Jaline Morgan ha ventiquattro anni, si nutre di caffè e di libri e lavora come bibliotecaria alla Brixton Library. La sua vita è semplice e ordinaria, completata da amici stupendi e da una famiglia unita che le vuole bene.
Thomas Shepard ha trent'...
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Sembra incredibile, eppure, io e Jaline non siamo mai stati in armonia come in queste ultime ore. In quella panchina e nel bagno del club stavamo per ardere a causa della passione e dell’attrazione; ma ora a unirci c’è qualcosa di più forte del solo desiderio carnale. È come se entrambi non volessimo abbandonare l’altro, proprio come in una vera coppia. È venuta con me per stare accanto a Felicity; è venuta di sua spontanea volontà, senza che le chiedessi nulla. E il suo gesto l’ho apprezzato davvero tanto. Avevo bisogno di lei, avevo bisogno del suo appoggio. Ne avevo bisogno anche se non riuscivo nemmeno a rendermene conto fino a quando non siamo arrivati qui in ospedale. Il suo conforto è come una carezza per me. Mi aiuta a non cadere vittima dei miei stessi pensieri tossici e di preoccuparmi più del dovuto e mi fa credere che tutto andrà bene e si risolverà. Lei è come una boccata di positività, ed è quello che mi serve per non affogare nei tanti tormenti che cercano di seppellirmi… Felicity adesso è addormentata; il suo respiro è cadenzato e ciò significa che sta dormendo profondamente. Un po’ è quello che vorrei fare anche io, ma vorrei anche rimanere sveglio finché mi è possibile, per ogni esigenza. Becca è fuori con Jaline che di sua spontanea volontà ha deciso di ricoprire le prime tre ore di turno. Dopodiché dovrò sostituirla io, come è giusto che sia. Mi sporgo verso mia figlia; ha la fronte ancora calda e i suoi capelli sono sparsi sul cuscino; è sempre bellissima. E io mi sento davvero in colpa per aver sottovalutato la sua influenza e aver pensato che sarebbe passata presto. Ma come potevo prevedere una cosa simile? Certe cose non puoi saperle in anticipo, accadono e basta e non puoi farci niente. Ed è inutile rimuginare e incolpare me stesso per qualcosa che non avrei comunque potuto controllare… l’importante adesso è essere qui, con lei. Le lancio un’altra occhiata e dopo un lungo sospiro mi sdraio nel letto a fianco al suo per cercare, a mia volta, di riposare. Questa giornata è iniziata e finita male, tranne per alcuni piccoli fattori che mi hanno fatto sentire energico e pieno di vita. Adesso però tutta la stanchezza accumulata mi sta ricadendo addosso, e mi merito davvero di chiudere gli occhi e lasciare un po’ che il mio cervello perda il contatto con la realtà.
***
«Anche quando i tuoi occhi si chiuderanno ti ricorderai di me. Non riuscirai a scordarmi e lo sai». «Invece lo farò. Io lo farò, te lo assicuro». «No, non lo farai mai. Nemmeno fra tanti anni. Sarò la persona che ti tormenterà sempre, fino alla fine dei tuoi giorni». «Ti sbagli di grosso». «No, invece, e te ne accorgerai».
