Preludio

26 0 0
                                    

L'anno in cui iniziò tutto

«Tutto è iniziato nel 2013, all'inizio del mio primo anno di liceo»

Prima che la mia vita cambiasse (in peggio) non era comunque questa grande bellezza. Anzi, forse era perché non le davo peso. Fino ai miei quattordici anni, ero sempre vissuta nell'ombra, nascondendomi persino da me stessa. Non avevo mai avuto amiche che si potessero definire tali, avevo delle amiche, ma non queste grandi amicizie che poi ti durano tutta la vita.
Infatti chi le vede più, ora?
La mia vita cambiò il giorno in cui misi piede nel cortile del mio nuovo liceo, il liceo linguistico M.P
L'M.P era stato per me una seconda casa, ed entrarci come studente era piuttosto strano. Vi chiederete come mai...
Beh, all'ingresso c'era un melograno che era stato piantato il giorno della mia nascita, giusto per farvi un esempio. E la bidella come mi vide disse: «OH MIO DIO VÍ, COME SEI CRESCIUTA, RICORDO QUANDO TI TENEVO IN BRACCIO»
Vi chiederete perché.
Beh mia nonna è la ex preside dell'M.P.
Diciamo che è ricordata come "la migliore preside nella storia della scuola"
Mai un'occupazione, mai uno sciopero durante la sua dittatur...
Ehm dirigenza
Aveva portato la scuola ad essere il primo linguistico in città e tra i migliori del paese Ma l'M.P era anche un tripudio di indirizzi Tecnico, linguistico, relazioni internazionali, economico...
Per cui vi era una variegata fauna.
Il mio primo giorno non ebbi tempo di osservare nulla.
Mia madre mi depositò nel cortile affollato, dicendo "Mi raccomando amore, fai come Bella Swan" Ah. Grazie mamma. Forse alludeva al trovare l'uomo della mia vita, come Robert Pattinson, ma io interpretai quel consiglio materno in maniera errata, dato che inciampai minimo otto volte. E continuo ad inciampare come Bella Swan tutt'oggi.
Insomma, ero una piccola quattordicenne acqua e sapone, i capelli castani sciolti sulle spalle, gli occhi che facevano invidia a bambi, stretta nella giacca di jeans, che teneva le cinghie della cartella.
Una bidella isterica, che avrei imparato a conoscere per mia sfortuna, iniziò a fare l'elenco delle classi.
Io mi trovai in prima M.
Come avrei scoperto in seguito, M ovviamente stava per manicomio. Mi avviai in classe, all'ultimo piano, e naturalmente gli ascensori non erano per noi. Comunque, fu in quella classe che conobbi quello che sarebbe stato l'amore della mia vita...
Il mio professore.
È un uomo sulla sessantina, i capelli brizzolati, gli occhi celesti, che sembrano due pezzi di cielo che ti leggono dentro. Ci fece un rapido discorso di presentazione ("salve e benvenuti all'inferno, io sono il vostro incubo").
E ci spiegò bene o male in che guaio ci eravamo messi, scegliendo quel ramo di linguistico. Eravamo in una sezione prevalentemente francese, quindi avremmo affrontato non una, bensì DUE maturità, una italiana e una francese. Ad ogni modo, la giornata corse tranquilla, così come anche le altre giornate, e passo la prima settimana e tutti i suoi test. Effettivamente non ricordo granché del primo anno, ricordo che capii che odiavo profondamente la mia professoressa di francese, che amavo il mio professore di italiano, che matematica era severa, e inglese amava parlare di suoi figlio. Conobbi le mie compagne di banco e sfortunatamente non fu un'esperienza piacevole. Non sono mai stata una persona socievole. Sono quel tipo di ragazza che cerca un particolare tipo di amicizia, ma non ha nemmeno la forza di provare a cercare, perché le persone l'hanno delusa. Non tentavo nessuna interazione con quelle ragazze, ma loro la cercava con me.
Volevano che passassi loro i compiti, a volte mi prendevano in giro e la mia compagna di banco adorava spingermi con la testa dentro in legno, se mi estraevo. Cosa che facevo spesso. Ad ogni modo, il primo anno fu importante, perché il primo anno iniziò tutto. Iniziò quasi come un gioco, tra marzo e febbraio.
Iniziò perché non mi rendevo conto di cosa stavo facendo. Sapevo solo che non mi piacevano le mie gambe. Non mi erano mai piaciute, ma ultimamente viste tutte le compagne molto belle e magre che avevo, la situazione era inaccettabile per me.
Mi accorsi che mangiavo.
Tanto.
Sono sempre stata molto golosa, e iniziai ad accorgermi che durante il pomeriggio capitava spesso che mi accoccolassi sul divano a vedere la TV con una scatola di gelato alla vaniglia e cioccolato, che mangiavo armata di cucchiaio, direttamente dalla vaschetta. O che quando mamma faceva i biscotti, io ne mangiavo sempre tantissimi. Non ero mai stata a dieta e ben presto mi accorsi che avevo poco autocontrollo. Quindi non smisi di mangiare. Semplicemente decisi di non digerire quel cibo. Non esiste un modo delicato per spiegarlo, non c'è un modo delicato, e non l'ho mai cercato. Esiste una parola che ti colpisce forte, che vedi come un marchio standard della società ormai. Ma io non la conoscevo, non ne avevo mai sentito parlare, non ero mai andata su siti dove se ne parla, tipo Tumblr. Vivevo fuori dalla malattia, vivevo in un mondo felice prima che iniziasse a turbare i miei sogni. Il nome del demone che decisi di portarmi dietro è Bulimia. Dal greco, fame da Bue. Così iniziò tutto, così iniziò quel processo senza il quale non so dove sarei adesso. Non so se sarei una persona migliore o peggiore, non so se riuscirei a vedere il mio corpo nel modo in cui lo vedo ora, ma questa sono io, questa è la mia storia e la bulimia ne fa parte, con ogni suo risvolto disgustoso o ributtante. Non sono qui per essere giudicata, sono qui per far capire alle persone cos'è sbagliato e cos'è giusto. E quello che facevo io era sbagliato.

Durante quel periodo incontrai molte persone, che mi cambiarono la vita, alcune mi salvarono.

Un giorno incontrai un ragazzo online, su Efp.

Mi fidanzai con lui a giugno, il 18, a distanza: era della periferia di Napoli.

Ho amato quel ragazzo come mai ho amato qualcuno.

Per lui smisi di vomitare, ma avevo le farfalle nello stomaco, iniziai a mangiare poco, arrivai a pesare 50 kg.

E stavo bene...

Ero felice.

Ci vedemmo un mese dopo, il 18, il mio onomastico.

(18 luglio 2013, incontro lui. 18 luglio 2016 Beyoncé)

Passai un estate a scrivermi con lui, lo amavo veramente.

Ma è finita che non è finita.

Più ero depressa, più scrivevo cose depresse, ero suscettibile e un giorno semplicemente non ci scrivemmo più.
Era il secondo anno.
Ogni tanto però ci ricontattiamo.

...

Iniziò settembre, secondo anno al "Manicomio Pagano", arrivò in classe mia una ragazza anoressica...

Nota d'autore:

Tu che stai leggendo.

Ne uscirai.

Non c'è bisogno che ti dica da cosa.🌸

One Reason to StayDove le storie prendono vita. Scoprilo ora