11-Controllo

34 1 0
                                    

Mi metto pigramente sul divano cercando di calcolare bene il mio prossimo passo. Alex, oggi, mi ha spiazzata... È come se stessimo giocando al gatto e al topo e ho paura che le parti si siano appena invertite!
Col cavolo!
Nessuno può giocare con me e cavarsela!
Devo escogitare qualcosa... Ma cosa?
Mentre mi scervello per capire come tornare alla carica bussano alla porta.
Non mi dire che è tornato lui "alla carica"?
Eh no bello! Qui sono io ad avere il controllo!
Corro in camera, prendo una t-shirt extra large, la infilo subito. Mi metto le mutandine nere di pizzo, mi raccolgo i capelli in uno scignon disordinato lasciando una ciocca che mi cada sulla schiena e mi metto il lucida labbra.
Sento ancora bussare e con insistenza stavolta!
Aspetta caro mio! Aspetta...
Sorrido malefica dentro di me!
Lascio passare altri cinque minuti quando non sento più bussare e decido di aprire.
"Allora, si può sapere quanto mi voleva far aspettare signorina Raiz. O dovrei chiamarla Nataly Peaks?"
Sbarro gli occhi...
"Peace?"
"Allora è così che accoglie gli ospiti? Posso entrare o dobbiamo discutere sull'uscio della porta?"
"Che vuole?''
Corruga la fronte a questa domanda e serra le labbra facendomi una scansione completa. Che uomo snervante.
"Allora? Che ci fa qua?''
"Non mi fai entrare?"
"No, se prima ma non mi dice che vuole! E poi da quando ha deciso di abbandonare le formalità?"
"Sono qui per farti una proposta che non potrai rifiutare Nataly!"
"Non sono interessata Samuel! Ciao." rispondo secca chiudendo la porta.
Ma è bloccata e non riesco a chiuderla c'è qualcosa che la blocca... Guardo e c'è il suo piede tra la porta e lo stipite!
"Nataly, ascoltami!"
"Samuel, il nostro contratto è concluso ormai. Non dovresti nemmeno sapere la mia vera identità. Ma a quanto pare a te non sfugge mai niente." dico a denti stretti cercando di spingere la porta.
"Dovessi staccarti un piede io questa porta la chiuderò. Quindi, se non vuoi perdere il tuo prezioso piedino, meglio che tu lo tolga!"
"Nataly, smettila di fare la bambina e ascolta la mia proposta prima di staccarmi il piede." e con un unico spintone mi butta a terra!
"Brutto idiota ma che vuoi fare uccidermi?"
"Senti chi parla quella che mi voleva mutilare!" dice porgendomi una mano per alzarmi.
"Non serve ce la faccio da sola." dico alzandomi e massaggiandomi il culo dolente.
"Sempre a mostrare i denti."
Faccio un sorrisino tirato e mi dirigo in cucina ma lui non mi segue.
"Allora che vuoi fare!? Ormai hai già fatto irruzione in casa. Vieni."
Mentre mi muovo in cucina per prendere i bicchieri dalla mensola su sento i suoi fastidiosissimi occhi addosso. Solo allora capisco che avendo alzato le braccia ho alzato anche la maglietta e che di conseguenza lui ha visto tutto il mio patrimonio. Che idiota che sono.
"Allora, dopo che hai finito di goderti il panorama mi dici anche se ho qualche livido sul fondo schiena? Oppure vuoi un tour completo? Non so fai tu..."
Lo vedo sbarrare gli occhi.
Si, bello mio ti ho colto sul fatto.
"Sei tu che me lo hai permesso." risponde infilzandomi coi suoi occhi odiosi.
" E tu hai guardato! Allora? Vogliamo andare al punto o stiamo qui a cincischiare?"
"Un po' impaziente."
"Sai com'è... Sei piombato in casa mia."
Sta un attimo in silenzio come se dovesse trovare le parole giuste per dirmelo.
"Ok, ti do il tempo che ti serve... Vuoi un caffè?"
"Si... Grazie"
