Erano trascorsi tre giorni da quando Vincenzo e Tatiana si erano incontrati.
Moby Dick come ogni mattina andò al bar per fare nuovamente colazione,lì, notò il professore con la testa affondata tra le pagine di un quotidiano e il caffè che giaceva sul tavolino a raffreddarsi per bene.
Erano amici da un po' di anni oramai.
A Pasquale le esperienze di Vincenzo sembravano: strampalate, esagerate, inverosimili, squalificanti ma spesso comiche. Viceversa, a Vincenzo i discorsi di Pasquale apparivano: inconcludenti, incomprensibili ma spesso divertenti e stimolanti in una certa misura.
Moby Dick si avviò verso il professore.
- Professo' - disse, fermandosi davanti al tavolino e riprendendo fiato.
- Professo', buongiorno.
Il Professore alzò gli occhi dalle pagine del quotidiano con espressione interrogativa e stralunata come se fosse stato strappato da una contemplazione profonda ed eterea ma d'un tratto sorrise e invitò Vincenzo ad accomodarsi.
- Professo', ti vedo strano, tutto apposto?
Pasquale accese una sigaretta e avvolto da una nube di fumo, a bassa voce, a voler imporre al proprio interlocutore un ulteriore sforzo di ascolto e attenzione.
- Vicie'... la contemplazione, la prova della sua validità sta già nel fatto stesso che in ciascuno è insito il desiderio di conoscere l'ignoto e vivo l'interesse per ciò che di lui si racconta. Sono molto contento di averti incontrato, cosa racconti?
- Professo', 'a capa ha i suoi limiti. E poi tu non sei in pensione? Sempre a fare il filosofo, non ti capisco proprio. Ma non annoia anche a te tutta 'sta filosofia?
- Tutt'altro -, borbottò Pasquale riaffondando il capo tra le pagine del giornale.
- Bè, grazia a Dio... - disse Moby Dick asciugandosi qualche goccia di sudore dalla fronte spaziosa. - Grazie a Dio... Sono molto contento per te... contento davvero...
Vincenzo si tese verso il professore.
- Parliamo di cose serie, qualcosa da raccontare, ce l'ho.
- Tutto è trovare qualcosa. Anche perdere è trovarsi ad avere una cosa perduta; si trova soltanto. C'è nel fondo di questo pozzo, come nelle favole, la Verità. Sentire è cercare - . Sentenziò con distacco Pasquale spegnendo la sigaretta nel posacenere.
- Jamm bell! veramente mi imbrogli i fili in testa, senti: qualche giorno fa, mi stavo per fare 'na zucculella dell'Ucraina. Ma è quant è bellella, 'nu zucchero.
- Ecco una buona notizia -, rispose il professore con tono pacato ma, alzando il sopracciglio, corrugando la fronte, malcelando lo scarso interesse e senza distogliere lo sguardo dal quotidiano.
- Professo', se non fosse stato per quei cazzo di carabinieri me la sarei chiavata in macchina. Tutt 'o blocc, s'hann fatt 'a uno. Guarda che ciorta: mentre me la stavo portando, son dovuto tornare indietro perché...
le guardie stavano togliendo di mezzo alla strada un pezzo di merda a cui avranno sparato in bocca, eheh. Lei si è spaventata e non ho potuto fare altro che farla scendere. 'Ste femmine!
Il racconto di Moby Dick gettò il professore in una irrefrenabile agitazione nervosa che gli impediva di continuare a leggere e di concentrarsi.
Eppure era sicuro di non aver commesso alcun delitto, e più che certo che in futuro non avrebbe ucciso o rubato; ma quanti delitti sono stati compiuti anche per caso, senza intenzione? E le calunnie? E gli errori giudiziari? Plausibili, possibilissimi. Non a caso la saggezza popolare insegna che alla miseria e alla prigione bisogna sempre essere pronti. Va' poi a reclamare giustizia in una piccola, sporca cittadina dove ogni sorta di violenza viene accolta come una necessità ragionevole, ogni atto di clemenza e assoluzione è accompagnato da insoddisfazione e talvolta vendetta.
L'ignoto non gli parve più uno spazio infinito in cui ciascuno possa accrescere la propria conoscenza e coscienza di sé in totale libertà ma, uno spazio ristretto, claustrofobico, in cui l'angoscia e la paura soffocano la ragione, castrano la curiosità, incatenano la fantasia.
- Scusa Vincenzo, devo andare a preparami qualcosa per pranzo, ci becchiamo un'altra volta in giro -, sospirò il professore, alzandosi con inconsueta fretta dal tavolino.
Pasquale si rinchiuse nel suo seminterrato e per un'ora o due camminò per la stanza guardando i quadri e vecchie fotografie che conosceva a memoria.
La radio ronzava un po' di musica classica, il cane del vicino cominciò ad abbaiare, la lavatrice si mise improvvisamente a borbottare, e tutti quei rumori, gettarono nuovamente il professore, senza un apparente perché, in quella agitazione nervosa che lo aveva colto poco prima in compagnia di Moby Dick.
Poi si accomodò alla scrivania sempre ingombra di giornali, libri, penne, piatti, e varie cianfrusaglie; stette immobile, senza pensieri, dimenticandosi di pranzare.
