-Ooi, staccamela.-
Grugnì smuovendo veementemente la gamba sinistra nel vano tentativo di divincolarmi da quell'esserino dalla chioma folta chioma c/c.
-Dai Fratellone! È così carina.-
Rimproverò la rossa, gonfiando le guance indispettita.
Sospirai esausto, ogni dì, per quanto non avessimo una reale concezione temporale, era la stessa tiritera.
L'impubere sorellina del biondo aveva instaurato un innato attaccamento nei miei confronti, o meglio, verso la mia gamba sinistra.
Malgrado il fastidio che mi creasse questo accumulo di muco infantile, vi era anche un problema di base, nonché la mia diversamente altezza che mi portava ad essere più destabilizzato dalla situazione.
In quanto la fatica nel camminare era maggiorata nel portare tale peso costantemente.
"Non ero basso e ovviamente non avevo alcuna fatica nel camminare, che sia chiaro, ero solo più propenso, grazie a quelle mie speciali prestanze fisiche, ai dettagli che caratterizzavano il fondo del mondo."
Tutto qua.
Schioccai la lingua al palato indispettito da tale presunzione da parte dei due.
-Ho detto: Leval-
Mi bloccai dal proferir altro ancora quando incontrai involontariamente due occhi enormi, malinconici, dal color c/o, scrutarmi lucidi dal basso.
Quasi avessero potuto parlarmi, potei sotto intendere quanto questo mio modo di approcciarmi potesse ferirli.
Ammutolì, allontanandomi dai due sdegnato e appena girato l'angolo sottostante alla stradina in cui mi trovassi, mi abbassai per prendere la piccola peste tra le mie braccia.
Dopo qualche secondo di curiosità, si lasciò lentamente cullare sul mio petto.
Tsk, io un figlio non lo voglio.
Rimuginai nella mia mente, come se ciò avesse potuto apparare quella sfumatura di tenerezza che stavo esercitando in tal frangente.
In me, ero conscio che quel mio modo di essere fosse distruttivo e dissimulatore.
Ma questo non implicava che fosse l'unico modo che conoscessi per rapportarmi con quel che fosse oltre me.
-Non posso prometterti affetto, quindi non credere che questo sarà parte di una prossima routine. Sebbene io ti chieda perdono, poiché nessuno m'ha mai amato per così tanto tempo, perché abbia potuto imparare come si fa. Nonostante ciò, ti darò tutto quel che meglio so fare. Combattere.
Piccola T/n, irrefutabile sarà la forza che porterò con me, se mai avrai bisogno ch'io ti difenda.
Tu però divieni forte.
Ma anche nella misura in cui sarai capace di difenderti da sola, io persevererò nel garantirti protezione.-
Dichiarai alla fanciulla dormiente.
Forse più a me medesimo che ad ella.
Mai avrebbe potuto capire l'essenza delle mie parole e, paradossalmente, neanche io del perché le avessi pronunciate. Eppure credevo realmente in quel che stessi dichiarando.
Un velo rosa colorò le mie gote, chiudendomi dietro un sipario per nascondermi dall'imbarazzo crescente.
Perché pareva così nauseante esternarsi?
Non sarei mai riuscito a capirlo, o forse, avevo il recondito bisogno di qualcuno che non deridesse tali insite sfaccettature di me.
Chissà se quella creatura avrebbe riso di me se fosse stata desta e caparbia da comprendere le mie parole.
Infondo, una bambina di quell'età, cosa mai avrebbe potuto capirne di quel che ero?
10 mesi dopo
-Stai bofonchiando parole stupide e prive di un fottuto senso logico! Cosa cazzo stai dicendo? Maledizione-
-Levi, in primis, dovrei pensare io a tali valutazioni, in quanto suo fratello. Credi che sia facile?! Mh? Lasciarla qui. Nelle fottute merdate di questo strascico di città pattumiera?
Ma portarla insieme! Sarebbe morte certa per lei! Insomma, qui c'è la signor-
-CREDI CHE QUELLA FOTTUTA VECCHIA ZOPPA POSSA ACCUDIRLA?-
-E TU CHE IL MONDO DI SOPRA NON LA DEVASTI?!
