Un'altra giornata. Un'altra mattina assillante, e il pensiero di sfracellarmi il cranio al muro cresce sempre di più.
Credo di essermi distratta un attimo.
"Hey? Scusami? Posso ordinarti?"
Avevo completamente perso il contatto con la realtà.
Credo di essere stata con lo sguardo perso per almeno cinque minuti buoni, ed ora questa ragazzina è qui di fronte a me, scrutando ogni frantume della mia anima, aspettando di ordinare qualcosa.
Lavoro in una piccola caffetteria, passa raramente qualcuno che a volte mi perdo.
"Certo, dimmi." dico, per procedere a prendere l'ordine.
Il mio turno è finito.
Vado a cambiarmi nel retro per poi uscire, ma come varco la soglia della porta sento una strana presa stringermi alla vita.
Sussulto.
"Oh! Sono io. Scusa se..."
Chi poteva essere se non Zach?
Balbetta le ultime parole, tant'è che non ho nemmeno sentito cos'abbia detto.
Mi guarda intensamente negli occhi per qualche secondo, per poi spostarlo sulle labbra, per finire a riconcentrarsi nuovamente sui miei occhi.
Intanto la sua presa diventava sempre più insistente.
"Stai bene?" mi dice, col fiato affannato.
"Si, suppongo." rispondo, con ancora la sua presa su di me.
Zach si accorge di avere ancora le sue mani incollate strette sulla mia vita, procede per toglierle.
Si mette una mano dietro il collo, guarda a terra.
"Non vorrei farti spaventare, ma non voglio nemmeno che tu ti faccia del male... So quanto queste cose ti sconcertino." mi dice guardandomi fisso negli occhi.
"Perchè... che succede? Che sta succedendo?"
Dico preoccupata. Non capisco...
"Purtroppo c'è stato un brutto omicidio qui nei dintorni... ancora non si sa chi sia la vittima."
Dice, con tono serio.
Alle sue parole perdo un battito.
Ricordo che ultimamente a una delle mie amiche più care stavano capitando cose alquanto strane. Dio spero proprio di sbagliarmi.
"Cosa?.."
Comincio a respirare affanosamente.
Improvvisamente mi prende per le spalle.
"Hey? Non fare scherzi! Potrei anche non averti detto niente!" dice, guardandomi fisso negli occhi.
La mia anima sobbalza. Procedo per mettermi furtivamente le mani in tasca cercando insistentemente il telefono.
Finalmente lo trovo: tento di sbloccarlo di fretta ma così facendo sbaglio la sequenza del pin ben quattro volte. Vado nel registro chiamate e seleziono "sis<3".
Non era veramente mia sorella, ma il legame è troppo stretto.
Procedo a chiamarla. Il telefono squilla e ad ogni trillo il mio cuore sussulta.
Mi sentivo la testa girare.
Rispondi.. rispondi.. rispondi... imploravo.
Speravo in ogni secondo che passasse che avesse risposto. Ma così non è stato.
Il telefono cessa bruscamente di squillare.
Sento una calda presa avvolgermi. era Zach.
Stava piangendo e singhiozzando, per un motivo che non riuscivo a comprendere.
La sua pressa diventava sempre più stretta e invadente.
Cerco di ricambiare l'abbraccio, ma con una presa piuttosto lenta e distante.
Non avevo le forze. Spero vivamente che quella vocina nella mia testa si stia sbagliando, e che in realtà è tutto apposto.
Zach lascia bruscamente la presa, cogliendomi di sorpresa.
Cerco di asciugargli le lacrime passando le dita vicino i suoi occhi.
Zach mi stava osservando. Ora aveva un'espressione neutrale sul viso, mi metteva piuttosto a disagio.
Potevo sentire ancora il cuore scalpitare, in quel momento mi sentivo come un fiore che potrebbe venir colto da un momento all'altro. Non sapevo come comportarmi.
Il respiro affannato, gli occhi semichiusi, le gambe e le mani che tremavano.
Continuo a dare un'occhiata al telefono per vedere se qualche notifica potesse arrivare, ma niente.
Zach tende la sua mano verso di me, mettendomela fra i capelli, cominciando a giocherellarci.
Sorride.
Ora la sua mano sta strisciando sul mio collo, mentre i suoi occhi sono puntati dritti sui miei.
Lo stavo ancora fissando, con quell'espressione debole e indifesa. Non potevo fare niente, in quel momento non avevo la mente lucida per pensare.