«Ehi». Qualcuno si intromette in questo discorso orripilante, ma non è più la sua voce. Questa è diversa; più tranquilla e dolce. «Thomas, svegliati». È Jaline; la riconosco. Mi sollevo di scatto sul letto, mettendomi a sedere e sbarrando gli occhi. Mi guardo intorno, è buio, mi trovo ancora in ospedale, con mia figlia accanto che dorme. Jaline è chinata appena su di me, con uno sguardo corrucciato e inquisitorio. Nella mia mente, come un eco infinito, si ripresenta quella voce… Diamine! Non mi lascia via di scampo. E la persona a cui appartiene continua a vivere dentro di me, senza permesso e con accanimento, sempre pronta a straziarmi, demolirmi e buttarmi a terra. E in questi ultimi tempi la sento più che mai. È diventata assillante fino all’estremo, aveva ragione quando diceva che non avrei mai scordato niente, neanche il minino dettaglio. Ancora non ci sono riuscito. Non ne posso più, mi devasta fino a non lasciare neanche un briciolo delle mie energie. Mi passo le mani sul viso poi mi stropiccio gli occhi. Sono più stanco di prima. «Jaline…» «Sì, sono qui. Stai bene?», chiede preoccupata. «Stavi mormorando qualcosa e avevi gli occhi aperti. Sei sonnambulo?» Oh, vorrei esserlo. Ma non lo sono. Il sonnambulismo qui non c’entra nulla. Ero già sveglio - nonostante non sembrasse -, ed ero perso in una specie di visione. Mi capita spesso. In questi casi il mio cervello viene del tutto assorbito dai sotterfugi del mio inconscio, che approfitta del mio stato di riposo per sbattermi in faccia il dolore, il rancore, la rabbia e le paure accumulate. Una sorta di dormiveglia o illusione in cui tutto sembra di nuovo reale; una sorta di incubo a occhi aperti, una sorta di tortura per fottere la mia testa e trascinarla in stupide paranoie. Ricordi che non vogliono abdicare, e che si materializzano come e quando vogliono, in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Ma non è facile spiegare qualcosa del genere, e di certo non posso spiegarlo a lei. «Non lo so», mi schiarisco la voce cercando di apparire vago. «Cioè, non credo di essere sonnambulo. Che cosa stavo dicendo?» In realtà non ho bisogno che me lo ripeta, perché me lo ricordo bene, ma spero non abbia capito nemmeno una parola. «Non ho capito niente se devo essere sincera. Parlavi a voce bassa e incomprensibile e scuotevi la testa», mi dice socchiudendo gli occhi. Per fortuna, sono sollevato dalla sua risposta. «Mi dispiace averti spaventata. Ora ti lascio dormire», mi alzo dal letto, cedendole il mio posto. Lei sorride e dice; «Non mi hai spaventata, mi hai solo fatta incuriosire. Ti senti davvero bene o vuoi ancora riposare?» «No, non ti preoccupare, sto bene davvero. Adesso sei tu che devi riposare». Non sono sicuro di star bene ma non importa. «D’accordo, se hai bisogno di me non esitare a svegliarmi». Sì, ho bisogno di lei, in tutti i sensi. «Grazie». Esco dalla stanza. Socchiudo la porta, ma la lascio aperta abbastanza da notare Jaline chinarsi verso Felicity, per stamparle poi un dolce bacio sulla guancia con naturalezza, quasi come ci fosse abituata. Questo suo atteggiamento rapisce il mio sguardo, mi porta a sorridere e ad ammirarla come un raro oggetto prezioso. Come fa? Come riesce a risultare così strabiliante ai miei occhi? È in questi istanti che mi sento legato a lei, in una maniera tale che non so davvero spiegare a parole, come se qualcuno l’avesse mandata di proposito da me e mia figlia. È qualcosa che percepisco in ogni mia fibra. Ed è surreale anche se piacevole. «Questa ragazza è una santa», sussurra Becca arrivando di soppiatto al mio fianco. E mi ritrovo a fare un piccolo balzo indietro. Da quanto mi stava guardando? E perché non me ne sono reso conto?! Forse perché guardavi solo lei… Giusto! Mi dichiaro colpevole! «Accidenti, Becca, prima o poi mi farai morire», mi lamento a bassa voce, ma lei nemmeno mi guarda. È concentrata su Jaline. «Voi due non state neppure