Capitolo 1 - Proprio lui

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In lontananza vedo Marta, al solito nostro angolo.
Sono in ritardo di 10 minuti, spero che non se ne sia accorta, mi ammazzerebbe.
"Alla buon ora", dice, mentre faccio gli ultimi passi per arrivare da lei.
Mi metto la mano sulla fronte e scuoto la testa "scusa Marta, non mi sono resa conto dell'orario."
Mi saluta col solito abbraccio e mi chiede "allora? Dove andiamo?"
"Pensavo di andarci a fare una birra al solito bar, che dici?"
"Benissimo."
Ci incamminiamo verso il nostro bar di fiducia mentre lei mi racconta di come stanno andando le cose col suo ragazzo: a quanto ho capito, la situazione non é un granchè. Mi aveva accennato qualche giorno fa che lui aveva la testa da tutta un'altra parte, non pensava più a lei, non le rispondeva più ai messaggi e ribatteva sempre male. Secondo lei, ha qualcun'altra. Non so chi sia questo ragazzo, so solo che si chiama Luca ed ha 19 anni, 2 anni in più di me e Marta, però non l'ho mai visto, nonostante loro stiano insieme da più di 8 mesi.
"Non so più cosa pensare", dice lei, con tono lieve e gli occhi lucidi.
Arriviamo al bar e ci sediamo al nostro tavolino, quello davanti alla porta d'ingresso del locale.
Tony, il barista, ci viene incontro.
"Ragazze! Come state? È tre giorni che non mi venite a trovare!"
Ormai io, Marta e Tony siamo entrati in sintonia, poiché noi due ragazze  passiamo i nostri pomeriggi in quel piccolo bar sempre vuoto.
"Cosa prendete?" Continua.
"Due birre grandi per favore"
"Subito signorine."

"Non ci capisco più niente, ne di Luca ne della mia vita." Continua lei, mentre Tony poggia le birre sul tavolo.
"Prova a parlarci, spiegagli questa cosa, e se non capisce, passa alle maniere forti."
"Ovvero?"
"Schiaffi, pugni, calci nelle palle. Insomma, fai come quando sei ciclata ."
Marta scoppia in una rumorosa risata e prende in mano il boccale di birra.
"Tra l'altro non te l'ho ancora presentato" Continua, "devi assolutamente conoscerlo."
Sorrido e dico "certo, sarebbe un piacere."
Ci metto un po' per finire la mia birra, il mio stomaco era un po' pieno e tra l'altro, mi sono fermata per accendermi una sigaretta.
"Dovresti smettere." Dice Marta, "Quelle cose ti rovineranno."
"Tu fatti i cazzi tuoi" ribatto, con strafottenza.
Marta mi guarda con uno sguardo fulminante, io alzo gli occhi al cielo "va bene, cercherò di smettere."
Fa un sorrisino, uno di quelli fastidiosi, come per dire «ho vinto io.».

Drin drin. Ore 7.00. Solita sveglia, solito ritardo.
O forse sta volta no.
Stranamente mi alzo, sempre con fare da zombie eh, però mi alzo.
Solito caffè prima di cominciare un'altra intensa giornata tra libri, interrogazioni, verifiche e.. lui. Sempre lui.
Esco di casa che sono le 7.45, oggi sono particolarmente in orario, incredibile!
Accendo la solita sigaretta quando esco dal cancello e con sempre la solita riproduzione casuale mi avvio verso scuola.
Arrivo prima di tutti gli altri i miei compagni, così con tranquillità, mi siedo, tolgo la giacca, prendo il libro, Poggio la testa sul banco e... indovinate? Dormo. Ma sta volta nessuno mi dice niente. A svegliarmi è il suono della campana delle 10.30 che segna l'intervallo.
"Benedetta, vieni con noi in cortile?"
Annuisco lentamente mentre mi stiracchio e, piano piano, mi alzo dalla sedia.

Accendo la mia sigaretta nel solito posto in cui fumo con i miei compagni all'intervallo, dietro all'albero, vicino al cancello nero che divide la scuola dalla strada.
Io e Camilla, la ragazza della classe con cui sono più legata, nonché la mia compagna di banco dalla prima superiore, iniziamo a fare battute su tutte le tipe e tutti i tipi intorno a noi.
"Ei scusa" sento da dietro di me qualcuno che mi tocca la spalla.
Mi giro e lo vedo. Lo vedo, è lui. Proprio lui. Quel lui.
"Avresti una sigaretta?"
"S.. s.. si, t.. t.. tieni." Balbetto.
Ride.
Che figura di merda.
Mi ringrazia prima di tornare in gruppo con i suoi amici.
Appena arriva lì si rigira.
ricominciano gli sguardi, i sorrisi, i ghigni.
Driiin, la campanella segna la fine dell'intervallo e sbuffando rientro in classe.

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