Phoenix si stropicciò gli occhi con il palmo della mano. Possibile che, per quanto ci provasse, non fosse capace di riuscirci? Con il passare dei giorni, e poi delle settimane, cominciava a pensare di essersi sbagliato. Forse era stata l'agitazione di quel momento a trarlo in inganno. Dopo quel confronto con Swan, nonostante tutto l'impegno possibile, non era più riuscito a provare nuovamente quella sensazione, quel calore che gli si era irradiato dentro, e quell'evidenza lo faceva sentire sollevato e abbattuto allo stesso tempo. Un conflitto di emozioni al quale Phoenix non era per nulla abituato.
"Non può essere, dannazione!", sbottò rivolto al vuoto della sua stanza.
Distese una volta ancora le braccia di fronte a sé, cercò di rilassare i muscoli come gli aveva insegnato Eagle e aprì le mani.
"Conflăgra!".
Attorno a lui non si mosse una foglia, dentro di lui non sentiva nulla. Sbuffò.
"Ok, Phoenix, coraggio... Confl...".
"Phoenix! Se non ti materializzi immediatamente fuori, giuro che ti lascio qui!".
La voce di Raven, dal fondo del corridoio, mandò definitivamente in frantumi la già scarsa concentrazione e l'ancor più esigua sicurezza di Phoenix.
"Aahhh!", ruggì per scacciare la frustrazione.
Rivolse idealmente il dorso della mano a Raven e sollevò l'indice e il medio a V, poi afferrò il primo giubbotto che trovò nel mucchio di vestiti che stava miracolosamente in equilibrio su una sedia e uscì sbattendo la porta.
Raven e Swan erano già alla rimessa delle auto. Lei sembrava particolarmente felice, quella sera, e ignorava beatamente il disappunto di lui, che continuava a smozzicare frasi sull'assoluta inutilità di indossare vestiti microscopici e trasparenti. Quando vide Phoenix che si avvicinava, quasi gli saltò al collo, come se il suo arrivo avesse ulteriormente acceso il suo entusiasmo. Se c'era qualcosa di Swan che Phoenix aveva iniziato ad amare era proprio quella gioia bambina che riusciva a dimostrare di fronte a ogni piccola novità che irrompeva nella monotonia della sua vita. Bastava una passeggiata o una festa o qualsiasi trascurabile evento per farla felice. Tutto ciò che per qualsiasi altra ragazza della sua età sarebbe stato normale, routinario e addirittura banale, Swan lo ammantava di fascino, quasi fosse una magnifica avventura.
Phoenix, al contrario, non riusciva affatto a sposare quell'emozione. Le serate che Swan organizzava con tanta cura con le sue due migliori amiche erano uno strazio per lui. Salvare Eagle dalle continue attenzioni di Diane e contemporaneamente sostenere una conversazione con Caroline era divertente per i primi dieci minuti. Trascorso quel tempo, diventava una specie di lavoro.
"Sto venendo solo per farti piacere, Swan, ma di' a Caroline che non si faccia illusioni", mise subito in chiaro, senza ricambiare la calorosa accoglienza di lei.
Swan sfoderò una smorfia di contrarietà e si tamburellò le labbra con la punta delle dita.
"Perché?".
Phoenix corrugò lievemente la fronte, alla ricerca della risposta più cortese da dare.
"Non fraintendermi: Caroline è deliziosa. È solo che io non sono su piazza".
Raven sbuffò una mezza risatina.
"Sei il solito irlandese mangiapatate", commentò acido. "Non apprezzi niente".
Phoenix gli restituì un'identica smorfia in cagnesco.
"Chiedo venia, Vostra Magnificenza, se non condividiamo la stessa passione per gli harem".
Lo sguardo di Raven si fece subito duro. Si mosse verso Phoenix con tutta l'aria di chi sta cercando una rissa. L'altro studiò con calma quell'atteggiamento provocatorio e sorrise a mezza bocca.
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Opera [The Great Work #1]
Fantasy✨ Wattys 2022 Winner - Categoria FANTASY ✨ 🔸🔸🔸🔸🔸🔸 La profezia è antica. Il mondo è in bilico. E loro sono l'unica speranza. Raven, Eagle e Swan vivono a Fulham Palace, in un'esistenza sospesa tra normalità apparente e un compito millenario: cu...
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