Poso l'attenzione alla ragazza dai capelli color fuoco, dalle lentiggini che punteggiano il suo naso all'insù e dagli occhi verdognoli che guardano il mondo con aria curiosa. Il suo nome è Lilibeth ed è stata la prima paziente che ho preso in carica assieme ad Andrew. Sicuramente la sua storia è stata una bella botta sullo stomaco, per tale motivo è importante prestare attenzione a questa ragazza particolare.
«Lilibeth, vuoi continuare tu?» la osservo in ogni suo gesto e sorrido appena per la consapevolezza che sia ancora qui tra di noi.
«Mi piacerebbe.» nasconde un leggero sorriso e tossicchia per schiarirsi meglio la voce. Inizia la grande storia della piccola Lilibeth.Due anni fa.
Ho sempre amato la danza, infatti, fin da piccola vivo sulle punte e sono molto orgogliosa del mio percorso, tant'è che quando ero bambina e mi domandavano cosa avessi voluto fare, rispondevo sempre che mi sarebbe piaciuto diventare una grande ballerina. I miei genitori, fortunatamente, mi hanno sempre sostenuta e quando vi era un saggio loro erano tra i primi ad applaudire. Almeno è stato così, fino a quando non è nata mia sorella, Julie. Ha portato via loro tanto tempo libero, a tal punto da rimandare addirittura tanti appuntamenti importanti per tenere a bada quella peste. D'altro canto, non è mai stata nemmeno oloa di Julie, solo che i miei sono stati bravi a viziarla ad ogni costo, quasi dimenticandosi delle mie esigenze. Passano vari anni ed è tempo di iniziare a svoltare pagina. I miei genitori ottengono un lavoro a New York, quindi, ho dovuto cambiare completamente i ritmi alla quale ero abituata. Nuovi amici, nuova scuola, nuova compagnia di danza e nuove abitudini.
«Tesoro, spero che tu possa trovarti bene con la nuova compagnia di ballo.» interviene mia madre mentre è impegnata a guidare l'auto.
«Tanto non andrà bene.» Julie si intromette in ogni discorso, solamente per farsi vedere più grande del dovuto, non capendo che facendo così risulterà solo più irritabile.
«Zitta, brutta peste.» sbuffo incrociando le braccia «Almeno mi tengo impegnata e non rompo le scatole agli altri.» scuoto la testa girandola e notando il bel paesaggio che mi si presenta.
Pochi minuti dopo arrivo davanti alla nuova accademia di ballo, prendo sulle spalle il mio borsone contenente tutto l'occorrente per esercitarmi. Scendo dalla macchina e saluto mia madre e mia sorella con un cenno di mano, poi mi giro ed inizio ad incamminarmi verso l'immenso edificio. Entro e salgo le scale come indicato e dopo poche rampe arrivo davanti alla sala da ballo, così la apro e vedo già alcune ragazze che si stanno allenando nei loro bei tutù. Sorrido vedendo quanta leggiadra emettano e inclino la testa lasciandole continuare, per poi appoggiare il borsone vicino alla porta.
Una signora sulla quarantina mi si avvicina e mi porge la mano presentandosi. Lei è Maya, è stata una grande ballerina e ha deciso di continuare la sua carriera dedicandosi al futuro di giovani ragazze. Mi presenta alle altre ragazze che sembrano molto più rigide di me, come se fossero delle statue alla quale è stato vietato sorridere.
«E tu chi sei?» chiede una ragazza con fare un pochino acido e quasi scocciato, così mi strofino un braccio e sorrido appena.
«Sono Lilibeth, sono la vostra nuova compagna.» spiego con fare pacato giocherellando con la manica della mia felpa guardandole stranita.
«Bah, non sembri tanto alla nostra altezza, soprattutto fisicamente.» aggrotto la fronte sentendo il commento di un'altra ragazza e mi guardo per bene. Onestamente la mia vecchia allenatrice mi disse che avevo un buon fisico per lo stile di danza che facevo, non capisco perché ora a loro non vada per niente bene.
«Io penso di andare bene con la mia corporatura. Non ho messo su chili da quando sono qui.» aggrotto la fronte incrociando le braccia non capendo dove vogliano parare queste serpi.
«Per fare danza classica bisogna avere delle gambe più snelle e una pancia meno gonfia.» nessuno mi aveva mai fatto notare nulla a riguardo del mio corpo, forse perché attorno a me ho sempre avuto persone che non giudicavano da una taglia in più o una in meno. Forse perché erano persone più intelligenti. Sento ridacchiare e alzo un sopracciglio guardandole male, come se le avessi accecate con uno mio sguardo infuocato.
«Fanno pena le tue gambe, quasi mi sento male a vedere quanto grasso ci sia.» una finge un conato di vomito, mentre la sua amica affianco ride facendo finta di darle delle pacche sulla schiena per farle buttare fuori quel falso vomito. Dovrebbe sputare fuori la sacca del veleno, per come la vedo io.
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𝐒 𝐄 𝐕 𝐄 𝐍 » MJ
Historia CortaSette ragazzi. Sette storie diverse. Un'unica realtà che li unisce: uscire dal cerchio della difficoltà. Michael è un giovane psichiatra alle prime armi e si ritrova a dover eseguire la terapia del gruppo di auto-aiuto con ragazzi aventi ognuno le p...