<< Come scusa? >>
Avevo il respiro mozzato in gola e le gambe non volevano muoversi, troppo tremanti e instabili per agire.
Il ragazzo si era avvicinato ulteriormente, appoggiandosi a me che non avevo idea di come reagire.
Avevo freddo da morire e mi ricordai solo in quel momento di essere in biancheria.
Arrossii visibilmente, un po' per l'imbarazzo e un po' per la rabbia di quella situazione.
<< Ehi, bimba... sai che sei scorretta? >>
La sua voce era bassa, seducente e terribilmente ammaliante, ma io non capivo cosa volesse dire, era troppo vicino e il mio cuore stava battendo troppo forte per sentirlo.
<< Sei così... Ah, bimba... ci divertiremo, te lo prometto >>
Mi sussurrò all'orecchio, soffiandomi sul collo e facendomi venire i brividi.
<< N-Namjoon ... l-lasciami andare >>
Quella non fu una grande idea e il suo viso sembrò cambiare totalmente: la sua espressione era arrabbiata,il volto tirato in un ghigno e gli occhi scuri sembravano due pozze di petrolio.
<< Sai bimba, non ci penso proprio >> disse avvicinandosi di nuovo al mio orecchio.
Urlai dal dolore quando i suoi denti affondarono nella carne del mio collo, dimenandomi in tutti i modi per scappare alla sua presa.
Mi afferrò per i fianchi, stringendomi saldamente e mi schiacciò totalmente con il suo corpo al muro, bloccando ogni mio movimento.
Non trattenni più le lacrime e lui sembrò esserne felice, staccandosi dal mio collo e sorridendo malignamente, per poi allontanarsi da me velocemente. Mi cedettero le gambe e mi trovai per terra, con le lacrime agli occhi e il fiato corto, mentre il ragazzo aveva ripreso la torcia che aveva lasciato poco prima, uscendo nuovamente dal mio campo visivo, dietro ad una pesante saracinesca.
Rimasi li, a piangere al buio per parecchio tempo, anche se non so per certo quanto.
Piansi talmente tanto che non ebbi la forza di alzarmi da terra, addormentandomi lì, al freddo.
Mi risvegliai dopo una lunga dormita che non aveva fatto altro che indolenzirmi tutti i muscoli, con la luce del sole che illuminava la stanza.
Mi alzai da terra, facendo leva sulle braccia e cercando di restare in piedi.
Mi girai un paio di volte per capire dove fossi e arrivai alla conclusione di essere in un garage completamente spoglio se non per un paio di coperte e qualche scaffale dove erano sistemati diversi barattoli di varie dimensioni e un paio di cuscini. Le tende che probabilmente la sera prima coprivano le finestre erano state tirate, lasciando entrare la luce del giorno che illuminava interamente quel piccolo spazio.
Guardai un po' in giro e trovai una maglia da uomo spiegazzata e così la indossai, cercando di coprirmi il più possibile per uscire.
Guardai fuori dalle finestre, cercando di capire almeno vagamente dove fossi ma l'unica cosa che vidi fu il verde di alberi alti e il colore azzurro del cielo.
Ero in mezzo al nulla.
Quando sentii il rumore della saracinesca che si alzava che mi risvegliai e mi nascosi accovacciandomi dietro ad uno scaffale, in un angolo.
<< Bimba... è inutile che scappi >>
I suoi passi erano decisi, verso il mio nascondiglio.
Mi alzai da terra, sperando di non farlo arrabbiare, e uscii dal mio nascondiglio a testa bassa.
<< Vieni qui, piccola >>
Non so neanche io perché mi avvicinai, ma lo feci, tenendo gli occhi puntati a terra.
Mi sentivo in colpa.
Volevo fuggire.
Ma non ero io quella che doveva sentirsi colpevole.
Feci finta di niente e mi avvicinai a lui, fino ad arrivare ad un passo dalla sua figura.
