VI. Sir Mackenzie

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Da dietro alla porta si sentì una profonda e potente voce che ci ordinava di entrare. Il preside della Royal Academy of Music sembrava un cantante lirico appena sceso dal palco. Seduto dietro alla sua scrivania di mogano aveva una postura fiera e anche se non era in piedi si poteva vedere che era di statura alta e dalle spalle larghe. Sfoggiava un elegante paio di baffi ed una folta barba molto curata che compensava il suo capo calvo. I suoi occhi azzurri erano incorniciati da fitte sopracciglia e il suo viso aveva un'espressione gentile e bonaria.

Quando entrammo e Sir Mackenzie posò gli occhi su Irene, emise una buffa esclamazione accompagnata da una profonda risata: "Signora Adler! Oh, ma è un piacere! Quanto tempo!" Si alzò dalla sedia e ci venne incontro per baciare cortesemente la mano di mia madre. Ora che era effettivamente in piedi notai che era alto quasi quanto Sherlock, ma largo almeno il doppio, cosa che non risultava difficile, dato che il detective sfoggiava tutto il suo fisico snello e nodoso.

Dopo che furono fatte le presentazioni ed un entusiastico commento sulle abilità da cantante lirica di Irene, riuscimmo finalmente a portare la discussione sull'argomento di nostro interesse.

Il preside si mostrò sinceramente dispiaciuto per la morte di Violet Holmes e disposto a fornirci tutti le informazioni delle quali fosse a conoscenza: "La signorina Holmes è sempre stata una persona molto disponibile, ma alquanto singolare e riservata", spiegò: "So che in stagione di concerti alloggiava al Langham Hotel per evitare troppi viaggi, ma mentirei se dicessi di sapere dove abitava effettivamente, comunque non a Londra."

Sbuffai internamente, non era un buon inizio, se non riuscivamo neanche a scoprire dove risiedeva Violet Holmes, mi chiesi come avremmo fatto a ricavare informazioni molto più private. Anche Sherlock sembrava piccato, ma sembrò giudicare Sir Mackenzie abbastanza meritevole di fiducia per dirgli che effettivamente stavamo cercando la figlia della defunta, forse anche perché si rese conto che l'unico modo per ricavare informazioni più dettagliate era fare domande più precise.

In effetti fu così e il preside si mostrò a conoscenza dell'esistenza di una figlia. "Mia sorella ha suonato per molti anni per la Royal Accademy, se non sbaglio" disse Holmes e ciò fu confermato. "Sarebbe quindi possibile che la figlia avesse ricevuto un'educazione musicale qui?" suggerì.

Sir Mackenzie si risedette sulla sua sedia e si lisciò i baffi pensoso: "Non sono sicurissimo, ma credo che la signorina Holmes abbia effettivamente portato la figlia qui per alcuni periodi dopo che si era già ritirata dal quartetto e se la mia memoria non mi inganna credo che abbia partecipato per un breve periodo nel coro di voci bianche e nell'orchestra dei giovanissimi. Violino, se non sbaglio. Era alquanto talentuosa, anche se purtroppo non ha mai studiato qua, aveva un professore privato e girava voce che si trattasse del violinista italiano Pietro Rovelli che in quegli anni si trovava in Gran Bretagna. Purtroppo mi ricordo ben poco di lei, non era altro che una bambina e di bambini frequentanti di corsi qui ne girano tanti. Non saprei dirti di più, mi spiace."

Quasi sorrisi e vidi che ad Irene, Lupin e Billy successe la stessa cosa. La figlia di Violet quindi suonava il violino, proprio come Holmes e così mi ritrovai a chiedermi se essa fosse l'unica caratteristica che condividevano.

Sherlock era ormai entrato nel suo stato d'animo di investigazione e così si limitò ad archiviare sull'informazione con tutte le altre.

