Era sabato, il mio giorno libero, e nella notte sognai le labbra di Eco. Quando mi risvegliai sentii un profondo vuoto nel petto e rimasi a pancia in su nel letto a sospirare per dieci minuti per poi decidermi ad alzarmi. Ero preoccupata che Philipe potesse spifferare a tutti il mio segreto. Ma quale segreto? Che sono... lesbica? Che mi piacciono le ragazze? Che mi piace Eco? Mi veniva da
vomitare. Anche io, secondo Philipe, ero una deviata.
Il primo pensiero subito dopo le labbra di Eco era Nicolas. Dovevo parlargli, chiedergli scusa per averlo lasciato solo nonostante mi avesse accompagnata alla festa e mi avesse riempito il cuore di gentili complimenti. Quanti pensieri mi passavano per la mente...
Ero una stronza e glielo dovevo dire, così gli telefonai.
«Nicolas, ciao! Ti... ti devo parlare»
«Sì, anche io. Facciamo oggi al parco alle 15» rispose, con tono affranto.
«Ma sì, certo» dissi sorpresa dalla sua secchezza nel darmi una risposta. Prima che io potessi aggiungere altro, però, aveva già terminato la chiamata.
***
Quando arrivai al parco lo trovai seduto sulla stessa panchina su cui avevamo dialogato beatamente qualche giorno prima. Io mi aspettavo che quella beatitudine si trasformasse in incazzatura da parte sua, per cui ero già pronta a farmi dare della stronza. Ma non appena mi vide si alzò in piedi e mi venne in contro veloce, con gli occhi lucidi e lo sguardo mortificato.
«Ti chiedo scusa Billie, scusami davvero. Sono un amico di merda!» mi disse quasi piangendo, e il mio istinto fu quello di stringerlo forte a me. Io non capivo il motivo per cui si fosse scusato. Ero io, semmai, quella che si doveva scusare con lui.
«Che cosa è successo? Perché piangi? Su, sediamoci»
«È successo che non dovevo lasciarti sola, ieri sera. Dovevo almeno accertarmi che tornassi a casa con qualcuno, prima di andarmene, ma non ho potuto fare a meno di scappare! Ti chiedo scusa, perdonami. Non abbiamo nemmeno potuto vedere i fuochi insieme. Chi ti ha portata a casa? Eco? Maya o Christian?»
«Hey, tranquillo, non preoccuparti. Non ero sola. Ora calmati» gli dissi. Fece qualche respiro profondo e si tranquillizzò. «Spiega. Perché te ne sei andato via improvvisamente?»
«Ecco. Poco dopo che tornassi dal bagno ho ricevuto una telefonata da mia madre. Jack si è sentito male ieri notte. Suo padre lo ha trovato nel letto con la bava alla bocca, lo hanno portato in ospedale e ora sta lì, sotto controllo. Poi lo manderanno in comunità» rispose, e anche se era visibile il fatto che si stesse trattenendo dal piangere scoppiò in lacrime, mettendo le mani sulla faccia.
«Oh mio Dio, Nicolas... cazzo, mi dispiace tanto, ma perché non me lo hai detto subito?»
«Non volevo rovinare la serata, né a te né a Luke. Era il suo compleanno e chi sono io per rovinarlo con gli affari miei? Non ho detto niente a nessuno... tu sei la prima a cui lo dico».
Lo abbracciai forte. Mi faceva davvero tanta tenerezza ed io mi sentivo doppiamente una merda per aver pensato che quella telefonata si trattasse di una scusa per andarsene dalla festa.
«In quale comunità lo manderanno?» domandai.
«Non lo so... a Witney forse, a mezz'ora da qui. È mio fratello. Anche se io per lui non lo sono, per me lo è e gli voglio bene»
«Sicuramente anche Jack ti vuole bene. Prendila così, come fosse una possibilità per lui per ricominciare e guarire. Starà meglio e quando tornerà da te starete meglio tutti quanti»
«Sì... sì, hai ragione. Grazie Billie»
«Prego, Nicolas»
«Non so il perché lo abbia fatto. Andava tutto bene. Forse la storia con Eco stava andando a puttane. Non lo so»
Io sobbalzai sia al sentire il nome di Eco, sia al sentir pronunciare una volgarità da Nicolas.
«Sai, spesso chi è tossicodipendente lo fa semplicemente perché ne ha bisogno... patologicamente. Si è lasciato andare troppo» dissi.
«Lasciarsi andare del tutto non fa mai bene. Bisogna non perdere mai il controllo, stare in guardia per qualsiasi cosa, pensare alle conseguenze sempre, in ogni ambito, cazzo. Vorrei che la gente lo capisse. La maggior parte del male del mondo è causata da deficienti che non sanno controllarsi e fanno casini. Non usano la testa, non ragionano».
Io non risposi.
«Eco sarà distrutta, no?»
«Eco? Be', sì, certo. Sarà difficile, credo, per lei dovergli dire... addio. Sì» risposi impacciatamente.
«Devi starle molto vicina, Billie»
«Ma sì, certo!»
«Davvero molto vicina»
«Molto vicina. Lo farò»
«Starà soffrendo come un cane...»
«Non parliamo di Eco, Nic! Sei troppo empatico. Non puoi affliggerti ulteriormente pensando a come possa soffrire lei, stai già soffrendo tu»
«Hai ragione. Di nuovo»
«Io per te ci sarò, Nic. Ti sarò vicina, molto più a te che ad Eco. Siamo un duo, no?». Lui sorrise.
«Sì, un duo. Ti ringrazio per quello che fai per me. Mi sono comportato male, non te lo meriti. Io lo so che tu non mi lasceresti mai solo»
«Certo che no, Nic, mai».
Ci abbracciammo e lui si asciugò le lacrime
con un fazzoletto di velluto. Mi sentivo falsa.
«Ma tu? Che cosa volevi dirmi?» mi chiese poi dopo pochi secondi.
«Io? No, niente... volevo solo... solo chiederti se un giorno di questi io potessi venire a casa tua per vedere un film o leggere qualcosa però... vista la situazione direi di rimandare» improvvisai. Da una parte ero sollevata per il fatto che Nicolas non mi avrebbe giudicata una pessima amica. D'altronde, è stato lui ad essersene andato lasciandomi sola alla festa, giusto?
«Oh, ma certo. Vieni pure quando vuoi, non ti preoccupare Bil. Mi farebbe molto piacere»
«Grande»
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The broken echo of you ~Billie Eilish~
Fan-FictionBillie è una ragazza di diciassette anni che ha sempre vissuto nell'ombra. Dopo la morte del padre e la perdita delle sue due uniche migliori amiche, Billie non si sente parte di questo mondo e sfoga i suoi malesseri parlando in un centro terapeutic...
