"Non hai mai avuto una compagna?"
A Yoongi pareva di sentirle; le parole di Jimin, mine vaganti nei suoi ricordi, si posizionarono come un fumetto canzonatorio accanto alla bocca della ragazza che ora lui stava guardando. Quella si voltò e gli sorrise brevemente.
"Non hai mai avuto una compagna?"
Le labbra inarcate sembravano alludere a quella domanda. Yoongi la eluse, tornando allo schermo del proprio laptop; andare al parco non era stata una buona idea. Seduto su uno sputo d'erba ombroso, fasullo ritaglio di pace bucolica nell'abbraccio artificiale della città, era diventato facile preda d'ogni tipo di distrazione. Come uno studente in crisi prima di un esame, aveva sperato che cambiare aria lo aiutasse a riacquistare la concentrazione; invece, anche se la fonte dei suoi guai era lontana, i suoi attacchi lo avevano seguito fin lì, bersagliandolo senza sosta nella ventosa boria pomeridiana di Novembre. Gli agguati si celavano dietro volti levigati e giovani, colpivano attraverso occhi grandi e labbra carnose, traevano forza da una bellezza che lo stesso Yoongi evocava e si convinceva di vedere. Jimin aveva ragione: star fuori aumentava il desiderio e le possibilità di soddisfarlo. Peccato che il desiderio di Yoongi, però, fosse nato in casa. Ed era appunto perché non aveva intenzione di soddisfarlo che adesso si trovava lì.
Erano passati tre giorni da quando la bislacca idea di accarezzare la coda di Jimin aveva prosciugato il suo neonato ottimismo. Una crepa, efficacemente ignorata fino ad allora, era stata allargata e resa più profonda dal quel gesto, e adesso rischiava di distruggere per intero la sua sanità mentale.
Jimin era bello e lui l'aveva sempre saputo. La paura e l'agitazione dei primi giorni, o i sensi di colpa di quelli successivi, non erano mai stati abbastanza forti da accecarlo, portandolo a negare quell'evidenza; un'evidenza che, però, lui non aveva avuto problemi ad ignorare. Il bisogno di salvarsi la vita oscurava facilmente tutti gli altri, con la sua mole massiccia e il suo sguardo minaccioso. Alle sue spalle, però, qualcos'altro era sempre stato in agguato. E adesso, chissà per quale motivo, aveva scavalcato il suo concorrente, occhieggiando sensualmente il ragazzo che fino ad allora aveva osato trascurarlo. Yoongi ipotizzava potesse essere colpa del calore di Jimin. Non ne aveva trovato conferma in nessun testo ma, d'altronde, le informazioni sui Tanuki erano così scarse che la possibilità non era da scartare: se le spore venivano prodotte per attirare possibili compagni, forse il loro potere non agiva solo sugli esemplari della stessa specie.
Un'altra spiegazione più plausibile, però, Yoongi avrebbe potuto cercarla nella risposta alla domanda che lo assillava: "Non hai mai avuto una compagna?"
Sì, l'aveva avuta, ma parecchio tempo prima. Dopo di lei, ogni rapporto era stato solamente un'incombenza fisica, che l'intoccabile si dava la pena di espletare quando ne aveva occasione. Ma poiché, oltre ad essere un intoccabile, era anche un ladro, le sue possibilità su questo fronte erano sempre fortemente limitate.
In parole povere, forse era stata l'astinenza a causare quello strano interesse per il Tanuki.
Ma così strano, in fin dei conti, non lo era. Pur essendo un demone, Jimin possedeva un corpo umano e, purtroppo per Yoongi, paurosamente perfetto. Contare le mattonelle, quando lo accompagnava in bagno, non l'aveva salvato dalla lucentezza della sua pelle o dalla tonicità di ogni suo muscolo. E il suo viso, poi, alla luce della luna, sul tetto, non gli era forse sembrato tanto bello da farlo sentire un verme, quando l'aveva visto rigato dalle lacrime a causa sua?
Adesso Yoongi non aveva il tempo di trovare una risposta; anche se ce ne fosse stata una, non l'avrebbe cercata. La data dell'ultima consegna si avvicinava e così anche quella del colpo al Centro Pozionistico. Anche se la voglia a volte faceva capolino, pretendendo la sua attenzione, il bisogno più forte era ancora quello di sopravvivere e l'intoccabile era deciso a dedicarsi esclusivamente a quello.
O almeno, si convinceva di esserlo. Sul far della sera, lasciò il parco con rinnovata fermezza, il laptop sottobraccio e la piantina del Centro Pozionistico in testa. Ci sarebbe andato quella notte stessa: conosceva già le misure di difesa e i punti ciechi degli incantesimi. Durante la sua ultima visita illegale non era stato notato, per cui non aveva motivo di credere che la sorveglianza fosse aumentata nella sezione di suo interesse. Adesso che aveva davvero deciso di agire, l'imminenza del colpo lo aiutò ad immergersi nella sua bolla di concentrazione. Al suo interno, alienato e solipsizzato, Yoongi raggiungeva la calma ascetica necessaria al successo: ogni ostacolo si volatilizzava, ogni nodo si scioglieva, grazie a lui e in lui. Il mondo non era altro che un'estensione del suo corpo e lui, dalla bolla, poteva governarlo a suo piacimento.
Grazie a questa membrana di egoistica sicurezza, quando rientrò in casa, Yoongi non rivolse neanche uno sguardo al Tanuki: era davvero intoccabile adesso. In camera sua, tra le cianfrusaglie espatriate della stanza degli ospiti e quelle esiliate dal salone, recuperò ciò di cui aveva bisogno. Alle nove, il suo zaino era già pieno e lui era già pronto. Indossò il bracciale comunicatore, sperando di non doverlo usare per chiamare Jin; infilò le pistole, vere ed elettriche, nelle saccocce interne della giacca; sgranocchiò un pacco di grissini in camera; e poi fu di nuovo nel salotto.
Lì, disteso sul tappeto, Jimin dormiva ancora, come quando Yoongi era rientrato. Stranamente, la sua posa non era ferina: si era appisolato a pancia sotto, con la faccia schiacciata sul cuscino e le gambe divaricate.
La superficie della bolla di Yoongi tremolò, quando gli passo di nuovo accanto. Stavolta lo guardò, con un misto d'apprensione e strana nostalgia. Si rese conto di aver provato qualcosa di simile, lasciandolo per andare ad incontrare Coole, quasi un mese prima.
"Quasi un mese, da quando ti ho messo quella catena al collo".
L'intoccabile distolse lo sguardo. Non poteva permettere al mondo di ribellarsi al suo controllo. Non adesso. Non sarebbe uscito dalla sua bolla, neanche se ad aspettarlo fuori c'era Jimin. Perciò, il ragazzo volto le spalle al suo prigioniero e uscì.
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Shine on me (completa)
FanfictionIn un mondo in cui la Magia è come l'aria, Yoongi, incapace di usarla, sopravvive ai margini della società, grazie a furti e traffici illeciti. La sua vita cambia quando, nel bel mezzo di un colpo, la refurtiva gli viene sottratta da una strana volp...