Quadretti

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BREVI PENSIERI \ RACCONTI
PER METTERE SOTTO AL MICROSCOPIO
GOCCE DI REALTÀ E FANTASIA

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Non sarebbe stato semplice dimenticare... E lei non ne aveva la minima intenzione. Si era graffiata cuore e mente con le punte affilate di quegli attimi, li aveva riposti nello strato più interno di sé stessa, sul fondale della verità, e li avrebbe lasciati a macerare e a fondersi fra loro per dar vita a nuove forme che un giorno - ne era certa - avrebbero trovato il coraggio di risalire a galla, sul tavolo della vita, senza timore di farsi abbracciare da giorni ricamati da lungo tempo, che aspettavano il proprio istante
per rinascere.

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Chi sei tu
che giungi a disturbare la mia notte grigia, fatta di regole e d'abitudine,
mi fai conoscere un chiarore da cui non riesco a farmi illuminare,
perché poi non potrei più sopportare
neppure un singolo frammento
del mio buio,
che diverrebbe
pura asfissia,
nella stretta di te.
A me
il bivio,
la scelta suprema
fra restare all'ombra
di una scaltra bugia
o camminare a passi sicuri
nella mano di un nuovo lungo giorno
che porta il tuo nome.

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Aprì il cassetto
con un sorriso nuovo e inaspettato,
come un'alba caduta
nel mezzo di una lunga notte.
Finalmente il vestito che aveva per tanto tempo
contemplato, immaginando una scena
che sembrava non arrivare mai,
era pronto per essere riesumato da quelle quattro minuscole pareti di legno,
e indossato sul suo splendido corpo,
provato da una immane fatica,
che le aveva scavato cuore, mente e carne.
Il vestito deposto lì anni prima,
ma ancora fresco e immacolato come una rosa,
sprigionò il proprio ineffabile odore
d'amore,
perché era con amore che lo aveva posato
in quel cunicolo buio,
in attesa che la sera più magica della sua vita,
quella in cui avrebbe potuto finalmente uscire con Lui,
diventasse realtà.
Uscire con Lui.
Ancora una volta sgranò gli occhi,
troppo piccoli per contenere una gioia
così assoluta.
Ripeté, spezzandole in sillabe,
quelle lucenti parole,
che sembravano danzare attorno a lei,
sorridendole e donandole
una felicità che tornava a sgorgare
e spargere argentei zampilli
sulle proprie ore.
Si guardò allo specchio.
Il vestito turchese le cadeva a pennello lungo i fianchi,
e i disegni appena accennati di 3 rose rosse
si intravedevano da dietro il pizzo leggero.
Si era avvolta i capelli in un piccolo chignon,
da cui due ciuffi lasciati sfuggire con noncuranza,
le incorniciavano il volto con naturalezza ed eleganza.
Quanto bisogna camminare per giungere a sfiorare un raggio di sole?
E quante spine e chiodi vengono appositamente deposti da forze invisibili sul tappeto che ci separa dalla nostra isola di pace?
In quel momento lo schermo del cellulare si accese: ''Sono arrivato ''.
Due parole, un battito di cuore immenso.
Si affrettò giù per le scale, stando attenta a non inciampare su quei tacchi che non avrebbero mai potuto rovinare un attimo perfetto.
Appena entrò in auto, non ci fu parola. Lei gli accarezzò i capelli sognati in notti dense di solitudine e oscurità. Socchiuse gli occhi e una goccia di sale cadde dalle iridi, rigandole la guancia. All'improvviso sentì le labbra calde e morbide di lui sulle proprie.
«Dove andiamo?» le sussurrò.
«Dove vuoi... Non importa» .
Accanto a lui si era sempre sentita a casa, la mente si acquietava e nulla le faceva paura.
Aveva corso a perdifiato, ma non importava quanti respiri andati per arrivare fin lì.
Erano caduti lontanissimi, però senza perdersi, se ora li ritrovava dentro a quelle mani, in fondo a quel pezzo di notte che lentamente si rischiarava per lasciare spazio al giorno.
Quanta ombra
bisogna attraversare
per giungere a sfiorare
un raggio di sole?

A perdicuoreDove le storie prendono vita. Scoprilo ora