Capitolo 3

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E dopo nove ore di volo eccoci finalmente arrivati all'aeroporto di Kona. C'è davvero tanta gente e il caldo è tenuto a bada da un potente sistema di condizionamento. Sophia prende la mano di mio padre ed io giro la testa dall'altro lato per il voltastomaco che mi procura questa scena. Dopo i vari controlli e il recupero dei bagagli usciamo fuori dalla struttura e veniamo travolti  dallo schiamazzo dei tassisti che sono intenti ad accalappiare turisti appena arrivati. Noto un uomo sui quarant'anni, carnagione scura tipica di queste parti e in mano un cartello con su scritto il nostro cognome.

<<Papà guarda lì.>> dico per attirare la sua attenzione. Lui si gira e poi fa un sorriso.

<<Dev'essere Mr. Lee, il propietario della villa in cui alloggeremo.>> ci spiega. Annuiamo e c'incamminiamo verso l'uomo.

<< Lei dev'essere Mr.Lee .>>dice mio padre con il suo tono da uomo di affari. L'uomo annuisce e poi stringe la mano ad ognuno di noi. Ci aiuta a caricare le valigie nella sua macchina e poi ci fa salire.

<<Quanto è distante il villaggio da qui, Mr. Lee?>> chiedo.

<<Non più di quarantacinque minuti. Vedrai ne varrà la pena, sono sicuro che si divertirà i in questo mese.>> mi risponde lui, dandomi del lei e con un accento hawaiano non troppo pesante.

<< Mi chiami pure Camila, non sono abituata a farmi dare del lei.>> lo rassicuro.

<<Come vuole... come vuoi. Posso chiederti quanti anni hai?>>

<<Diciassette, quasi diciotto.>> gli sorrido.

<< E tu, invece?>> chiede poi a Chase.

<< Quasi vent'uno.>> risponde lui.

<< In questi giorni sono arrivati molti ragazzi della vostra età e  anche mio figlio ha gli stessi anni di Camila, ne ha fatti diciotto da poco.>> ci spiega lui. Questa notizia mi rincuora, mi fa sperare che questo mese non sarà come le solite noiose vacanze in compagnia degli adulti, per lo più colleghi di papà, ma che probabilmente avrò l'occasione di farmi degli amici.

<< Spero di avere il piacere di conoscerlo allora, adesso vogliate scusarmi ma sono molto stanca, preferire riposare un po'.>> e sbadiglio.

<<Abbi almeno l'accortezza di mettere la mano davanti quella boccaccia.>> mi riprende Sophia. Sempre inopportuna...

<<Scusi padrona, non capiterà più!>> le rispondo innervosita canzonandola.

<<Tesoro non le dici nulla?>> dice con tono da gatta morta a mio padre e lui ovviamente non perde occasione per smentirsi.

<<Camila non usare quel tono!>> difende quella scalatrice sociale della sua mogliettina.

<<Papà!>> lo chiama Chase alzando la voce <<Smettila di prendertela con Camila.>>

<<Tu non t'intromettere!>> continuo mio padre.

<<Chase è tutto apposto, non fa niente.>> sussurro accarezzandogli un braccio, sentendo il suo respiro accelerare per il nervosismo.Sbuffa e guarda fuori il finestrino ed io mi accoccolo come al solito sul suo braccio, la mia ancora di salvezza. Guardando lo specchietto retrovisore incappo nella sguardo intristito di Mr.Lee, al quale rivolgo un sorriso di scuse per la scenata di cui è appena stato spettatore e poi chiudo gli occhi per rilassarmi, per mantenere la calma, per non farmi invadere ancora una volta da quel senso di vuoto che mi divora. Mi lascio cullare dall'andatura della macchina che di tanto in tanto s'imbatte in qualche dosso. Finalmente dopo 45 minuti passati in dormiveglia Chase mi scuote leggermente la spalla per avvisarmi che siamo arrivati. Mi stropiccio gli occhi e poi li apro. Mi guardo intorno e quello che vedo mi lascia senza fiato... Immerse in un verde predominante vi sono tante villette tutte uguali ed esclusivamente di vetro. Pochi metri avanti una spiaggia di sabbia bianca, adornata con palme tipiche di questi posti paradisiaci, si mostra in tutta la sua bellezza e sullo sfondo a rendere il tutto ancora più mozzafiato si intravede un mare cristallino.

<<Wow!>> è tutto ciò che riesco a dire.

<<Qui è dove passerete tutto il mese. Per qualsiasi cosa sono a vostra disposizione>> dice Mr Lee.

<<A quasi dimenticavo, dentro casa c'è Kaimi, la domestica che vi aiuterà a posare i bagagli e metterà in ordine la casa durante la vostra permanenza.>>ci avvisa.

<<Grazie mille Mr.Lee.>> gli rivolgo un sorriso.

<<Non c'è di che Camila, anzi se dopo tu e Chase volete bere qualcosa di rinfrescante, in spiaggia c'è il nostro bar, ci si radunano sempre tutti i ragazzi.>> m'informa ancora. Annuisco e poi lui si congeda. Kaimi, una signora sui cinquant'anni, statura robusta e carnagione scura ci accoglie dandoci delle collane a fiori : avete presente quelle che indossando le belle ragazze nei film ambientati alle Hawaii che ondeggiano le braccia mentre dicono "Ahloa!"? Esattamente quelle.

<<Benvenuti nel complesso residenziale, signori Thompson. Sono Kaimi,qui per servirvi.>> si presenta.

<<Piacere io sono Camila.>> mi avvicino e le stringo la mano.

<<Ti sembra il caso di dare la mano alla servitù?>> dice Sophia con schifo. Sento il sangue ribollire nel vene, com'è possibile che papà abbia lasciato la mamma per questa cafona.

<<Ti sembra il caso di essere sempre stronza?>> ribatto a tu per tu, non fregandomene della sfuriata che mi riserverà quel burattino di mio padre. Sophia non ribatte e guarda mio padre che viene interrotto da me mentre sta per aprire bocca.

<<No papà! Non puoi difenderla, non dopo questa grandissima cazzata che le è appena uscita dalla bocca. "Non dare la mano alla servitù" , però la sua la posso stringere che ha toccato i cazzi di mezza Miami?>> sfurio esasperata. Succede tutto velocemente:mio padre si avvicina, Chase prova a pararmisi davanti e prima che ci riesca un bruciore riecheggia sulla pelle della mia guancia sinistra e la mia testa è leggermente scombussolata e girata di qualche centimetro. Eh sì, mio padre mi ha tirato una sberla perché ho chiamato puttana la donna che si portava a letto quando era ancora sposato con la mamma. Lacrime di rabbia mi riempiono gli occhi, vedo tutto offuscato per via delle varie emozioni intense che sto provando in questo momento. Quella puttana deve fare sempre di tutto per mettermi contro papà. Guardo l'uomo che ha contribuito nel mettermi al mondo , negli occhi che fanno da specchio ai miei e per la prima volta mi fa davvero tanta pena, non ha le palle di mettersi contro Sophia per paura di una solitudine che così facendo sta riservando a me, sua figlia, sangue del suo sangue. Due lacrime mi rigano entrambi gli zigomi, le asciugo velocemente.

<<Scusaci Kaimi, siamo una famiglia di cafoni.>> dico indietreggiando per poi voltarmi e seguire il sentiero che porta alla spiaggia.

<<So che non lo farete comunque, ma se vi venisse in mente di cercarmi non lo fate ho bisogno di stare da sola!>> dico camminando. Nessuna risposta, solo un silenzio carico di vuoto.

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