"Devo andare a casa." dico, quasi bisbigliando.
Zach lascia la presa.
"Va bene. Stai attenta però. -sorride- Ci vediamo domani, allora..." dice, mormorando l'ultima frase.
Gli faccio cenno con la mano, per poi andarmene.
Comincio a correre verso la fermata dell'autobus.
Il fatto che possa esser successo qualcosa alla mia migliore amica, la persona con cui sono cresciuta, che c'è sempre stata per me ed io per lei, mi si spezza il cuore.
Spero vivamente di sbagliarmi, o non saprei cosa farne della mia vita.
I miei passi si fanno sempre più veloci.
Improvvisamente mi sento gli occhi riempirsi di lacrime, che però non riescono a cadere. Ho la vista offuscata. Mi fermo un momento.
Inspiro, cercando di far entrare più aria possibile nei polmoni.
La butto fuori, asciugandomi un'altra volta le lacrime.
Arrivo finalmente alla fermata del pullman, sono arrivata giusto in tempo.
Avevo paura di averlo perso.
Salgo su, fortunatamente a quest'ora è piuttosto vuoto. Cerco il mio solito posto, quello vicino le porte, col sedile vicino finestrino. Mi ci siedo, cerco di non pensarci adesso.
Voglio liberarmi dai brutti pensieri, almeno per un po'.
Guardo fuori. Adesso che ci penso è da un po' che questa soffocante atmosfera mi sta assalendo.
Da quando me ne sono andata, da quando ho lasciato Zach solo, è come se sentissi una presenza di troppo.
Mi guardo intorno, per assicurarmi che nessuno mi stesse seguendo o roba simile, ma niente.
Saranno solo le paranoie, o almeno spero.
È arrivata la mia fermata, scendo furtivamente.
Corro verso casa, non ne posso più. Oggi è stata proprio una giornata terribile.
Vorrei solo sprofondare nel mio letto per un po' e non pensare a niente.
Rallento, sapendo che sono quasi arrivata.
Comincio a frugare nella mia borsa cercando le chiavi e, una volta prese, mi dirigo verso la serratura sbloccando così la porta.
Entro, subito percepisco una orribile sensazione.
Mi chiudo la porta alle spalle.
Era tutto molto buio, tranne la luce calda del lampadario della cucina, che potevo vederla dalla porta d'ingresso.
Subito riconosco i passi di mia madre.
Sembra distrutta, ha un'espressione per niente felice sul viso, anzi.
Subito mi preoccupo, del fatto che abbia scoperto qualcosa di brutto sul mio conto.
"Sei tornata, vedo. Mi stavo già preoccupando." dice, con un tono calmo, quasi sussurrando.
La guardo confusa.
"Che ti è successo? Vedo gli occhi gonfi." riprende la conversazione.
"Oh, niente..." le dico, chiaramente mentendo, come se non avessi appena smesso di piangere.
"Lo sai già?" mi dice, quasi spaventata.
A quella domanda mi si gela il sangue. Oh no. Cosa è successo, ora? Per favore non ditemi che le mie paranoie sono diventate realtà...
"Sapere... cosa?" le dico.
"Hai sentito le notizie? Di quell'omicida che gira.. in città." dice, guardando il pavimento.
"Oh. Ho sentito qualcosa, ma non so bene i dettagli." le dico, impaurita. Per favore no...
"Quindi non lo sai." riprende il discorso, con un tono preoccupato.
"Per favore, rimani calma quando te lo dirò. Ti prego." mi continua a ripetere, mentre si avvicina cautamente a me.
"Ti prego mamma, che sta succedendo?" le rispondo, spaventata.
Lei mi guarda fisso negli occhi, con il cuore in mano.
Prende un respiro profondo.
"Oggi ci hanno comunicato una terribile notizia."
A quelle parole mi sbarrano gli occhi, e riprendo nuovamente a tremare.
"Purtroppo la vittima è stata proprio la tua migliore amica." mi dice, con un tono fermo e serio, guardandomi negli occhi, con le mani salde sulle mie spalle.
Sono immobile. Perdo un battito, credo di avere un mancamento.
Non rispondo.
Sento solo una calda presa avvolgermi: mia madre mi stava abbracciando.
Ricambio, completamente in lacrime.
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- choke
ChickLitUn amore passionale, vero e puro, travolto da ossessione. Un giallo un po' insolito.
