2 Nora

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Circa tre mesi prima

Avevo le unghie conficcate nella stoffa del divano, un gorgoglio di rabbia mi sfiorò la gola, stringevo così forte che ci sarebbe rimasto il segno per un bel pò di tempo.

Eccolo lì, davanti ai miei occhi il nuovo campione del mondo. Strinsi con così tanta forza che mi feci male, il cuore batteva fortissimo così come la vena vicino alla tempia. Eccolo che scende dalla macchina, imbattuto per quasi tutto il campionato, vinto con tantissimo distacco dal suo avversario e soprattutto dal suo compagno di squadra. Alza le mani al cielo e si bacia l'indice salta giù dalla monoposto con un salto atletico, si lancia nella folla di meccanici e altri membri del team.

Santiago Torres,

il nuovo campione del mondo.

Lo odiavo così tanto che non sarei riuscita a spiegarlo a parole, era un odio che germogliava dentro di me giorno dopo giorno si era accumulato in tutti questi anni ed adesso era tempo di tirarlo fuori tutto. Avevo seguito tutte le gare, e quando dicevo tutte intendo tutte anche quelle nella notte e quelle all'alba. Avevo seguito Santiago e gli altri per tutto il campionato, dopo due anni di secondi posti quest'anno si era conquistato non solo la vittoria ma anche il pubblico, i tifosi la fiducia del suo popolo e della scuderia.

Per lui amore e gratitudine.

Per me odio e rancore.

Il casco giallo e rosso a rappresentare i suoi colori, la tuta stroppiaccita le grida della folla, si era appena liberato dai vari abbracci, compagni, parenti.

Si girò verso la telecamera, sapeva di essere in diretta, sapeva che tutto il mondo lo avrebbe visto, sapeva che cosa stava facendo. Fiero e spietato simulò una specie di esultanza che avevo visto fare spesso in tv da un famosissimo calciatore portoghese. Tutte le telecamere puntate su di lui, l'abbraccio commovente con il compagno si squadra Noha Leblanc, meritato terzo posto per lui quest'anno. Una fugace ripresa anche al secondo qualificato aveva già tolto il casco, i capelli biondi e scompigliati erano attaccati alla fronte, rifilò un sorriso tirato e lanciò un'occhiataccia a Santiago, suo eterno rivale. Erano due anni che era imbattuto, quest'anno non c'era stato verso era stato battuto.

Di nuovo tutte le telecamere sul neo campione del mondo. Si sfilò il casco e balaclava, i capelli scurissimi fluttuavano nell'aria. Rimasi ferma dove ero misi da parte solo per qualche istante la rabbia, gli occhi: l'oceano la notte, le tempeste notturne, la violenza del mare, l'oscurità della notte, il cielo buio. Le labbra, lui, la mia rovina, la mia condanna. Nonostante il sudore, la pressione, la fatica, era bello da togliere il fiato. Lo avrebbero rimpinzato di interviste di lì a breve, sapevo che lo avrebbero proiettato sui grandi schermi per ore e forse giorni, tuttavia mi concessi di rimanere davanti lo schermo per qualche altro istante. La mia condanna era e sarebbe stata per sempre lui.

Spensi la televisione, non mi sarei torturata vedendo anche la premiazione. Rilassai le mani che nel frattempo erano diventate un fascio di nervi, io ero un fascio di nervi, il pranzo mi sciabrodò nello stomaco e repressi a stento un conato di vomito, erano giorni che ero nervosa e tesa. Pensavo a lui anche se non volevo, un chiodo fisso per così tanti anni, tutti questi anni. Me L'avrebbe pagata, lo avevo giurato a me stessa e non solo.

Uscì sul piccolo balcone di casa mia, l'aria fredda di inizio novembre mi pizzicò la faccia, avevo una felpa leggera e dei leggins, forse una sciarpa mi avrebbe fatto comodo, ma io per sentirmi viva avevo bisogno di provare un minimo di dolore. Osservai il mio cruciverba incompleto sul tavolo della veranda, il cielo nebbioso e carico di nuvole in un tardo pomeriggio di metà novembre mi provocò un sussulto, io completavo sempre i cruciverba, se non finivo quello che avevo iniziato era perchè ero talmente nervosa che nemmeno i migliori rompicapo erano in grado di distrarmi. Osservai la natura che contornava casa mia, il verde degli alberi mi metteva un strana tranquillità, era come tornare alle origini. Alcuni flash del passato si ripresentanorono, la terra, la polvere, il vento nei cipressi. Fu proprio la voce di mia madre a non farmi addentrare in nodi che non avevo ancora sciolto.

Antipodi- DevozioneWhere stories live. Discover now