L'incontro e la resa

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La donna mi guarda, mi sorride e mi fa cenno di sedermi.
«Benvenuta, tu devi essere Arya. Finalmente ti conosco! Mio figlio non fa altro che parlare di te.»
Allunga una mano curata, le unghie smaltate di un colore neutro e raffinato.

Fiuuuu, penso, per fortuna non è qualche spasimante…

«Piacere, signora Storm,» rispondo, stringendole la mano con un sorriso educato.
Lei ride, scuotendo la testa. «Sono Greta, cara. Dammi pure del tu, ti prego.»

È davvero splendida. Ha un’eleganza naturale, di quelle che non hanno bisogno di troppi fronzoli. Gli occhi, di un azzurro cristallino come quelli di suo figlio, le illuminano il volto. I capelli chiari, raccolti in uno chignon ordinato, le incorniciano un viso fine, quasi aristocratico. Non sembra avere più di cinquant’anni, ma sprigiona un’energia giovane, vitale.

Mi fa accomodare sul divano accanto alla porta e mi offre un caffè. La tazzina sottile tra le dita profuma di vaniglia e tostatura. Parliamo del più e del meno: del tempo, della città, di qualche aneddoto legato all’infanzia di King. Greta è una conversatrice nata. Ha una voce dolce ma ferma, e un modo di porsi che mette subito a proprio agio. È solare, spontanea, eppure c’è in lei qualcosa di estremamente controllato, come se anche il suo entusiasmo fosse frutto di una grazia acquisita con l’esperienza.

Da quel poco che abbiamo detto, riesce comunque a catturare la mia attenzione, a farmi dimenticare la tensione con cui ero entrata. Inizio quasi a rilassarmi, finché la porta non si apre improvvisamente.

Entrano King e un uomo alto, dall’aspetto affascinante e autorevole. Ha la barba ben curata e qualche ruga d’espressione che gli segna il volto, ma in modo piacevole, maturo. I lineamenti sono forti, decisi. Gli occhi, tra il verde e il castano, trasmettono una calma che mette in soggezione. Quando incrocia lo sguardo di Greta, sorride, e quel sorriso mi spiazza. È lo stesso sorriso di King, con le fossette che gli si formano ai lati della bocca.

Che siano parenti? mi chiedo, anche se la risposta è ovvia.

«Henry, lei è Arya, la fidanzata di nostro figlio.»

L’uomo mi osserva dalla testa ai piedi. Non con giudizio, ma con curiosità genuina. Poi sorride, e in quell’attimo il suo viso si illumina.
«Piacere, Arya. Io sono Henry.»

Si avvicina e, senza preavviso, mi abbraccia. È un gesto spontaneo, pieno di calore. Un abbraccio vero, di quelli che sanno di casa e di fiducia, anche se ci si conosce da un minuto. Sento il nodo in gola farsi più stretto e chiudo gli occhi, trattenendo a stento le lacrime.

«Papà, smettila! La metti in imbarazzo!» interviene King, mezzo sorridendo ma con un tono che tradisce un pizzico di gelosia.
«Arya, vieni qui…» aggiunge, e quando mi stringe a sé sento il battito del suo cuore accelerato contro il mio petto.

Henry si allontana, sollevando le mani in segno di resa. «Scusami, Arya, non volevo metterti in imbarazzo. Beh… noi dobbiamo andare. Figliolo, fammi sapere cosa ne pensi di quel progetto. È stato un piacere conoscerti, mia cara. Ci vediamo presto.»

Greta si avvicina, mi abbraccia e mi dà due baci sulle guance. Profuma di gelsomino. Poi, mano nella mano con il marito, lascia la stanza.

Il silenzio che rimane tra me e King è carico, denso.

Lo guardo negli occhi, cercando il coraggio di dire ciò che mi pesa dentro.
«Io… non posso più farlo. Mi tiro indietro.»

«Che dici?» si volta di scatto, incredulo. «Non puoi. Hai firmato!»

La sua voce è dura, ma sotto quella corazza sento un’incrinatura. È arrabbiato, sì, ma anche disperato. Si sta trattenendo, e lo percepisco.

«Arya, ti prego… se rinunci mi lasci nella merda!»
Fa un passo verso di me. I suoi occhi tradiscono qualcosa di più del semplice orgoglio ferito. «Pensi mi faccia piacere fare questo a loro? Sono i miei genitori! In questi giorni avrai pur visto qualcosa di buono in me…»

Amore Miliardario [COMPLETO 11/25] La tua prossima ossessione. Scoprilo ora