È passata circa una settimana da quando ho firmato quel maledetto contratto che ha stravolto la mia vita.
Le mie giornate scorrono lente, avvolte da un'atmosfera surreale, come se stessi vivendo in un film di cui non conosco la sceneggiatura. Isabel e Monique vengono a trovarmi ogni giorno - non mi lasciano mai sola, neanche per un'ora - e ormai King si è abituato alla loro presenza. Con mia grande sorpresa, li tratta con cortesia e, a volte, perfino con una punta di ironica simpatia.
Da quando sono qui, non mi manca nulla: la casa è un palazzo, la dispensa sembra quella di un hotel a cinque stelle e ogni cosa è così perfetta da farmi quasi paura. Nonostante ciò, la sensazione di essere un'ospite e non una padrona di casa non mi abbandona mai.
Monique, nel frattempo, ha trovato un impiego. O meglio, il signor Brown le ha ceduto momentaneamente il mio posto in biblioteca. È al settimo cielo: ama i libri, e a vederla sistemare i volumi con quel sorriso stampato in faccia sembra aver trovato il suo piccolo angolo di pace. Questo mi solleva: almeno lei ha qualcosa di stabile, anche se temporaneo.
Le ragazze sono andate via da poco. La casa è tornata silenziosa, come se avesse trattenuto il respiro fino a quel momento.
Non ho sonno, e così decido di rimettere in ordine il disastro che abbiamo lasciato dopo cena. I piatti sporchi invadono il piano della cucina, e il pavimento è un campo di battaglia fatto di briciole e bicchieri rovesciati.
Rimboccandomi le maniche, carico la lavastoviglie, spazzo e passo lo straccio. Ogni gesto mi aiuta a schiarirmi le idee, anche se so che in realtà sto solo cercando di non pensare a lui.
King è rimasto chiuso nel suo studio per tutta la sera, immerso nei suoi documenti e nelle sue telefonate. È l'uomo più impegnato del pianeta, ma negli ultimi giorni il suo atteggiamento nei miei confronti è cambiato. È diventato più affabile, quasi premuroso. A volte mi chiama "tesoro", mi sfiora la schiena con naturalezza, e quando mi sorride, mi sento mancare l'aria.
Non dovrei provare certe cose, eppure... mi piace.
Mentre sogno ad occhi aperti, prendo una sigaretta dal pacchetto sul tavolo. Apro la finestra per far cambiare aria e mi godo il silenzio della notte newyorkese, un silenzio pieno di rumori lontani, di vita che scorre dietro le luci dei grattacieli. Sto per fare un tiro, ma qualcosa fuori cattura la mia attenzione.
C'è un'auto parcheggiata di fronte al cancello. Dentro, un'ombra immobile. La sagoma di un uomo.
Un brivido mi percorre la schiena.
Chiudo la finestra di scatto e il cuore mi batte all'impazzata.
"King!" urlo, la voce mi esce spezzata dal panico.
Lui arriva in pochi secondi, quasi nudo, con solo un paio di pantaloni della tuta. Il petto scolpito, le spalle larghe e lo sguardo allarmato.
"Arya, che succede?"
Gli indico la finestra, ansimando. "C'è qualcuno fuori, in macchina. Ti giuro che l'ho visto!"
Lui si avvicina, getta uno sguardo oltre i vetri e impreca sottovoce. "Dannazione." Poi si gira verso di me: "Vai nella mia stanza. Subito. Aspettami lì."
Cerco di protestare, ma il tono autoritario con cui lo dice non ammette repliche.
"Tranquilla," aggiunge, "probabilmente è solo un giornalista."
Non sembra però crederci fino in fondo.
Mi rifugio nella sua camera. È grande, luminosa, profuma di lui. Mi siedo sul bordo del letto, le mani che tremano e il cuore che non vuole calmarsi. Lo sento nell'altra stanza che parla animatamente al telefono. La sua voce è tesa, tagliente. Poi, silenzio.
Mi distendo sul suo letto e chiudo gli occhi, cercando di respirare lentamente. Forse ho solo immaginato tutto. Forse è la mia mente che mi gioca brutti scherzi.
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Le mani di King scivolano tra i miei capelli, li accarezzano, li intrecciano piano. La sua pelle calda sfiora la mia, le labbra si cercano, le lingue si incontrano e si riconoscono come se si fossero aspettate da sempre. Mi parla, dice il mio nome, dice di amarmi.
"Arya... svegliati!"
