Capitolo 6.

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Chiusi la porta delicatamente, sapevo che c'era mia mamma e se dormiva non volevo disturbarla.

Controllai se era effettivamente così e la vidi distesa sul divano, dormiva.
La guardai teneramente per un po', poi presi una coperta e gliela misi addosso, cercando di coprirla bene. Le diedi un bacio sulla guancia e mi avviai verso camera mia.

Ogni passo che facevo il pavimento scricchiolava quindi decisi di togliermi le scarpe.
Il pavimento era freddo e continuava a scricchiolare, ma era meno rumoroso di prima.
Aprii la porta e entrai in camera mia, lasciai cadere la mia borsa a terra e mi accasciai contro la porta.

Una lacrima mi scivolò lungo la guancia e io scivolati con lei per terra. Ne scivolò un'altra e un'altra ancora. Una dopo l'altra, come in fila indiana mi inumidirono il viso.

Lo amavo.

"No Zoe, non lo ami. Ti ricordi cosa ti ha fatto l'amore? Si che te lo ricordi. Ti ha distrutto e adesso che ti sei rialzata ti vuoi lasciar ricadere?" pensai.

E invece ero ricaduta. E non potevo rialzarmi questa volta. Non avevo mai provato un sentimento così forte per nessuno, sentivo il bisogno di vederlo sempre. Ogni secondo ne avevo più bisogno. Volevo passare la mia vita con lui. Mi sentii stupida: lo conoscevo appena e volevo passarci la vita? Non credevo all'amore a prima vista, per niente, poi è arrivato lui.
Ci pensai un po' e arrivai alla conclusione che si, ero innamorata, ma non avevo il suo numero, niente. Quindi probabilmente non ci saremo visti e, come dice il detto: "occhio non vede, cuore non duole".

Stetti ancora un po' per terra, poi mi decisi ad alzarmi e a svestirmi. Mi struccai e mi risciacquai bene la faccia per sicurezza.

Strofinai bene sulla pelle e, tolto tutto il trucco, mi guardai allo specchio: quella li ero io. Ero me stessa poche volte, e quel momento era una di quelle, ero me stessa senza trucco, con un pigiama pieno di piccoli panda, con la faccia stanca e il mio metro e sessantacinque di altezza.

Ed ero me stessa distesa su quel prato, sotto un tappeto di stelle che non facevano che ricordarmi gli occhi della persona che mi stava accanto e mi parlava dolcemente. Chiusi gli occhi e cercai di rivivere quel momento, risentii la sua voce e per qualche secondo dimenticai tutti i miei problemi, la tristezza, mi sentii tra le nuvole. Ancora con il cotone imbrattato di trucco misto a detergente in mano, mi appoggiai al bordo del lavandino, era freddo come il ghiaccio ma non me ne importava niente, sentivo il bisogno di scappare via da li e cadere tra le braccia di quel ragazzo, ma non potevo.

Improvvisamente mi ricordai che l'unico posto dove avrei potuto incontrarlo era la scuola, ed erano appena iniziate le vacanze estive. Il giorno dopo sarei andata al mare, in Grecia e non avrei avuto la possibilità neanche di cercarlo su Facebook l'irlandese.

Mi avviai stanca e con la consapevolezza che non sarei riuscita a dormire per tutta l'estate. Mi segnai mentalmente di pensare di meno, mi avrebbe fatto sprecare troppi soldi in correttore per le occhiaie.

Take me away with you [and never return back]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora