Capitolo quattro.

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Quella sera tempestosa, la signora Matilde aspettava con ansia i suoi figlioletti.
Era avvolta nel silenzio della casa e osservava alla finestra la strada abbandonata sperando che nel giro di qualche secondo delle figure fanciullesche facessero capolino da lontano.
Pochi minuti dopo Annibale irruppe in cucina con aria stanca.
"Ciccino sta ancora lavorando?" detto questo si mise a sedere con un lungo sospiro da uomo malato.
"Sì. Ma questo pomeriggio ho mandato Ramiro a portargli la colazione e non è ancora rientrato". La donna era molto preoccupata glielo si leggeva in viso.
"Non ti preoccupare, sai come è fatto il piccoletto di sicura avrà trovato qualcuno con cui parlottare".
"Lo spero".
La zuppa era già pronta e la signora Matilde non riusciva a non tormentarsi le mani. Faceva su e giù per la piccola cucina, con gli occhi corvini bassi per terra.
"Matilde mi stai girando il cervello, smettila di tormentare la tua anima" disse l'uomo affaticato.
"Scusami caro. Come vanno i tuoi dolori di spalla?"chiese la donna accigliata con le mani strette in ventre.
"Male" dichiarò Annibale portandosi le dita rovinose in testa.
"Accidenti. Quante volte ti ho detto di non affaticarti troppo per i campi" esclamò la poveretta mortificata.
"Sai che devo tagliare la legna per il fuoco"
"Ma possiamo mandare il nostro Ciccino, oramai è grande".
Mentre dicevano ciò i due figlioletti rientrarono in casa con le facce arrossate e sudate.
"Ma quanto ci avete messo!" urlò la signora tutta irata verso Ciccino.
"Scusa mammina, ma prenditela con questo signorino che ha insistito per rimanere fino a tardi" piagnucolo' Ciccino avviandosi verso la zuppa che bolliva per gli ultimi istanti nella pentola, poi intinse un dito e se lo portò alla bocca gioioso.
"Ramiro, ma insomma, che ti è preso?" gli chiese Annibale con una certa irritazione.
Il bimbetto se ne rimaneva in silenzio vicino alla porta. Mentre i tre visi della sua famiglia lo guardavano scrupolosi.
"Io ho voluto aiutare il mugnaio, perche m'ha detto che da piccolo mangiava porchieria per le mucche" spiegò la questione con confusione.
"Poi s'è messo a piagnucolare come un pargoletto" intervenne Ciccino asciugandosi la fronte dal sudore.
Annibale si toccherello' le ginocchia in modo che il piccolino gli si potesse sedere sopra. I suoi occhietti innocenti gli facevano capire che non voleva fare del male a nessuno.
Ramiro si accomodò sulle ginocchia del padrino e lo guardò tutto consapevole.
"Non ti preoccupare piccolino che io avevo capito le tue intenzioni, sei così buono e bello che hai voluto dare una mano al vecchio non è vero?" disse l'uomo con un sorriso.
"Sì padrino mio è vero. Io voglio lavorare lì, non voglio andare a scuola".
A quelle parole di un angioletto, la signora Matilde si commosse profondamente.
"Piccolino mio come sei generoso" disse in singhiozzi.
"Mammina smettila di frignare" la consolò Ciccino che le cinse il collo con la sua mano lavoratrice, ormai era alto quanto la sua mammina.
"Ma lo sai che i bimbi che non vanno a scuola di punto in bianco cacciano le orecchie e la coda da somaro?" disse l'uomo al piccolo Ramiro che non poté credere alle sue parole.
"Come Pinocchio? " ora il furbetto aveva una gran paura.
"Proprio così".
"Ma io voglio solo fare un opera di bene" disse Ramiro dagli occhi cristallini.
"Lo sappiamo, ma devi anche andare a scuola. E poi per questo non ti preoccupare che c'è il nostro ciccino a servizio del signor Pietro".
La sua mano possente indicava la faccetta stanca di Ciccino che abbracciava la mamma dolcemente.
"Il mio piccolino è così forte e bravo!" esclamò la signora Matilde baciandoselo tutto.
Il ragazzetto rideva compiaciuto.
"Stai sereno bimbetto che ci sono io" disse poi alzandosi il manico della maglia e mostrando a tutti i suoi bei muscoletti prematuri.
"Tu sei davvero forte fratello ne, che un branco di buoi non basterebbero per te" .
Dopo aver placato le intenzioni sciocche di Ramiro, la donna servì in tavola la zuppa calda che tutti degustarono felici.
"Mamma sta sera non spegnere la candela" disse Ramiro infilandosi nel suo lettino.
"Hai paura del buio sciccherello?" ciccino saltava sul letto come un bambino e le molle si alteravano bramose sotto i suoi piedi.
"Ciccino non saltare sul letto che ormai sei grande e poi rischi di romperlo" disse la madre rimboccando le coperte a Ramiro.
"Scusa mammina" poi si mise a sedere sfilandosi la maglietta sudata, che la donna prese portandosela al naso dolcemente.
"Sei così profumato ciccino mio".
Quando i due bimbi sembravano aquietati dal sonno la donna stava per uscire dalla stanzetta quando Ramiro ebbe un sussulto.
"Madrina" disse in silenzio.
"Dimmi piccoletto".
Gli occhi di Ramiro erano più profondi e rotondi che mai.
"Posso lasciare la candela accesa sta notte?"
"Ma perché me lo chiedi per la seconda volta?" disse la donna.
"Vorrei pregare per il vecchio Pietro" si limitò a sussurrare.
Matilde nell'udire quelle parole così tristi si accomodò sul suo lettino ad un angolino.
"Perché vuoi pregare per il mugnaio, piccoletto?"
"Perché mi sembra così magro e bruttino, che penso si nutra di cibo per mucche" disse con una vocina da bimbo assonnato.
"Ma no! Il vecchio Pietro ha così tanto latte in casa ..." la donna gli accarezzò il viso paffutello "tu non ti preoccupare degli affari altrui pensa per te".
"Va bene madrina mia, ma la candela la puoi lasciare lo stesso accesa?"
"Come vuoi tu piccino" sussurrò Matilde uscendo dalla stanza in punta di piedi.
Il cielo quella notte era così luminoso di stelle che a Ramiro sembravano cristalli cosparsi.
La luna filtrava una luce cupa e calorosa che lo faceva sentire al sicuro.
Poi il bimbetto si alzò lesto lesto dal lettino per non svegliare suo fratello e si mise con le ginocchia per terra e le mani giunte sul letto.
"Signore ti prego proteggi il vecchio Pietro che è denutrito"
Sussurrava con una vocina impastata dalle parole profonde.
"Ave o Maria piena di grazia il Signore è con te ..." poi si mise a pregare da bravo bambino quale era.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Sep 08, 2015 ⏰

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