Tutto nasce come un normale venerdì sull'autobus che ha il compito di riportarmi a casa dopo una giornata universitaria: ragazzini liceali che schiamazzano all'uscita da scuola, vecchietti che sbuffano senza apparentemente motivo, oggetti non identificati che si cimentano in corse estreme contro i propri limiti per evitare che il mezzo scappi via senza di loro, tutto nella norma insomma. Ma che succede quando alcune delle grandi menti del capoluogo siculo entrano a contatto tra loro in uno spazio ristretto? Tutto avviene come in un flash e, senza capire il motivo della contesa, mi ritrovo in mezzo a due gruppi intenti ad un diverbio verbale: offese sulla stazza fisica e sulla qualità estetica dei personaggi, allusioni ad escrementi di animali, parole dette in una lingua così strana da risultarmi incomprensibili. Erano circa in sette e nessuno di essi sembrava aver mai letto un libro in vita propria anzi, molti di loro sembravano non avere la più pallida idea di come se ne aprisse uno. Il dialogo avviene anche quando uno dei due gruppi scende e, nonostante le portiere chiuse a separarli, le offese continuano finché l'autobus non diventa troppo lontano. E come in un'opera metateatrale, quando sull'autobus si instaura nuovamente un clima pacifico, uno dei membri di quel gabinetto culturale improvvisato esclama "che generazione spaiddata!"
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