9 - A volte ritornano

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Sistemo l'ultima bottiglia di vino dello scatolone sullo scaffale, mentre Faith passa un panno sul bancone.

Un uomo sta osservando la vetrina del negozio. Ha i capelli scuri come i baffi appena accennati e il pizzetto eccessivamente sollevati verso l'alto. Si sofferma sulle confetture esposte per qualche istante, poi va via.

«Ho finito.» Mi volto verso Faith.

«Ed è quasi ora di pranzo», aggiunge lei con un sorriso.

«Glielo dici tu che andiamo via?» mi affretto a chiedere.

Sono passati soltanto due giorni dalla mostra e, da allora, non ho più rivolto la parola a Thomas.
Non che ne abbia avuto modo, insomma. Non è mai uscito dal suo ufficio.

Faith annuisce e si avvia verso la porta. Solleva una mano per bussare, ma si spalanca prima che possa farlo.

Trattengo il respiro.

Thomas compare sulla soglia con le maniche della camicia bianca arrotolate fino ai gomiti.

Il mio sguardo indugia sulle sue braccia e mi do mentalmente della stupida.

«Abbiamo finito di mettere in ordine.»

«Perfetto», afferma lui. «Puoi andare, Faith.»

«Puoi?» chiedo, confusa.

Si volta verso di me e i suoi occhi scuri incontrano i miei.

Il cuore accelera.
Per qualche secondo resto immobile, incapace di distogliere lo sguardo. Poi abbasso gli occhi.

«Sì, può. Tu, invece, resti qui con me. Ho bisogno del tuo aiuto. Vieni nella mia stanza.»

Faith non si accorge della tensione tra noi e, allegra, prende il cappotto, mi bacia una guancia e ci saluta a gran voce prima di lasciare l'enoteca.

La seguo con lo sguardo finché la porta non si richiude.
Poi mi decido ad andare incontro al mio destino.

Entro nell'ufficio poco dopo Thomas e lo guardo raggiungere la scrivania e sedersi.

Le mie mani tremano.

Solleva per un istante la testa e il suo sguardo si posa su di me. «Chiudi la porta.»

Faccio ciò che mi ha detto. Poi prendo posto di fronte a lui.

Thomas mi posa davanti una pila di documenti. «Dovrei leggerli, ma non ne ho voglia. Puoi farlo tu al mio posto e riassumermi il contenuto?»

Lo fisso, incredula.

È uno scherzo? Il mio turno è finito e vuole trattenermi qui per farmi perdere tempo dietro a delle stupide carte?

Eppure, non è questo a mettermi davvero in agitazione.
Non faccio altro che ripensare alle sue parole.
Non riesco nemmeno a immaginare Thomas mentre fa del male a un'altra persona. Ma non riesco a non stare in allerta.
Anche se una parte di me sente che non potrebbe mai farmi del male. O almeno, non qui. Non nel suo negozio.
Mi sento persino in colpa ad avere dei sospetti.
Non mi ha mai dato un motivo per avere paura di lui.
Fino a due giorni fa.

«Mi prendi in giro, Thomas?» sbotto.

Scuote il capo.

«Non c'è altro che devi dirmi?» insisto.

Incrocia le dita sotto il mento e mi osserva per qualche istante. «Ora che mi ci fai pensare, sì.»

Mi raddrizzo sulla sedia, improvvisamente più attenta.

Gli eredi [In revisione]La tua prossima ossessione. Scoprilo ora