Di Erbologia e condizionali irrealizzabili

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Stava correndo per i corridoi del primo piano, cercando di rimanere al passo della sua migliore amica, che aveva appena svoltato quella curva davvero troppo lontana.

Senza smettere di correre, Emily si strinse un mano al fianco. Doveva assolutamente allenarsi di più. Magari poteva fare qualche giro del campo da Quidditch ogni tanto, mentre la squadra della sua casa si allenava.

Poi, pensandoci meglio, si disse che no, non l'avrebbe mai fatto. Perché, prima ancora di essere una Serpeverde, lei era una persona estremamente pigra.

Fu lì, alla repentina svolta del corridoio, che accadde.

Uno scontro, dei tonfi, libri e fogli dappertutto, boccette di inchiostro miracolosamente salve. Un'imprecazione.

Emily neanche si sforzò di alzare il capo per vedere chi l'avesse lanciata. Cercò di raccattare le sue cose più in fretta possibile, come stavano facendo anche l'altro paio di mani, d'altronde.

Sempre con maggiore preoccupazione, pensò a cosa sarebbe successo se fosse arrivata in ritardo alla lezione di Ruf. In effetti, a pensarci meglio, non sarebbe successo niente. Anche perché Ruf non si accorgeva mai di niente. Era estremamente apatico anche per un fantasma.

Quindi, con rinnovata calma, prese l'ultimo quaderno rimasto a terra e lo porse al suo proprietario.

Oddio, quegli occhi. Non ci credo.

James Potter le sorrise. Evidentemente non aveva notato il colore della sua cravatta, oppure – si trovò a sperare la ragazza – non gli importava.

E forse – si trovò a sperare ancora – adesso le avrebbe chiesto il suo nome, si sarebbero presentati. E lui avrebbe sorriso. Ancora.

Poi sarebbero andati a lezione, come è normale che sia. Ma per volontà del fato, James, l'aitante cercatore del Grifondoro, avrebbe trovato quella stessa mattina un libro della ragazza. Quello di Erbologia, così pesante e su cui lei aveva riversato tanto inchiostro. E magari lui l'avrebbe decifrato, quell'inchiostro, e ne sarebbe rimasto affascinato. Tanto che, quando le avrebbe riportato il libro, sarebbe rimasto con lei giusto quei pochi minuti in più per accennare anche alla sua passione per l'Erbologia. Per poi salutarla con un "ci vediamo in giro".

E poi si sarebbe ritrovato a cercarla tra le fila dei Serpeverde, tra i gruppetti di ragazze in mezzo ai corridoi, senza nemmeno accorgersene. A sperare di vedere quella coda alta e spettinata tra la folla. Per poi, un giorno, individuarla finalmente da sola. E, quindi, le si sarebbe avvicinato, chiedendole se avesse impegni per quel sabato e se, in caso, non avrebbe voluto venire ad Hogsmeade con lui. E lei, imbarazzata per la richiesta improvvisa, avrebbe detto "sì, perché no", dando il via ad una lunga successione di eventi, tutti non necessariamente in quest'ordine.

Avrebbero parlato di Erbologia, riso e scherzato.

Si sarebbero salutati con un sorriso timido.

Avrebbero parlato nei corridoi, ogni volta che si sarebbero incrociati.

Avrebbero discusso dei suoi dubbi gusti in fatto di Quidditch, dato che, ovviamente, le Holyhead Harpies erano l'unica squadra degna di essere tifata.

Lei sarebbe venuta a vederlo alle partite, e avrebbe tifato per lui.

Lui l'avrebbe accompagnata in biblioteca, studiando accanto a lei.

Avrebbero litigato, sapeva che l'avrebbero fatto.

Poi si sarebbero baciati.

Le loro mani si sarebbero cercate molte e molte volte.

Avrebbero subito la mancanza l'uno dell'altra.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Mar 28, 2016 ⏰

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