assieme, eppure guardala; con Felicity si comporta come una madre attenta e meticolosa. Come se proteggerla fosse il suo unico scopo», farfuglia con il sorriso in bocca, ignorando le mie lamentele. Ha ragione da vendere. Questo particolare è saltato agli occhi pure alla mia governante il che rende tutto ancora più pazzesco. Mi fa capire che non è stato solo frutto della mia immaginazione. Non sono io che mi faccio filmini mentali. Jaline sembra nutrire un vero e proprio istinto di protezione verso mia figlia. Un istinto che, spesso, nemmeno una vera madre possiede… «Non posso che essere d’accordo con te. È una ragazza in gamba ed è piena di sorprese. È pur sempre lunatica ma...» «Anche tu lo sei». Alzo un sopracciglio indispettito. «Io? Ma che dici? Io non sono lunatico». Becca mi guarda storto e io sbuffo. Cazzo sì, forse lo sono. Ma di rado. Non sempre. «Tommy, lei ti piace», mi incalza e io deglutisco. Merda! Si nota così tanto? «È una bella donna», cerco di rimanere impassibile. «Non ti piace solo il suo aspetto fisico, con me non puoi fingere. Quindi diglielo», mi incita. Certo, come se fosse facile! «È complicato, Becca. Lo sai, non posso». «Non vuoi, non è che non puoi. Non vuoi. Anche tu le piaci», continua e mi si avvicina mentre mi sorride sorniona. «Tu dici? Io dubito. E poi non credo di starle simpatico, discutiamo sempre e…» Becca alza gli occhi al cielo spazientita. «Gesù, ma ti senti? Sembri uno stupido ragazzino impaurito», mi accusa. «Thomas, ascolta, lei è qui; con te e con tua figlia. Se non provasse nulla di certo ora non sarebbe qui ma con i suoi amici, non credi?», mi inchioda con il suo sguardo di rimprovero. «Ha lasciato tutto per venire con te, per accompagnarti, per starti vicino». Ancora una volta Becca non ha tutti i torti. Ma Jaline non è venuta per me, dal momento che non si fida e mi vede solo come uno stronzo ricco, viziato e traditore. È qui per Felicity non per me, ci scommetto. Ne sei sicuro? «È qui per mia figlia. Lei non mi sopporta e, forse, pensa che io sia il classico uomo alla ricerca innata di avventure sfrenate», insisto ignorando anche il mio inconscio. «Lei sa che sei sposato!», esplode Becca con sdegno, guardandomi così tanto male che penso potrebbe far scoppiare un casino enorme e io non posso permetterglielo. Serro la mascella e la porto via, trascinandola il più lontano possibile dalla stanza. Jaline potrebbe essersi messa in ascolto e non vorrei mai farle scoprire qualcosa in questo modo. «Sì, è vero. E tu sai perché», sibilo. «Thomas, quella ragazza non potrà mai fidarsi di te se non le racconti la verità. Per lei sei sposato. È normale che ti tenga lontano!», mi incolpa. E le sue parole mi colpiscono come gocce di pioggia in piena estate. Becca stasera mi sta dando una lezione e me la merito tutta. Jaline non potrà mai fidarsi di me fino a quando io non inizierò a essere sincero, e questo l’ho sempre saputo, ma non posso sbilanciarmi. Non ancora. Ho bisogno di fidarmi anch’io di lei. «Becca, lo so. Ma la mia vita è un casino e non voglio buttarmi nel vuoto se prima non ne sono sicuro». Becca mi guarda e sospira, scuotendo la testa. «E quando lo farai? Quando ormai non ci sarà più nulla per cui buttarti? Una donna non può aspettare per sempre». «E se davvero lei non provasse nulla?» Scoppia a ridere come se avessi fatto una battuta. «Allora io sono un’aliena venuta da Marte che non ha ancora capito nulla della vita. Andiamo Thomas, apri gli occhi. Quella ragazza è solo bloccata. E tocca a te sbloccarla». «Io… cosa?» Ma come dovrei fare? «Tu, esatto», conferma Becca adirata e irritata, poi mi lascia da solo nel corridoio di questo ospedale, con mille pensieri in testa e mille dubbi che mi assillano. Dovrei sbloccare Jaline? Ma come dovrei fare se non riesco a sbloccare nemmeno me stesso!? Cazzo, che schifo la vita! Per quanto risulti complicata, però, ne abbiamo solo una e dobbiamo viverla. Costi quel che costi.