"Mi dispiace" mi disse lui senza neanche guardarmi in faccia. Sentivo le sue mani, grandi e forti, le stesse mani che la notte prima mi avevano accarezzato la schiena finche non avevo lasciato che fosse il sonno a cullarmi, stringermi i fianchi mentre mi sollevava da terra. Poi non le sentii più.
L'impatto violento dell'acqua contro il mio corpo mi stordii per qualche secondo, il peso della bisaccia mi trascinava con sé nel buio degli abissi, mentre l'acqua salata mi bruciava i polmoni, e io non vedevo l'ora che l'oceano mi inghiottisse.
14 Anni Dopo
Correvo, correvo veloce come il vento, correvo e i muscoli mi bruciavano per lo sforzo, correvo e i piedi nudi battevano sulla pietra dura, mentre piccole perle di sudore mi scendevano lungo le tempie. Un dardo mi sfiorò la guancia, e mi ritrovai ad alzare gli occhi al cielo: ora avevo alle calcagna anche gli arcieri di Agamennone. Così corsi più veloce, raggiunsi il porto, mi diressi verso la banchina, e mi tuffai dalla passerella di legno dove venivano attraccate le imbarcazioni più piccole. Sentii il rumore dei passi pesanti dei soldati sul pontile, qualcuno di loro imprecò per la mancata cattura, e poi si dileguarono tutti assieme.
Chiusi gli occhi mentre la corrente mi trasportava. Quando le nuvole coprirono il sole, celandomi nell'ombra, attraversai le acque del porto. Lasciai che il mare mi riempisse i polmoni per poi depositarmi su una spiaggetta dall'altra parte dell'isola. La sabbia bianca si insinuò nella tunica pizzicandomi la pelle, io mi alzai, indossai i calzari e mi avviai verso le rovine del tempio di Atena. Il rudere si trovava su una collina il cui dolce profilo era nascosto dietro alle folte chiome degli ulivi secolari. Argo si trovava seduto sul fusto spezzato di una colonna, gli occhi verdi si spostavano dall'orizzonte al disegno, mentre il carboncino saettava veloce sulla superficie del papiro. In lontananza si vedeva una nave Micenea che doveva aver preso il largo da poco.
"Ecco quello che volevi" esordii lanciandogli sgraziatamente la bisaccia sulle gambe. Lui estrasse delicatamente i papiri ancora bianchi dalla sacca, per poi infilarli nella propria, con altrettanta premura. "E questo?" disse lui estraendo il pugnale nuovo di zecca dalla sacca di cuoio.
"L'ho preso in prestito da una delle navi di Menelao, ma con tutto l'oro che possiede, non credo ne sentirà mai la mancanza" dissi osservando l'arma. La lama di bronzo luccicava sotto i raggi caldi del sole andandosi a tuffare in un manico d'oro intarsiato, sul quale spiccavano feroci soldati lanciati all'attacco l'uno contro l'altro, tanto realistici che parevano muoversi. A completare l'opera, uno smeraldo grande come una noce luccicava, come gli occhi di una lince nella notte, tra la lama e l'impugnatura.
"Forza alzati ora, dobbiamo andare" gli dissi riprendendomi dal mio stato di trance.
. . .
La piccola imbarcazione ondeggiava sotto i nostri piedi cullata dalle acque materne del Golfo di Corinto, stavamo circumnavigando l'Arcadia da ormai quattro giorni e ce ne sarebbero voluti almeno altri cinque, per arrivare a destinazione, se Poseidone ci avesse lasciato trascorrere un viaggio tranquillo. Ma così non fu...
Le acque del Golfo di colpo iniziarono ad incresparsi e onde sempre più alte crescevano all'orizzonte, nubi nere coprirono il cielo mentre le folgori di Zeus iniziarono a percuotere l'aria. Guardai Argo di colpo e, quando i miei occhi marroni si tuffarono nei suoi color smeraldo, entrambi capimmo che non avremmo avuto modo di fuggire da quella tempesta. Cercai di raggiungerlo, ma fui rallentata dal vento gelido che mi sferzava furiosamente il viso. La piccola nave in legno di cedro cominciò subito ad imbarcare acqua gelida e scura che ci fece affondare di qualche centimetro. Afferrai velocemente la bisaccia, ne estrassi il pugnale e lo infilai in una fascia di cuoio che tenevo legata alla coscia sotto la gonna della veste; lasciai perdere il resto. Quando finalmente riuscii a raggiungere l'altra estremità della nave, feci appena in tempo ad afferrare il braccio del ragazzo di fronte a me che un'onda più forte delle altre ci scaraventò a terra entrambi, mentre quella successiva fece ribaltare la nave. Quando riemersi poco dopo, riuscii appena a scorgere il sole rosso sangue che veniva ingoiato dell'Egeo che anch'io fui inghiottita di nuovo dalla corrente.
Spazio D'Autrice
Ciao a tutti! Come State? Prima di tutto volevo ringraziarvi di essere arrivati fino a qui nella lettura, spero il primo capitolo vi sia piaciuto! Inoltre volevo dirvi che questa è la mia prima storia, quindi se trovate degli errori non esitate e segnalarmeli; e scusarmi in anticipo dato che molto probabilmente non sarò "Del tutto costante nell'Aggiornare" a causa di scuola, impegni, ecc.
Detto questo vi auguro buona lettura e spero che questa storia sia capace di appassionarvi!
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Olimpia
Teen Fiction"Mi dispiace" mi disse lui senza neanche guardarmi in faccia. Sentivo le sue mani, grandi e forti, le stesse mani che la notte prima mi avevano accarezzat...