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Con la punta dello stivaletto di pelle nera che indossavo calciai uno dei tanti sassolini bianchi presenti sul selciato. Questo lasciò una leggera scia bianca sulla superficie impolverata ma non gli diedi peso. A seccarmi era altro, o meglio qualcuno.

Per rispettare il limite temporale datoci dal regista mi ero ritrovata nel bel mezzo del set esterno senza vestire i panni di Giulietta ma con i miei ancora sporchi di erba e polvere.
Quelle macchie scure su quegli abiti consumati dalle ore di volo sembravano riflettere il mio stato d'animo ancora in fermento per la lite con Lorenzo, che per alleggerirmi il boccone amaro che ancora stringevo in gola aveva impiegato ben sessantacinque minuti per comparire - trascinato a forza dai suoi due accompagnatori - davanti alle cineprese e nonostante ciò era rimato ben saldo nelle sue idee.

Aveva serrato le labbra più della braccia che portava incrociate al petto e si era chiuso in un silenzio che ormai durava da ben tre ore.
Tre interminabili ore che il regista aveva deciso di riempire con una lettura incessante del primo atto del copione da parte di tutto il cast.
L'intento dichiarato: "testare la bravura e l'affiatamento del nuovo cast prima delle riprese vere e proprie".
Il fine ultimo: "scardinare la cocciutaggine di Lorenzo"

Per "convincerlo" - se così possiamo definire il suo metodo - aveva riempito il silenzio che scaturiva dalle sue labbra serrate con il ticchettio di un timer di cinque minuti oltre il quale noi altri dovevamo proseguire come se la battuta di Romeo si fosse librata normalmente nell'aria.

All'ennesimo trillo sbuffai infastidita e spostai il peso da un piede all'altro.

Quello scandire ritmico del tempo con annesso trillo finale era diventato più nauseante delle nostre voci, che non la smettevano di ripetere le stesse immutabili frasi.

Allungai lo sguardo sul regista convinta di scorgergli in viso un minimo di disappunto e invece sorrideva compiaciuto.
A quanto pareva era l'unico dei presenti a trovare la vicenda piuttosto divertente.

Se c'era una cosa che avevo capito in questi interminabili centottanta minuti era che Luca Ruggiero era molto più testardo di Lorenzo Carrara e di sicuro l'avrebbe avuta vinta.
Non avrebbe mai permesso ad un bambinetto fin troppo cresciuto di stravolgere nuovamente i suoi piani.

Sollevai le spalle e librai nell'aria la centesima nuvola di fiato che, invece di librarsi leggera nel cielo azzurro puntellato qua e là da soffici nuvole bianche e vaporose, cade pesantemente sul terreno sollevando con il suo impatto un banco di polvere.

Ormai il vento aveva cessato di soffiare e la frescura del mattino aveva lasciato il posto ad un sole primaverile che, tronfio della calura del primo pomeriggio, si faceva man mano più insistente dandoci una prima dimostrazione di ciò che sarebbe stato in grado di fare durante le lunghe giornate estive.

Purtroppo per me non avevo mai amato il caldo, mi innervosiva facendomi sentire stanca e appiccicosa.

Smossi i capelli che mi si stavano attaccando sul collo e iniziai a sventolarmi con il copione.

Al prossimo trillo sarebbe toccato di nuovo a me e il solo pensiero di recitare a intervalli di cinque minuti accresceva il mio nervoso.
Spostai nuovamente il peso da un piede all'altro e mi sventolai più energicamente.
Ero stanca, come tutti del resto.

In tre ore c'erano state da parte nostra innumerevoli proteste e lamentele, ma queste per quanto potessero essere state rumorose o moleste sembravano non aver avuto voce né per il moro né per il regista.
Al di là della loro sfida personale noi non esistevamo affatto.

Francesco, l'assistente del regista, ci aveva sistemati su due file parallele: i Capuleti a destra e i Montecchi a sinistra di colui che in cima alle due colonne impersonava il Principe di Verona.
A me e a Lorenzo erano stati assegnati gli ultimi due posti, ovvero quelli che distavano solo un paio di metri dal regista che, immerso nel mondo reale fatto di operatori del settore e macchinari, sedeva comodamente all'ombra di un gazebo in plastica bianco.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Aug 21 ⏰

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