I cani sono un problema. Ho bisogno di mettere in funzione il cervello per risolverlo. Per quanto riguarda gli uomini, posso anche non farmi scoprire mentre mi muovo furtivamente, ma non è lo stesso con i cani. In ogni caso continuo a correre.
Devo preoccuparmi di una cosa alla volta. Sono attanagliata dalla paura, incredibilmente forte, che non ce la farò proprio a trovarli, quindi comincio a correre a tutta velocità.
Quando li vedo sono praticamente piegata in due perché non ho più fiato. Respiro così affannosamente che mi sorprendo di non essere sentita.
Si avvicinano a quello che di primo acchito pare un fatiscente complesso di edifici. Dando un'occhiata più da vicino, però, scopro che in realtà questi sono in buono stato. Sembrano fatiscenti solo perché ci sono rami addossati ai muri e intrecciati in una rete sopra il recinto. I rami sono posizionati con cura in modo tale che diano l'impressione di essere caduti naturalmente. Dall'alto scommetto che il complesso ha lo stesso aspetto delle altre zone del bosco. Dall'alto scommetto che non si vedrebbero affatto gli edifici.
Nascosti sotto le piccole costruzioni in sequoia intorno ai palazzi ci sono le mitragliatrici. Sono tutti puntati verso il cielo.Non pare certo un accampamento che accoglie bene gli angeli.
Raf e i cinque cacciatori incontrano altri uomini mimetizzati. Ci sono anche donne, ma non sono tutti in uniforme. Alcuni non sembrano del luogo.
Alcuni, visibilmente spaventati, si muovono furtivamente nell'ombra.
La fortuna mi assiste perché uno dei tizi fa entrare i cani nel canile. Diversi cani abbaiano, quindi se alcuni lo fanno contro di me, non dovrebbe saltare agli occhi.
Mi guardo intorno per assicurarmi di non essere stata individuata.
Tolgo di mezzo lo zaino nascondendolo nella cavità di un albero. Penso di tenere con me la spada, ma poi decido di non farlo. Solo gli angeli portano le spade. L'ultima cosa che ci serve è che io sfiori il loro pensiero in quella direzione. Metto le ali avvolte nella coperta accanto allo zaino e faccio mente locale della posizione dell'albero.
Trovo un buon punto dal quale vedere gran parte dell'accampamento e mi appiattisco su un pezzo di terreno coperto di foglie quante bastano per proteggermi dal fango.
Il freddo e l'umidità penetrano comunque attraverso la mia felpa. Per essere sicura, mi getto addosso alcune foglie e aghi. Quanto avrei voluto avere una delle loro divise mimetiche! Fortunatamente i miei capelli castano scuro si confondono con l'ambiente circostante.
Spingono Raf a inginocchiarsi al centro dell'accampamento.
Sono troppo lontana per sentire cosa dicono, però deduco che stiano discutendo di cosa fare di lui Uno di loro si china e parla a Raf.
Ti prego, non fargli togliere la camicia.
Provo disperatamente a escogitare un modo per salvarlo e tenere salva la vita, però non c'è nulla che possa fare nella piena luce del giorno con una dozzina di tizi in uniforme dal grilletto facile nella zona. A meno che non ci sia un attacco degli angeli che li distragga, posso sperare solo che sia ancora vivo e che io riesca in qualche modo a raggiungerlo con il buio. Qualunque cosa dica loro Raf deve soddisfarli almeno per ora perché lo rimettono in piedi e lo portano dentro l'edificio più piccolo al centro del complesso. Questi edifici non sembrano delle case, ma un complesso. I due edifici ai lati di quello in cui portano Raf appaiono abbastanza grandi da ospitare ciascuno almeno trenta persone. Quello al centro forse ne ospita la metà. Suppongo che in un edificio dormano, in un altro svolgano attività comuni e forse quello piccolo sia adibito a magazzino.