Apro gli occhi di scatto. Respiro affannosamente. Sono sudata, la fronte mi brucia, il cuore corre più veloce di me. King è chino su di me, sorridente, con quello sguardo divertito che mi fa venire voglia di prenderlo a cuscinate.
"Hai avuto un incubo," mi dice, la voce bassa e calma. "Ti lamentavi e ti ho svegliata."
Un incubo? Magari!
Era tutto tranne che un incubo.
Mi passo una mano tra i capelli e cerco di sembrare disinvolta. "Non potevi lasciarmi dormire?"
Ride piano. "Dovremo dormire insieme, almeno per stanotte. Mi dispiace, ma è più sicuro."
"Più sicuro?"
"Sì. E non preoccuparti, non succederà nulla. Te lo prometto."
Non so se mi dispiaccia o se sia sollevata. Forse entrambe le cose.
Mi volto dandogli le spalle, ma sento il letto muoversi quando si stende accanto a me. Dopo qualche minuto, mentre il sonno mi trascina via, sento le sue dita che cercano le mie e le intrecciano dolcemente.
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Il mattino dopo, mi sveglio tra le sue braccia.
Per un momento dimentico tutto: il contratto, le finzioni, i flash dei giornalisti. C'è solo lui, King Storm, che dorme accanto a me, il suo petto nudo che si muove lentamente, il profumo della sua pelle che mi avvolge.
Mi stropiccio gli occhi, alzo appena il viso e lo osservo. È bellissimo, anche nel sonno. Forse soprattutto nel sonno, quando il suo viso non ha quella maschera di controllo che indossa sempre.
Mi irrigidisco quando apre gli occhi e mi trova lì, a guardarlo.
Mi bacia la fronte, un gesto dolce e disarmante. "Buongiorno," mormora.
"Buongiorno..." rispondo sottovoce, mentre lui si stiracchia, sorride e si alza con calma.
Lo seguo con lo sguardo mentre entra in bagno, e mi accorgo che sto sorridendo come un'idiota.
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Più tardi, in cucina, lui sorseggia il caffè e io mi siedo di fronte, cercando di mantenere un'aria naturale.
"Hai saputo qualcosa di quell'uomo?" chiedo, fingendo indifferenza.
"No," risponde serio. "Quando i miei uomini sono arrivati, l'auto era già sparita. Ma non preoccuparti, probabilmente era solo un paparazzo in cerca di qualche scoop."
Poi il suo tono cambia, si fa più leggero.
"A proposito, che programmi hai per oggi? Potresti venire in ufficio. Ti va?"
Annuisco, anche se dentro di me non sono così tranquilla.
In fondo, per i prossimi ventitré giorni, lui comanda.
Dopo colazione, lo accompagno alla porta. È un rito che ormai abbiamo imparato a recitare alla perfezione. Prima di uscire, si gira, mi prende tra le braccia e mi bacia. Un bacio breve, ma intenso, che mi lascia senza fiato.
"Ciao, amore mio," dice con naturalezza. "A più tardi."
Lo guardo salire in auto, mentre mi allontano lentamente dal cancello con il cuore che batte come un tamburo.
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Qualche ora dopo, eccomi ai piedi del suo impero.
La sede della Storm Enterprises è un edificio di vetro e acciaio che brilla sotto il sole di New York.
Appena entro, tutti si voltano a guardarmi. Riconosco gli sguardi curiosi, le voci che sussurrano. Sono "la fidanzata di King Storm", e tutti lo sanno.
Cammino dritta, anche se dentro tremo come una foglia. Ho scelto con cura i vestiti: un abito elegante ma semplice, i capelli sciolti, un filo di trucco. Voglio apparire sicura, all'altezza del ruolo che mi è stato imposto.
Salgo al piano del suo ufficio e, senza bussare, apro la porta.
Mi blocco sulla soglia.
Davanti alla scrivania di King c'è una donna.
Bellissima.
Alta, bionda, con gambe chilometriche...
*🐖*
Spazio Porchetta...
Che ne pensate? È di vostro gradimento?
E mo chi è sta donna? 😬
A prestooooo😜
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Amore Miliardario [COMPLETO 11/25]
RomanceSolo su Wattpad. ❤️ Arya ha ventitré anni, vive e lavora a new York in una biblioteca, condivide un appartamento con le sue due migliori amiche, Isabel e Monique. Non sanno come arrivare a fine mese ma una proposta molto interessante attende Arya...
![Amore Miliardario [COMPLETO 11/25]](https://img.wattpad.com/cover/208842683-64-k536895.jpg)