No, non era l'unico, ce n'era un altro. Uno che nessuno conosceva, che nessuno avrebbe mai potuto conoscere. Un amore che nessuno avrebbe potuto scoprire, che nessuno avrebbe potuto ostacolare, ora più che mai.
mando giù il liquore tutto d'un fiato, senza sentirne il sapore.
La vampata di calore che mi brucia l'esofago come fiamma viva, mi toglie il fiato, mozzandomi il respiro, senza però soffocare quello che provo.
Tossisco violentemente, piegandomi sul bancone. Allungo il bicchiere verso il barman.
-Dammene un altro. Questa volta senza limone.-
Lui si gira verso le bottiglie poste sugli scafali alle sue spalle e ne prende una. Prende una bottiglia di Cachaca invecchiata. Il liquido è di colore giallo e lo versa nel bicchiere per la metà. Ha un attimo di esitazione, ma poi lo riempie del tutto.
-Grazie.- dico, sapendo che la quantità di liquore che va dalla metà all'orlo del bicchiere è un omaggio della casa.
Adesso la televisione inquadra la bara e vedo il suo volto attraverso il vetro trasparente che è stato messo apposta per impedire che venisse toccato e baciato da tutte quelle persone. Il lavoro dell'addetto alla camera mortuaria era stato un'operazione di alta specializzazione, costata un sacco di soldi e Carlos non voleva che fosse rovinato.
O meglio, non voleva che le immagini televisive e le foto sui giornali e le riviste riproducessero un volto sfatto e rovinato dal contatto degli uomini su quel corpo ormai privo di vita.
Gli fosse mai fregato veramente di chi l'avesse toccata prima di allora.
Sorrideva, l'aria beata di chi poteva finalmente godere del meritato riposo dopo tanto correre ed altrettanto darsi da fare. Come quando arrivata in albergo dopo un concerto, si lasciava cadere sul divano e ridendo, con un ghigno malizioso, diceva che nessuno l'avrebbe smossa di là, neanche per portarla a letto.
Questa volta bevo in un solo sorso quasi tre quarti del bicchiere, lasciando circa un dito di liquore.
Lo stomaco prende fuoco quando il liquido arriva come un mattone che cade a terra con un tonfo sordo.
Questa volta non tossisco.
prendo il pacchetto di sigarette dalla tasca e ne accendo una. Il barista mi mette davanti un posacenere che prende da quelli impilati uno sull'altro, sul pianale alle sue spalle.
Solo allora lo vedo.
Me lo giro tra le dita. Ci sono le sue iniziali imprese sopra.
L'accendino d'oro che mi aveva regalato per il mio trentaquattresimo compleanno.
Riprendo il bicchiere e lo finisco.
Questa volta non ho bisogno di chiedere. Il barista mi riempie il bicchiere appena lo poso sul bancone, poi si gira ad asciugare con un panno di stoffa, i bicchieri capovolti sul bordo del lavandino.
Spengo la sigaretta pestando il mozzicone nel posacenere. Porto il bicchiere alle labbra e bevo a piccoli sorsi, lasciando che il liquido si posi sulla lingua per assaporarlo.
Come un getto d'acqua violento e gelato, mi investe il ricordo del nostro primo incontro, di come tutto era cominciato. Quello che doveva essere un incontro indipendente dalle nostre volontà, estemporaneo come un temporale estivo, divenne un rapporto che mi travolse come un fiume in piena, al quale non ero riuscito ad opporre resistenza, non avevo voluto opporre alcuna resistenza.
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L'equilibrista
General FictionLa storia trovata in un diario dimenticato, di un giovane giornalista brasiliano degli anni 70. Seguendo nel tempo una cantante famosa, fa i conti con il suo Io e con sentimenti che non riesce ad esprimere.