...
Levi, ascoltami. Qui ha più possibilità di vita. Almeno per il momento. Da qui a qualche mese torneremo a riprendercela.
Oltre alla vecchia Baba, qui ci sono i nostri uomini a difesa della casa.
Ma ti prego..-
Un crescente pianto spezzò il silenzio dell'abitazione, costituita unicamente dal biondo e me in quel frangente poiché Isabel e la mocciosa erano alle prese con una passeggiata.
-T-ti prego.. non rendere le cose più difficili.. di quello che siano!-
Furlan cadde rovinosamente sulle sue gambe in ginocchio in un pianto spontaneo ed incontrollato.
In un palpito mi ritrovai di fronte ad una realtà a specchio, che rifletteva un mostro senza scrupoli che inveiva incoercibile sulla preda prostrata al suo destino.
Mi guardai le mani e soffocai le violenti lacrime che scalpitavano per uscire, dirigendomi verso la presenza di Furlan.
Mi inchinai al suo cospetto, spostandogli i palmi dagli occhi, scoprendone il colore fulgente, d'un azzurro che sembrava ricreare l'immagine d'un cielo che mai avevo visto.
-Alzati. Torneremo da lei.-
...
(1 capitolo)
Vidi tornare il biondo saltellando nel vano tentativo di tirar su la sua bottega aperta all'altezza del cavallo.
Aveva appena salutato la piccola T/n, promettendole che sarebbe tornato a riprendersela. Come d'accordi.
-Tsk, è proprio da Furlan.-
Bofonchiai, frattanto che lo guardavo mostrarsi nella sua goffaggine che tanto lo contraddiceva.
...
Il corpo del biondo privo di vita mi capitolò davanti.
Incollerito e sconcertato, non ebbi la forza di concepire quanto mi stesse accadendo.
Un'insana forza ed indifferenza nei confronti della vita incalzò vertiginosamente in me, cucendomi l'anima per quei secondi di puro sgomento e dolore.
Sentì le lame divenire parte di me, ed il sangue pompare al cuore raggiungendo velocità inverosimili.
La testa era sconnessa dal corpo.
L'anima era stata adornata da un pittore senza mani, era vuota di verde e il fuoco stava mangiando vivo la tela.
La mia storia giungeva al termine, poiché niente più avrebbe potuto caratterizzarla all'infuori di loro.
Un urlo di dolore lacerò l'aria, spezzandola in due come l'ero anch'io.
Il tempo si ammanettò alle catene del mio dolore, fermandosi tra le sbarre del vento e nebbia presenti.
Il sangue di quel gigante era l'unico barlume di colore che disegnava quello scenario raccapricciante con qualcosa di vivo.
Ed io, sembravo più morto di esso.
La creatura cadde celermente al suolo, rimbombando tra le mie grida e soffocandole dall'impetuosità dell'impatto.
I secondi ripresero a correre.
Ma io ero lì, desto.
Un muro di pietra che sarebbe potuto crollare d'un tratto all'altro.
Immobile. Frattanto che il resto della legione mi trovasse e vedesse lì inerme, le lame macchiate con il sangue di qualcosa che mi aveva strappato quel che più di importante avessi.
Isabel e Furlan non sarebbero più tornati ed io con loro.
Ed in quel momento obliai tutto quel che mi riportasse a loro.
Lo shock mi aveva mangiato vivo, portandomi a dimenticare e chiudere in un angolo nascosto della mia memoria, anche la piccola sorellina di Furlan.
Est modus in rebus, sunt certi denique fines | quos ultra citraque nequit consistere rectum.
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Furlan's sister -LevixReader IN REVISIONE -
Fiksi PenggemarLa sorellina di Furlan è cresciuta nei meandri della città sotterranea. Tra una speranza ed un sogno di troppo, crede ancora che possa esserci un futuro per le genti dimenticate come loro, nonché per lei, il suo migliore amico Kovu ed il ragazzino c...