Sono sdraiata lì, provando a ignorare il freddo umido che penetra dal terreno, e con il desiderio che il sole tramonti presto. Forse queste persone sono spaventate del buio quanto i teppisti di strada nel mio vicinato. Forse andranno a dormire non appena calerà il sole.
Dopo un po' di tempo, che pare molto lungo ma probabilmente si tratta soltanto di una ventina di minuti, un ragazzo in divisa cammina a pochi centimetri di distanza da me. Ha in mano un fucile inclinato a quarantacinque gradi lungo il petto, mentre perlustra il bosco. Ha l'aria di essere pronto a entrare in azione. Rimango perfettamente immobile a osservare il soldato che mi viene vicino. Sono sorpresa e immensamente sollevata di non vederlo in compagnia di un cane. Mi chiedo come mai non li usino per sorvegliare il complesso.
Poi ogni tot di minuti compare un soldato, troppo vicino per i miei gusti. I lori giri di perlustrazione sono abbastanza regolari e dopo un po' ne imparo il ritmo e so quando starino per arrivare. Più tardi portano Raf nel palazzo centrale. Sento odore di carne e cipolle, aglio e verdure. Quel profumo delizioso mi fa stringere lo stomaco, come se avessi dei crampi. Prego Dio che ciò che sento non sia l'odore di Raf.
Le persone entrano in fila nell'edificio sulla destra.
Non sento un ordine, quindi devono essersi riuniti per l'ora di cena. Ci sono molte più persone di quanto immaginassi. I soldati, soprattutto uomini in divisa, escono faticosamente dal bosco in gruppi di due, tre o cinque. Vengono da ogni direzione e due di loro per poco non mi calpestano.
Quando giunge la notte e le persone scompaiono nell'edificio sulla sinistra sono quasi intorpidita dal freddo che sale dal terreno. Considerato che per tutto il giorno non ho mangiato nulla se non una manciata di cibo secco per gatti, non mi sento così pronta come vorrei per un'operazione di salvataggio.
Gli edifici sono al buio. Il complesso è silenzioso, a parte il frinire dei grilli, ed è quindi un'impresa entrarvi considerando quante persone ci vivono. Quantomeno, dall'edificio di Raf non si sentono urla.
Mi impongo di aspettare per un arco di tempo che crèdo corrisponda a circa un'ora di notte, prima di fare la mia mossa. Aspetto finché la pattuglia non passa accanto. In quel momento, so che l'altro soldato è dalla parte opposta del complesso. Conto fino a cento prima di alzarmi e avvignarmi agli edifici quanto più lentamente possibile.
Ho le gambe fredde e rigide come l'acciaio, ma si scaldano davvero in fretta al timore di essere scoperta. Devo fare un lungo giro schizzando da un'ombra all'altra al chiaro di luna, muovendomi a zigzag verso l'edificio centrale. La tettoia di rami torna a mio vantaggio,perché, creando delle chiazze scure dell'intera area, mi dà la possibilità di camuffarmi mentre mi sposto.
Mi schiaccio alla parete laterale della mensa militare. Una guardia giunge alla mia destra a passo cadenzato e, in lontananza, un'altra cammina lentamente dal lato opposto del complesso.
I loro passi sembrano sordi e lenti, come se fossero stanchi. Buon segno. Se avessero sentito qualcosa di strano, quei passi sarebbero stati più veloci e incalzanti. Almeno così spero.
Do un'occhiata al retro dell'edificio centrale, per cercare un ingresso secondario. Ma quella parte è nell'ombra e quindi non saprei dire se c'è una porta d'ingresso o addirittura una finestra. Dal mio rifugio scatto verso l'edificio di Raf.
Mi fermo lì, in attesa di sentire un urlo. Tutto, però, è tranquillo. Rimango immobile, addosso alla parete, con il fiato sospeso. Non sento nulla e non vedo movimenti. C'è solo la paura che mi esorta a rinunciare. Allora procedo.
Sul retro dell'edificio ci sono quattro finestre e una porta. Do una sbirciata dentro una finestra, ma vedo soltanto buio.