Fu mia madre ad intervenire successivamente: "Voi tenete registri dei vari corsi, non è così? Se la figlia della signorina Holmes ha effettivamente partecipato anche solo per un breve periodo nei corsi di coro e orchestra, è probabile che si trovi nei registri di quegli anni?"

Sir Mackenzie scrollò le spalle e sospirò un po' sconcertato: "È possibile. Se vi è utile posso farvi portare i registri di quegli anni. Vi parlo del 1911 o 1912, non posso essere sicuro esattamente." Chiamò la signora Ferier che ci aveva accolto all'entrata e la pregò di portare su i registri dall'archivio, dopo di che ci offrì a tutti un caffè che però rifiutammo con cortesia.

"Sir Mackenzie, non si ricorda per caso il nome della bambina? Magari anche solo con che lettera cominciava?" chiese Lupin a quel punto, ma il preside alzò le mani sconsolato: "Ci sono fin troppe persone qui alla Royal, se mi dovessi ricordare tutti i nomi credo che impazzirei." La cosa ovviamente risultò comprensibile e quindi Arséne gli regalò un sorriso di cortesia per fargli capire di non preoccuparsi.

Poco dopo ci furono consegnati i registri e ricevemmo il straordinario permesso di portarli con noi a casa a patto di riconsegnarli intonsi il prima possibile.

Salutammo quindi il preside con la solenne promessa di andare a sentire il prossimo concerto e riuscimmo sulle fredde strade di Londra.

Fuori dall'uscita Holmes consegnò a Billy due messaggi, uno per Victoria Griffith e un altro per Margerete Steinhausen da parte di Irene, da mandare via telegramma e lo pregò di recarsi all'ufficio postale. Io mi offrii subito di accompagnarlo forse con un po' troppo entusiasmo che ovviamente mi fece subito arrossire. Per fortuna ci fu Lupin a togliermi dall'impaccio dichiarando che ci avrebbe accompagnato fino a Regent's Park per sgranchirsi un po' le gambe e fare una passeggiata. Così ci separammo, Irene e Sherlock andarono in una direzione e noi tre nell'altra.

Mentre camminavamo affiancai Arséne e finalmente ebbi l'occasione di fare qualche domanda riguardo la faccenda: "La conoscevi Violet Holmes?" gli chiesi. Il mio zio "adottivo" fece uno sbuffo divertente: "Dire che la conoscevo mi pare un po' esagerato. La vidi varie volte recandomi a casa di Sherlock, tra cui anche la volta nella quale la sua amichetta mi rovesciò un'intera boccetta di incontro sulle mie scarpe nuove" disse. "Lì Irene se ne era già andata però, vero?" sapevo che l'argomento era ancora spiacevole anche dopo tutti quegli anni, ma non potei fare a meno di parlare. Lupin annuì con un sospiro: "Sì, era già partita per l'America allora. Io e Sherlock continuammo a frequentarci per un altro po', ma alla fine lui aveva già imboccato la sua strada ed io la mia" raccontò ed io capii cosa intendesse, ma decisi di lasciar cadere l'argomento e tornai a concentrarmi sul nostro nuovo caso.

"E Violet? Come era?" volli sapere. Arsène sorrise: "Tanto pestifera quanto solo una sorellina minore lo può essere. Magari non è cortese parlare così di lei ora che... beh non c'è più, ma era veramente terribile! Sembrava odiare tutte le persone che passavano tempo con suo fratello, specialmente i suoi amici, eppure Sherlock le voleva molto bene. Immagino che debba essere stata una spina nel fianco rompere così i rapporti."

Io e Billy sorridemmo al pensiero di una piccola Violet gelosa degli amici di suo fratello e con una punta di dolore pensai a tutte le volte nelle quali la mia sestra Asja mi aveva chiamato pestifera.

Una volta giunti a Regent's Park, Lupin ci lasciò all'entrata e noi proseguimmo soli verso l'ufficio postale.

Sherlock, Lupin e io - Un'ultima missioneDove le storie prendono vita. Scoprilo ora