Apro gli occhi e la stanza è ancora immersa in un chiarore che non è ancora giorno. La sveglia sul comodino segna le sei esatte: numeri rossi, immobili. Dopo quello di ieri sera ho lasciato la camicia di King sul pavimento e ho indossato qualcosa di comodo; sono rimasta a dormire nella sua stanza. Lui se n’è andato nel cuore della notte e non è più tornato.
Scendo dal letto appoggiando i piedi sul freddo pavimento in ardesia; il contatto mi mette subito in allerta, ricordandomi i fumi e i lampi della nottata passata. Mi avvio verso la cucina: la casa è ancora avvolta in penombra, ma non è un’oscurità ostile — è quel mezzo-luogo che rende tutto più fragile, come se il mondo intero stesse trattenendo il respiro.
Passo davanti allo studio e vedo una striscia di luce filtrare da sotto la porta. Lungo il corridoio il silenzio è rotto appena dal mio respiro. Apro il frigorifero, prendo una bottiglia d’acqua e la porto alla bocca, bevendo a grandi sorsi fino a prosciugarne metà. L’acqua fredda scende e mette a posto, per un attimo, il tumulto dentro di me.
Sento una presenza alle mie spalle e sobbalzo. Mi giro e lo vedo: King è seduto al tavolo della cucina. Il posacenere accanto a lui è pieno di cicche; la sigaretta spenta giace su un fianco come un piccolo relitto. Mi osserva con una luce negli occhi che non so interpretare — non è soltanto rabbia, né soltanto disappunto. C’è qualcosa di più tagliente sotto la superficie.
«Scusa, non volevo spaventarti», dice, alzandosi. Si muove con la lentezza di chi sta scegliendo le parole. «Dove sei stata ieri sera?»
«Sono andata a bere un drink con un amico», rispondo, cercando di mantenere la voce neutra. È una verità parziale, banale quanto necessaria.
King scuote la testa, e nella piega del suo sorriso c’è qualcosa di beffardo. «Michael non è un semplice amico», mi taglia corto. Il tono, all’improvviso, diventa acido. «Chi ti ha detto di Michael? Pensavi che non lo sapessi che lo avevi conosciuto? Mi dispiace deluderti, ma lo so. Lui fa parte del contratto — è stato pagato per trovarsi in quel determinato posto e in quel determinato orario. È stato messo lì apposta. È simpatico, non trovi? Sareste una bella coppia.»
Sento l’aria intorno a me farsi più densa. Le sue parole cadono come sassi sull’acqua calma che volevo trovare questa mattina. C’è veleno nel suo riso; quando ride, non c’è niente di vero, solo una specie di gelosia crudele che non avrei pensato di vedere in lui.
Resto basita per un istante, poi prendo un respiro profondo per sistemare la rabbia prima che mi travolga. Parlo, perché tacere in quel momento sarebbe stato tradire me stessa. «Sei stato tu a cercarmi. Se proprio vuoi saperlo, fino a dieci giorni fa non sapevo neanche della tua esistenza.» Le parole scivolano fuori, dure.
King cerca di ribattere ma è come se la sua voce si smorzasse: si alza di nuovo dalla sedia, come se volesse prendere distanza per ricomporre il discorso. Io, però, mi sento più solida che mai; il tappeto sotto i miei piedi non vacilla. Gli pianto l’indice contro il torace, lo spingo con una decisione che sorprende anche me e lo rimetto seduto.
«Mi hai capito?», sbotto. «Non sono stata io a cercarti. Io avrei perso la mia misera vita così com’era, senza drammi. Ma lui — lui vuole potere, vuole denaro, la sua dannata azienda. E cosa fa? Assolda gente, mette su apparati, orchestrazioni... e usa il denaro per comandare anche la scena più intima. Tu pensi che tutto questo mi riguardi? Hai rotto il cazzo con la tua superbia!» Le parole escono incandescenti. Io allungo una mano verso il suo viso, istintivamente pronta a colpire, ma lui è più veloce: mi blocca il polso con la mano e, con un gesto che non mi aspettavo, mi bacia.
Il bacio è così intensamente carico da farmi spalancare gli occhi. C’è violenza e tenerezza insieme: un controsenso che mi fa girare la testa. Per un momento il mondo perde i suoi contorni netti; la rabbia e il desiderio si mischiano in una confusione che non so gestire. Lui mi prende in braccio, io gli avvolgo le gambe ai fianchi e rispondo, profondendo lo stesso impeto. Il bacio diventa più passionale, selvaggio; si trasforma nella lingua e nella pelle, in qualcosa di primordiale che cancella tutto il resto.
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Amore Miliardario [COMPLETO 11/25]
Roman d'amourSolo su Wattpad. ❤️ Arya ha ventitré anni, vive e lavora a new York in una biblioteca, condivide un appartamento con le sue due migliori amiche, Isabel e Monique. Non sanno come arrivare a fine mese ma una proposta molto interessante attende Arya...
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