L'ultimo sguardo

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Ho sempre amato la neve. Ti sembra perfetta se la osservi da lontano e continua ad esserlo anche nel palmo della tua mano.

Simile alla pasta da modellare, può essere messa insieme per dare origine a creazioni strabilianti o, semplicemente, ad un pupazzo di neve.

Vedendola cadere dal cielo, con il suo ritmo lento e delicato, non posso fare altro che associarla allo zucchero a velo che qualcuno spolvera dall'alto per decorare una grande, grandissima torta.

La ammiro con la stessa gioia di quando ero bambina e la aspetto con finta pazienza.
E oggi la mia felicità è ancora più percepibile, perché fra pochi giorni sarà il mio diciottesimo compleanno. Non c'è regalo più bello per me, di passare quel giorno circondata dalla grande distesa bianca che ora osservo dal finestrino della macchina.

《Siamo quasi arrivati, Jeanette》, dice mia madre.
Annuisco senza staccare il volto dal vetro del finestrino.

Superato il cartello con scritto "Jersey City", mi accorgo che i passanti mi stanno guardando come probabilmente osserverebbero una Razza spiaccicata al vetro di un Acquario, così con uno sbuffo torno a sedermi normalmente.

Dopo aver svoltato parecchie volte in vie e vicoli chiusi, finalmente imbocchiamo Duke Lane, la via dove si trova la casa che io e i miei genitori abbiamo affittato.
《Madsen ti ricordi il numero?》, domanda mio padre.
《560, mi sembra》, risponde lei, iniziando a sfogliare i fogli che tiene in grembo.
《Ne sei certa, cara?》
《590 Duke Lane. È questo l'indirizzo》, taglio corto io con un sorriso.

Non appena parcheggia la macchina, scendo per vedere meglio la villetta a schiera davanti a me.
È di un nocciola caldo messo in risalto dal bianco delle finestre e della neve che ne ricopre il tetto.
Il portone è nero come la pece e sembra intatto.

《È semplicemente stupenda 》, dico meravigliata.
Afferro il mio borsone e mi incammino, con la sensazione di camminare su soffici cuscini bianchi.

Non facciamo in tempo a suonare il campanello, che il portone si spalanca. Dall'uscio spunta un uomo giovane, sulla trentina.
I capelli castani sono tirati all'indietro da una pattina di gel e la cravatta gli dona un aspetto uniforme.
Allunga la mano verso mio padre.
《Ben arrivati! Voi dovete essere la famiglia Masters》, dice con tono concitato.

《In persona, e tu devi essere Kevin Dow》, risponde Gary Masters stringendogli la mano.

Dopo le presentazioni, Kevin ci mostra l'interno della villetta.
Noto subito che gli arredi sono tutti di un'epoca passata.
《Come avete potuto vedere la casa è stata ristrutturata all'esterno. Mentre gli interni sono stati lasciati intatti, essendo stati giudicati in buone condizioni》.
Mia madre rivolge a Kevin un sorriso cordiale.
《Trovo che l'antico doni molto alla casa》
《Lo penso anch'io, signora. Sa, mi occupo di questo immobile e me ne sono già innamorato》.
Saliamo le scale e imbocchiamo il corridoio.

《Questa è la zona notte, formata da due camere da letto e un bagno 》 .
E finalmente ci porta davanti alla camera dove dormirò io.
Rimango stupita.
《Ma è la camera di un ragazzo!》, dico delusa.
Kevin annuisce.
《Lo è stata. È morto molto giovane e i genitori non ebbero mai il coraggio di sbarazzarsi di tutti i suoi oggetti personali》.
《Oh.》Ed è tutto ciò che riesco a dire.

《Dai Jean, pensa che ci staremo solo per qualche settimana》, dice mio padre.
《No ma non è un problema. È solo che non me lo aspettavo 》, dico con finta convinzione.
Completato il giro della casa, Kevin ci informa dell'esistenza di un capannone, sempre appartenente al proprietario della casa e infine, dopo averci dato qualche indicazione riguardante la città ci saluta augurandoci una buona permanenza.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Sep 14, 2016 ⏰

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