Non sei reale! –
Improvvisamente non sento più nulla e con riluttanza riapro gli occhi trovandomi davanti il precipizio da cui è caduta Charlotte, con lei davanti a me sporca di sangue e ferita.
Mi porto le mani davanti alla bocca per soffocare un grido di terrore e lacrime amare iniziano a colarmi dagli occhi.
-Perché non mi hai salvato Artemis? – chiede in un sussurro piangendo
Mi inginocchio davanti a lei
-Mi dispiace così tanto- dico prendendole il viso sporco tra le mani
-Perché mi hai lasciato morire? – continua a chiedere
-Io non volevo..... – piango
-Non mi hai salvato- le scende una lacrima sul viso
-Ti prego perdonami- mormoro debolmente
-E' tutta colpa tua- dice in un sussurro prima di fare un passo indietro e cadere nel vuoto
-CHARLOTTE!!!!- urlo
-CHARLOTTE!!!- urlo svegliandomi nel sudore e ritrasformarmi
Guardo attorno a me e riconosco la casa sull'albero; guardando fuori falla piccola finestra scorgo che è ancora notte, provo a rimettermi a dormire, peccato per uno stridio proveniente dal celo.
Esco fuori, riuscendo a vedere Finn e Clarke a una cinquantina di metri che guardano il cielo come sto facendo io; qualcosa sta cadendo dal cielo bruciando, assottigliai gli occhi per accorgermi che quella che stava cadendo fosse un'astronave