"Ok, un bel caffè forte aiuta sempre!"
Preparo il caffè nella mia cafettiera settecentesca. Prendo due tazzine coi piattini, tiro fuori lo zucchero e due cucchiaini. Intanto l'aroma del caffè si disperde nell'aria facendomi rinascere e rilassare visibilmente.
La caffetteria comincia a borbottare. Segno che la delizia è pronta....
Prendo la caffetteria e verso il caffè nelle tazzine.
Una la porgo a Samuel che sembra un po' rintronato e una è per me naturalmente.
Prendo due cucchiaini di zucchero e mescolo. Lui lo prende amaro.
Prendo un sorso del caffè e lo assaporo.
"Sposami!"
Mi blocco per un attimo e lo fisso. Forse non ho sentito bene.
"Ho detto sposami! Non hai scelta."
Ed il caffè mi va di traverso.
Dopo qualche colpo di tosse rispondo.
"Scusa?"
"Non ci senti più?"
"A quanto pare no." rispondo guardandolo dritto negli occhi.
"Ripeto: sposami."
"No!"
"Non hai scelta!"
" Come scusa? Penso di non aver sentito l'ultima cosa che hai detto.." dico infuriandomi.
"Hai sentito bene. Allora?"
"Allora, io ti dico che se non porti il tuo culo fuori da casa mia entro cinque secondi non ne uscirai sulle tue gambe."
"Scherzi?"
"Credimi, non sono mai stata più seria di così."
Apro il cassetto dove c'è il mattarello e lo impugno.
"Ripeto: hai cinque secondi."
Facciamo un duro contatto visivo. E nessuno dei due distoglie lo sguardo.
"Uno."
Non si muove di un passo.
"Due."
Mi avvicino lentamente.
"Tre."
Stringo la presa sul mattarello. So bene dove puntare.
"Quattro. Io mi dirigerei verso la porta fossi in te."
"Non ne saresti in grado..."
"Mi stai sfidando?"
"Forse..."
"Io non rischierei fossi in te. Non vorrai mica sciupare il tuo ben completino!"
"Posso sempre togliermelo..." risponde con una punta di malizia.
"Ora vattene." dico a denti stretti.
"Non hai ancora risposto alla mia proposta."
"Cinque."
Con un balzo gli tiro un calcio sul ventre, mi abbasso e punto col mattarello alla caviglia per fargli sbattete il culo per terra. Lui mugugna di dolore ma non batte in ritirata.
"Sei veloce."
"E tu un povero idiota a pensare che io stessi scherzando. Ora esci."
"Non hai ancora risposto."
"Pensavo di essere stata abbastanza chiara." dico poggiando il mattarello sulla spalla.
"Quindi è un no?"
"Sei tonto? Certo che è un no."
"Vedremo." e si alza fulmineo prendendomi un braccio e facendomi girare con le spalle verso di lui.
"Mollami subito gorilla che non sei altro.''
"No, finché non risponderai affermativamente alla mia proposta." dice facendomi aderire al suo petto.
"Io sono tutto quello di cui hai bisogno. Posso essere il tuo sole e la tua luna, posso farti vivere o morire a mio piacimento, posso fare l'amore con te o scoparti senza alcuna pietà qui, posso fare ciò che più mi aggrada con te e la tua misera vita. Perché ormai tu sei mia e di nessun altro." dice queste ultime fredde parole al mio orecchio.
Non rispondo.
Mi limito solo a metabolizzare queste sue folli parole. Se pensa che può controllarmi come più li piace si sbaglia di grosso.
Con tutta la forza li tiro una testata fortissima dritta sul naso, mi libero dalla sua presa e li tiro un calcio in mezzo alle gambe lasciandolo senza fiato.
Corro a prendere la borsa, il telefono e le chiavi dell'auto.

Hai finito le parti pubblicate.

⏰ Ultimo aggiornamento: Jul 24, 2018 ⏰

Aggiungi questa storia alla tua Biblioteca per ricevere una notifica quando verrà pubblicata la prossima parte!

Sesso, odio e caffèDove le storie prendono vita. Scoprilo ora