Sobbalzai quando sentii una sua mano appoggiarsi sulla mia guancia che mi obbligò ad alzare lo sguardo sul suo viso.
Era più bello di come lo ricordavo dal nostro primo incontro.
Aveva gli occhi profondi, il viso stranamente dolce e delle adorabili fossette a decorargli il sorriso che ora sembrava così... bello.
Il mio cervello non voleva ragionare, non riuscivo a fare niente, neppure a pensare.
Avrei dovuto scappare ma la paura aveva bloccato ogni mio pensiero, rendendomi incapace di muovermi, ragionare e persino respirare.
<< Che brava bimba >>
Detto questo si abbassò, tenendomi sempre fermo il viso con una mano, per raggiungere la mia altezza, ritrovandomelo ad un palmo dal naso.
<< Ehi, ti meriti un premio... ieri sono stato cattivo con te >>
E detto questo appoggiò delicatamente le sue labbra sulle mie, in un bacio leggero e veloce che durò giusto il tempo per spiazzarmi.
Si allontanò qualche secondo dopo, afferrandomi per i fianchi e alzandomi, prendendomi in braccio come una bambina, obbligandomi quindi a piegare le gambe e aggrapparmi al suo collo, stringendolo per non cadere.
Namjoon rise, aprendo la porta del garage e portandomi fuori.
L'aria pulita investì le mie narici e l'azzurro grigiastro del cielo mi si parò prepotentemente davanti.
Il ragazzo continuò a camminare, con un braccio attorno ai miei fianchi e uno a reggermi sotto il sedere, per poi sedersi improvvisamente. Mi ritrovai seduta sulle sue gambe, mentre il ragazzo mi stringeva forte, cercando qualcosa nella tasca della sua felpa, per poi accarezzarmi il collo.
Mi faceva male, parecchio.
Gemetti per il dolore e le sue dita si fermarono lì, dove più mi faceva male, là dove la sera prima aveva lasciato il segno dei suoi denti e un alone violaceo tutt'attorno.
Rise leggermente quando sentì i miei versi.
<< Lo so bimba, lo so. Scusami se sono stato così rude >>
La sua voce bassa era poco più che un sussurro, soffiato sul mio collo sensualmente.
Ciò che mi sorprese di più fu la strana sensazione di umido là dove era comparso il livido e la consapevolezza che il mio rapitore mi stava spalmando una pomata, obbligandomi ad appoggiare la testa sulla sua spalla, per lasciare il collo in bella mostra
Il mio cervello intanto stava cercando un modo per farmi scappare da quella situazione sbagliata e ambigua, senza però riuscire effettivamente ad elaborare qualcosa di sensato o efficace.
Ero talmente impegnata a pensare che non mi ero neanche accorta delle dita del ragazzo che mi massaggiavano il collo con qualcosa di fresco e piacevolmente rilassante.
Sospirai quando me ne resi conto e mi sentii come improvvisamente rilassata, appoggiandomi al suo petto mentre l'altra sua mano vagava sulla mia schiena, appena sopra il sedere.
<<Ahahaha, bimba... ti piace? >>
La sua voce era roca e la sua risata era strana, ma piacevole.
Rimasi immobile con gli occhi socchiusi per la paura e il fiato corto, quasi mozzato in gola.
<< Bimba, quando ti faccio una domanda tu mi devi rispondere>>
Il suo tono era freddo, diverso da quello che aveva usato poco prima.
Distaccato, inquietante e arrabbiato.
Avrei dovuto essere io quella arrabbiata e invece mi ero ritrovata a tremare come una foglia quando le sue mani si erano fermate ed erano scese sui miei fianchi, tirandomi ancor più vicino a lui e obbligandomi a guardarlo negli occhi.
<< Ora, piccola, ti meriti una punizione >>
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Do You //Kim Namjoon //
Fanfiction•Volevo visitare il mio paradiso terrestre dai colori pastello ma mi sono ritrovata all'inferno. E Lui è il mio Lucifero•