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Come ogni domenica mattina mi svegliai con un dopo sbronza micidiale. Mi trascinai fuori dal letto e presi da sopra il comodino un'aspirina, e andai il bagno per prendere un bicchiere e diluirla con dell'acqua. Questi erano i lati negativi di vivere in un appartamento del campus. Ogni weekend ci si ubriaca, si scopa con qualche ragazza e la mattina ci si sveglia in pessime condizioni. Dopo aver appurato il mio tragico aspetto, tornai nella mia camera, misi il primo jeans che trovai da quelle parti, mi diedi una sistemata ai capelli con una semplice passata di mano e mi trascinai di malavoglia in salotto. Entrai in cucina, dove trovai Drew, il mio coinquilino. A quest'ora sarebbe dovuto essere a correre, da buon sportivo qual era. "Buongiorno, che ci fai qui?". Ormai ci conoscevamo da una vita, lui sapeva tutto di me ed io tutto di lui. Dopo il liceo decidemmo di trasferirci insieme al college, scegliendo corsi diversi, lui architettura ed io sociologia. Non potete immaginare quante volte rimpiansi la mia scelta. Aprii il frigo e presi il cartone del latte per berne un sorso. Lui mi guardò, come se avesse visto un ufo. "Amico, ci bevo anch'io da qual cartone" disse ridacchiando. Ne bevvi un altro sorso e lo rimisi al suo posto. "Drew, hai controllato l'orario di partenza?" Lui annui "domani alle otto." Un'altra mattinata da sveglia all'alba. Sbuffai, e mi diressi di nuovo nella mia camera. Non arrivai neanche al primo gradino che mi avrebbe portato al primo piano che sentii la voce del mio amico "Cam, la tua Barbie ha dimenticato le mutande sul divano, falle sparire" Ridacchiai. "Amico, non so neanche dove trovarla questa povera donna." Faci i gradini a due a due ed arrivai nella mia camera. Era un vero macello. C'erano jeans e magliette in ogni angolo. Un pacco di preservativi sul comò e qua e la delle bottigliette d'acqua. Quando mi mancava la vita con Yolanda. La mia adorata domestica. Praticamente la donna che mi aveva cresciuto. L'unica che poteva definirsi mamma. Nella mia vita vidi passare così tante donne che persi in numero. Mia mamma, mi lasciò quando avevo dieci anni. Un giorno tornato da scuola chiesi a mio padre dov'era e lui rispose che se n'era andata. Non mi risparmiò la sofferenza quell'uomo. Mi disse proprio che essersene andata non significava morta, bensì che aveva preso una delle sue costose valigie e se n'era andata con qualche poveraccio. Perché per mio padre, tutti poveracci sono. Questa comunque per lui fu una liberazione perché magicamente ogni mia baby sitter diventava la sua nuova compagna e neanche il tempo di abituarmi a quella figura femminile in famiglia che prendeva la sua borsa e non tornava più. Mia madre non si fece più sentire. Di lei ho un ricordo vago affidandomi alla mia memoria, ma conservo nel portafoglio una foto che alle elementari la maestra ci chiese per creare un lavoretto sulla mamma. Quando trovai questo vecchio quaderno, presi subito la foto e la conservai gelosamente. Purtroppo in casa non era rimasta traccia di questa donna. Da un giorno all'altro erano scomparse tutte le foto e tutte le cose che le appartenevano. Sentivo mio padre parlare male di lei e pian piano mi convinsi che tutte le donne le somigliavano caratterialmente. Bisognose di denaro, poco interessate agli altri e che di conseguenza non dovevano assolutamente avvicinarsi a me. Tranne Yolanda, che da quando feci il primo pianto non mi abbandonò mai. Nessuna donna nella mia vita. Al momento mi servivano solo per cambiare l'acqua all'uccello, come dicevo sempre io. Niente oltre il sesso. Non m'interessa ne il loro nome e tanto meno risentirle. Non ne avevo bisogno. Avevo i miei amici, il mio sport, i miei soldi e una vita davanti. Le donne potevano starsene tranquillamente fuori.

"Cristo, Drew, premi quel cazzo di acceleratore, siamo in ritardo" urlai. Dovevamo partire e quel coglione decise proprio stamattina di addormentarsi sul cesso.

"Cam, la prossima volta guidi tu. Stai gridando come una gallina da mezz'ora." Lui era sempre così pacato. Mai uno sclero, mai un attimo di esitazione. Il mio amico sapeva sempre come comportarsi e cosa dire. Tutto il contrario di me.

"Da quando le galline gridano?" dissi ridendo.

"Da quando mi hai svegliato".

"Ti eri addormentato sulla tazza del cesso. Se non fosse stato per il mio grido da gallina, saremmo ancora a controllare la porta di casa".

"Bene, grazie stinco di santo. Ora basta dire stronzate e fammi pensare alla lasagna che mangerò appena entrerò nella mia adorata casetta."

Già. Lui ed il suo senso di famiglia. Devo ammettere che un po' mi aveva contagiato. La famiglia di Drew, era fantastica. Erano tutti davvero gentili e simpatici. Mi hanno trattato subito come un figlio. Sono la mia seconda famiglia. Hanno reso la mia adolescenza meno tragica. Ma poi, c'è Sophia. Lui l'adora. E qualche volta li ho invidiati. Sono così uniti. Quel sentimento è arrivato perfino a me, e alla fine quella ragazzina paffutella, con i riccioli e qualche lentiggine è diventata la mia sorellina acquisita. Dove non arrivava Drew, c'ero io. Purtroppo anche lei sta crescendo e per me le cose cambiano un po'. Inizio a non fermarmi sono alle sue lentiggini ed ai suoi denti bianchi e perfetti, ma anche alla curva del suo seno, così sodo. A coppa di champagne, che potrei richiuderlo in una mano. Al suo sedere. Così sodo, lineato dire. Merito dello sport. Era diventata parte dei miei sogni erotici questo Natale. Ma come ogni ragazza poteva rappresentare solo questo. Una botta e via. Anche se non avrei mai osato con il gioiello del mio migliore amico. Non avrei mai permesso alle mie mani di toccarla senza amore. Lei meritava un uomo che la mettesse al primo posto e non me, che la desideravo solo sessualmente parlando e che non avevo neanche minimamente l'idea di come si trattasse una vera dama. Era bella, quasi da togliere il fiato. Ma era la mia sorellina acquisita, non avrei mai potuto condannarla a me.

"Mi toccherà l'astinenza per tre mesi" dissi.

Cam era concentrato a guidare "Ormai quelle le hai provate tutte"

"Appunto" dissi "Non regalo emozioni due volte" Mi misi a ridere e guardai i paesaggi scorrere dal finestrino.


Il migliore amico di mio fratello.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora