Prologo - Solita Routine

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Beh, che dire...
solita ora, solito luogo, solita routine.
Drin drin, ore sette, la sveglia suona.
Voglia di alzarmi? Pari a zero.
"Ancora cinque minuti.", spengo la sveglia e richiudo gli occhi. Forse non sono solo cinque minuti.
"Benedetta, svegliati!" Urla mia madre correndo verso camera mia.
Ore 7.40, e stranamente, io in ritardo.
Balzo giù dal letto e da uno stato di coma, passo all'essere estremamente iperattiva. Tra Bagno, faccia, denti, vestiti, profumo e make up, esco di casa in 10 minuti.
Tiro fuori dalla tasca del mio giubbotto un pacchetto di camel blu, ne accendo una, e, a passo svelto, cammino verso scuola, cercando di non arrivare in ritardo anche sta mattina.
Con un piccolo scatto finale entro nell'aula 133 pochi secondi prima del suono della campana, tirando un sospiro di sollievo.
Indovinate cos'ha la 4^A alla prima ora del giovedì mattina? Matematica. Quell'odiosissima e noiosissima lezione di matematica.
Mi siedo al mio banco, che, fortunatamente, si trova nell'angolo più strategico della classe, prendo le mie cuffiette, le collego al mio telefono, metto la riproduzione casuale e poggio la testa sul banco, chiudo gli occhi e.. e si, mi addormento. Come sempre.
"Vincenzini! Vincenzini! Non ci credo che stia ancora dormendo!" Dice; l'ultima frase è rivolta alla classe. Eh si, con la sfiga che ho, i professori beccano sempre me, Benedetta Vincenzini, dormire durante la lezione. Per questo, l'anno scorso ho avuto solo 7 in condotta.
"Vincenzini è la terza volta che ti sorprendo a dormire in soli 2 giorni! Dovrei spedirti dal preside, ma oggi mi sento buona e non lo farò.
Tra l'altro dovrei interrogare, ma dato che nessuno si è offerto chiamo io"
Scorre il dito dall'alto al basso dell'elenco, ed io incrocio le dita e prego sperando che quel maledetto dito non si fermi sul mio cognome.
Ma Dio non ha voluto ascoltare le mie preghiere: "Vincenzini, alla lavagna."
Squadro quella stronza della prof Calmagni e a passo di formica mi avvicino alla lavagna. E figurati se ho aperto libro.
Facendo scena muta, mi becco il solito due, tanto so già che mi rimanderanno, come tutti gli anni scorsi, ma fortunatamente, ho sempre passato l'esame di recupero.
La lezione finisce, ma non la giornata, che sembra non finire mai.

Drin drin, un suono della campana di fine scuola alle 12.45 è il suono più bello che abbia mai sentito.
Svelta prendo la giacca e lo zaino e corro giù dalle scale, esco da scuola camminando a passo svelto, e, come sempre, prendo la solita sigaretta dalla tasca del mio giubbotto nero.
Sono stanchissima oggi, non vedo l'ora di tornare a casa, mangiare e farmi una pennichella molto, ma molto lunga.
Mentre cammino, vedo, con la coda dell'occhio, alla fermata dell'autobus, il solito ragazzo, di cui sono in fissa dalla prima superiore.
Solito gioco di sguardi tra me e lui, mai una parola, una sillaba o una lettera, solo sguardi. Ma, devo dire, che non mi dispiace questa cosa degli sguardi. Non so come si chiami, ne la sua età, so solo che è stato bocciato un po' di volte, le voci girano, nei licei.
Una volta, durante un intervallo, l'anno scorso, mi ricordo di essere andata a chiedergli una sigaretta, dato che avevo dimenticato il pacchetto a casa, ed è li che sono cominciate le frecciatine, gli occhiolini e beh.. i soliti sguardi. Quei fantastici sguardi.
Torno alla realtà quando vedo il suo autobus passare e lui salirci sopra, io riprendo la mia strada e continuo a camminare verso casa, finisco la mia sigaretta e prendo le mie cuffie nello zaino, le attacco al telefono e metto la solita riproduzione casuale.
Parte "Back to sleep", di Chris Brown, una canzone di cui sono innamorata, e mi perdo tra le note e il sound di questa meraviglia.
Percorro gli ultimi metri fino ad arrivare al cancello di casa, lo apro e prendo l'ascensore, ottavo piano, apro la porta, tolgo la giacca e poso le scarpe nello stanzino delle scope, mi butto sul letto e.. indovinate? Mi addormento, stranamente.

"Benedetta! Che ci fai sul letto?! Alzati, ora, adesso, subito!" Urla mia madre appena toccato suolo di casa, tornata dal lavoro.
Alzo gli occhi verso l'orologio e li sbarro: sono le 7 di sera, questo vuol dire che ho dormito tutto il pomeriggio, ed io dovevo fare una ricerca di 700 parole sulla fotosintesi clorofilliana e studiare 5 capitoli di storia. Sono nei cazzi. Nei grandi cazzi.
Mi alzo e corro in bagno, tutte queste ore di sonno mi hanno riempito un po' la vescica, ed ora devo correre.
Quando torno in camera, apro il mio amatissimo cellulare, un IPhone 8, il mio amore più grande, la cosa a cui tengo di più al mondo, nessuno me lo ha mai toccato e nessuno mai me lo toccherà.
Scorro la barra delle notifiche e trovo un messaggio della mia amica Marta: "Bene, stasera hai da fare?"
Il fatto è che dovrei studiare, ma.. ormai sono spacciata lo stesso.
"No, usciamo?"
"Te lo stavo per chiedere."
"Okay, ore 9 solito angolo. A dopo Marta."
"Apposto, a dopo Bene."

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