Vedevo che Ami stava parlando con Alice, la barista, e non si preoccupava delle cose da preparare: come tagliare il pane, sprecchiare il nostro tavolo e riapparecchiarlo, sistemare i menù.. ma niente. Sava tranquillamente raccontando la sua vita, fregandosene del lavoro che ci attendeva.
Così svolsi io quelle mansioni, lasciando che lei finisse la sua biografia e mi raggiungesse in sala. E i primi clienti non tardarono ad arrivare.
Iniziammo il servizio, sembrava andare tutto bene. Ovviamente non poteva mancare il momento di caos più totale: quando i piatti escono all'impazzata, tavoli da sparecchiare in tutte le direzioni , i clienti che ti fanno fare mille viaggi, prima per l'olio poi per il sale, gente che viene, gente che va e tu in tutto questo delirio non ci capisci più nulla.
Vedevo Ami che non aveva una bella cera, sembrava stanca e iniziava a non seguirmi più.
"Ami stai bene?"
"Si si, sono solo un pò stanca. Tranquilla"
"va bene se hai bisogno di qualcosa chiedimi pure! "
"Va bene grazie"
Più passava il tempo e più peggiorava .. E mi chiedevo cosa realmente le stava pendendo, mi stavo preoccupando.
"Ami se non ti senti bene fermati. Ma hai mangiato?"
"No purtroppo, stanotte ho fatto tardi e mi sono svegliata mezz'ora prima del servizio."
"Mannaggia, mangia qualcosa in cucina. Come mai tardi?"
"Il sabato sera lavoro in un'altro ristorante e si finisce sempre tardissimo. Ma di solito non stò così male, non so cosa mi stia prendendo"
"Non preoccoparti, prendi un pò di zuccheri che ti aiuteranno o mangia qualcosa. E se hai bisogno fermati"
"Si si tranquilla"
Il servizio era diventato pesante, sempre di più e a un certo punto mi trovo sola in sala.. non capivo il perchè. Riuscivo a servire tutti i tavoli a fatica, e anche nello sparecchiare ero lenta, ma come potevo fare? Ero sola! Poi arriva Daniele a darmi una mano e continuaimo insieme. Ma qualcosa non mi quadrava: per tutto quel tempo mi ero dimenticata di Ami!
" Dov'è Ami?" chiesi a Daniele.
" Sta dietro, si è messa seduta che non si sente bene"
Poverina mi dispiace davvero.
Quando il servizio era in discesa e avevo qualche minuto in più per prendere fiato, sono andata da Ami a chiederle come stava. Ma la sua espressione era così nitida e affranta che si leggeva negli occhi quanto stesse male e quanto fosse dispiaciuta.
" Ei tutto bene?"
"No per niente .. non riesco a reggermi in piedi.."
"Vuoi che ti porto qualcosa?"
" No tranquilla, tra poco vado a casa"
"Va bene. Sono di là se ti serve qualcosa"
"Grazie"
Poco dopo ci saluta e se nè và. Come sempre rimaniamo io e Daniele: due mummie che si tengono in piedi per grazia divina e per quanto eravamo stanchi avevamo finito tutto alla sera tardi..verso le sette.. .
Che servizio.. se tutte le domeniche saranno così, io non ci arrivo a settembre..speriamo che qualcosa cambi. Infatti Daniele mi tranquillizzava e mi diceva di non preoccuparmi perchè qualcosa cambiera. Speriamo bene.. saluto tutti e mi dirigo verso casa.
Lei era ancora sveglia e come sempre, mi lascia qualcosa di pronto. Si siede vicino a me per farmi compagnia, e iniziamo a parlare. Io gli racconto la mia giornarta, di Ami che oggi non è stata bene e se nè andata in pieno servizio, e di quanto è pesante e stressante lavorare in quel ristorante.
Lei mi sorride e mi dice che ci vuole pazienza e che la vita è questa: la vita significa sacrifici, non avremo mai niente di facile, anche la cosa che ci sembra più banale, non lo è. È stata tutto il tempo con il sorriso sulle labbra, quasi fosse felice di tutte quelle esperienze che stavo piano piano accumulando. Mi dà un bacio in fronte e va a letto.
Spero sia fiera di me, di come sto crescendo e di quello che sto diventando. È lei il mio punto di riferimento e la mia forza. Vorrei tanto diventare come lei e un giorno ci riuscrò.
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The golden girl
General FictionChiunque al suo posto si sarebbe arreso. Ma per piegare Dalia ci vuole ben altro: è una semplice ragazza di città, con un spirito puro e nobile, vive con la nonna fin dai primi anni della sua vita per via della perdita dei suo genitori. Per aiutare...