Resisto alla tentazione di picchiare contro questa per vedere se ottengo risposta da Raf. Non so con chi altri potrebbe essere. Non ho un piano, nemmeno uno strampalato, e non ho un'idea precisa di come sconfiggere chiunque possa trovarsi là dentro. L'allenamento all'autodifesa di solito non prevede anche avvicinarsi di soppiatto a qualcuno da dietro e soffocarlo a sangue freddo - in questo momento mi tornerebbe davvero utile saperlo fare.
Eppure al corso sono regolarmente riuscita a battere avversari molto più grossi di me, e mi aggrappo a questo fatto per infervorarmi e scacciare, così, il brivido di panico che mi corre lungo la schiena.
Faccio un profondo respiro e con un filo di voce chiamo: «Raf?»
Se solo riuscissi ad avere un indizio su dove si trovi esattamente, sarebbe tutto molto più facile. Ma non sento nulla. Nessuno che picchia alla finestra, che mi chiama con voce soffocata.
Riaffiora l'orrendo pensiero che potrebbe essere morto. Senza l'angelo non ho speranze di ritrovare Paige. Senza di lui sono da sola. Cerco di scacciare quel pericoloso ragionamento.
Mi muovo lentamente verso la porta e vi appoggio l'orecchio.
Non sento nulla. Tocco il pomello per vedere soltanto se la porta è chiusa a chiave.
Nella tasca posteriore come al solito ho il mio kit di attrezzi per forzare le serature.
L'ho trovato nella stanza di un adolescente nella prima settimana in cui rovistavo in casa altrui per cercare cibo. Non mi ci è voluto tanto per capire che è meno rumoroso forzare una serratura piuttosto che rompere una finestra. Agire clandestinamente è fondamentale quando tenti di evitare i teppisti di strada. Quindi nelle ultime due settimane mi sono esercitata molto a forzare serrature.
Il pomello gira senza difficoltà.
Questi tizi sono presuntuosi. Apro solo un po' la porta e mi fermo. Non si sentono rumori, ed entro furtivamente nella stanza buia. Mi fermo per far abituare l'occhio a quell'oscurità. L'unica luce è quella screziata della luna che filtra dalle finestre sul retro dell'edificio.
Ormai mi sono abituata a vedere attraverso il fioco chiaro di luna. A quanto pare, è diventata un'abitudine nella mia vita. Mi trovo in un corridoio con quattro porte. Una, aperta, dà accesso al bagno. Le altre tre sono chiuse. Prendo il mio coltello come se con quello potessi fermare la pallottola di un'arma
semiautomatica. Appoggio l'orecchio sulla prima porta sulla sinistra: nessun rumore. Come allungo il braccio per mettere la mano sul pomello, sento una voce molto calma che mi sussurra attraverso la porta.
Mi irrigidisco. Poi vado verso l'ultima porta e vi appoggio l'orecchio. È stato frutto della mia immaginazione o ho sentito qualcosa come 'scappa, Penryn'? Apro la porta.
«Perché non mi dai mai ascolto?» chiede Raf a voce bassa. Entro furtivamente e chiudo la porta.
«Che bel modo di accogliere chi è venuto a salvarti la vita.»
«Non mi salvi la vita, ti fai catturare.»
Raf è seduto al centro della stanza, legato a una sedia. Sul viso ha parecchio sangue coagulato da una ferita sulla fronte.
«Dormono.»
Corro subito verso la sedia e punto il coltello contro la corda che gli tiene legati i polsi.
«No sono svegli.»
Il tono convinto della sua voce mi fa scattare nella testa un campanello d'allarme. Ma prima di pensare alla parola 'trappola', sono accecata da una torcia elettrica.
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Angel Fall
ParanormalPrimo libro della trilogia di susan ee. Un esercito di angeli sterminatori ha attaccato la Terra: dopo poche settimane la violenza dilaga ovunque, insieme alla paura e alla superstizione. Nella Silicon Valley ostaggio delle...
