Capitolo 2

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Ero in macchina con mio padre, diretti verso alcuni negozi per completare l'arredamento della casa, ma ne approfittammo per mangiare qualcosa in un piccolo bar dopo un paio d'ore di spese.

Trovammo un piccolo bar che fungeva anche da gelateria e ne approfittai per comprare un cono alla menta, per poi sedermi in uno dei tavolini esterni per rilassarci un po', il contatto con le sedie fredde mi fece rabbrividire appena.

Papà si sedette di fronte a me e cominciò a chiedermi della scuola, dei professori e dei ragazzi.

''Tutto bene, i professori ancora non li ho incontrati tutti e i miei compagni sono okay, niente di che'' finii di mangiare e gettai il tovagliolo nel cestino poco distante, aspettando che mio padre bevesse il suo caffè, per poi andare a casa e sistemare le valigie e i mobili che arrivarono quella mattina.

Saltai in macchina nel posto del passeggero, ancora dovevo abituarmi all'aria australiana, era tutto così calmo e caldo, sembrava che tutti si conoscessero e andassero d'accordo. La città era molto animata e sui marciapiedi molti vecchietti facevano passeggiate e di certo non mancavano le coppiette romantiche che camminavano felici.

Non ci volle un tempo esagerato per tornare a casa, varcai la porta della villa, correndo in camera mia dove trovai la mia vecchia scrivania e alcune piccole decorazioni che sistemai sugli scaffali e sul tavolo che spostai accanto al muro. Tolsi tutto dalla valigia rifugiando la moltitudine di vestiti su cassetti e stampelle e mi affrettai ad atteccare i miei vecchi poster alla parete sopra il letto. Mi lanciai sul letto stremata e mi rigirai più volte cercando il telecomando della tv che avevo attaccata al muro della mia stanza.

''Hey Benny, ti va di farci un giro al parchetto? ci sono anche gli amici di oggi.''

Mi scrisse Cal verso il tardo pomeriggio. Erano circa le 6, Susan, la compagna di mio padre, sarebbe dovuta atterrare qui, a Sydney, tra poco per poi cenare tutti insieme, dubito che papà mi avrebbe lasciato uscire.

''Papà posso uscire stas..?'' Chiesi prima divenire interrotta da un suo gesto della mani

''Non ci pensare, dolcezza. Stasera c'è Susan, sai che per me è importante stare insieme, noi tre, stasera.'' Pensandoci, non conoscevo molto quei ragazzi, anzi quasi per nulla quindi, probabilmente non avrei accettato comunque. Soprattutto se ci sarebbe stato Ashton, quel ragazzo mi mette a disagio.

''Mi dispiace Cal, sono incastrata con mio padre, e magari i tuoi amici non hanno molta voglia di vedermi. Magari la prossima volta, si?'' fu il mio ultimo messaggio della giornata.

Mi diressi verso il bagno per stare in ammollo nella vasca, meritandomi un po' di tranquillità. Mi immersi con le cuffie nelle orecchie abbassando le palpebre, cadendo in un involontario sonno leggero. Quanto comincia la playlist degli AcDc, la loro musica mi sveglia d'un colpo, facendomi rendere conto di esser stata in acqua più tempo del necessario; tutto confermato dalle dita raggrinzite.

Uscii prendendo un asciugamano e mettendomelo attorno al corpo mentre prendo la crema idratante e me la spalmo. Mio padre continua a bussare incessantemente alla porta, implorandomi di esser più rapida ed essere pronta per quando Susan sarebbe arrivata.

''Arrivo papà! Aspetta 2 minuti che mi cambio''

Salii in camera prendendo i jeans e una camicetta bianca, giusto per essere un po' elegante, legandomi poi le Converse bianche alle caviglie. Tornai in bagno mettendomi l'eyeliner un po di mascara, mi raccolsi i capelli in una coda spettinata e infine misi i miei occhiali. Giusto in tempo.

Feci ora a uscire dal bagno che sentii suonare il campanello. Papà si fiondò sulla porta accogliendo in un caloroso abbraccio una donna sulla quarantina, mora e alta un corpo esile contornato da un tubino nero e infine delle decolletè ai piedi.

''Bernadette! Ciao tesoro'' Mi saluta la donna che ormai conoscevo da un paio d'anni.

'Sono contenta di rivederti'' Le rispondo rivolgendole un sorriso sincero.

La cena si svolse in modo tranquillo e piacevole,Susan è sempre stata una donna adorabile e finalmente si sarebbe trasferita a casa nostra. Mentre i due si appartano in salotto io decisi di salire in camera, lasciando loro un po di privacy.

Riaccesi il telefono e notai molti messaggi non letti da Calum e un numero sconosciuto.

''Benny, siamo ancora fuori se ti va di uscire'' Mi dispiacque da una partre, avergli negato l'invito, ma ero seriamente impegnata. L'altro messaggio scoprii essere di Irina, la spumeggiante ragazza amica del moretto.

Mi chiamò Michael e risposi senza pensarci

''Tesoro mio, mi manchi, vieni a trovarmi e rimani qui.'' piagniucolai sedendomi al bordo del materasso.

''Hey piccola, intanto ciao. Ti amo e sai che se potessi sarei già li'' amavo il suono della sua voce, e nonostante fossero passati alcuni giorni mi mancava da impazzire.

''Promettimi che verrai. Sidney e Londra sono davvero troppo, troppo distanti''

''Amore mio, verrò appena posso, prometto''

Avevo le lacrime agli occhi, mi resi conto di essere ridicola così mi distrassi con gli angoli di uno dei cuscini.

''Ti sei fatta qualche amicizia li?''

''Ho conosciuto un ragazzo e dei suoi amici, sembrano simpatici, spero di trovarmi bene con loro''

''Tranquilla Honey, sei dolce e gentile, chiunque si avvicinerebbe a te.. Ma non troppo o gli spezzo il collo, avvertili'' Risi a questa sua risposta e lui mi imitò dall'altro capo del telefono.

''Adoro la tua risata, ma ora è tardi piccola mia, è meglio andare a dormire. Ti amo''

''Ti amo''

Mi infilai il pigiama e scivolai sotto le coperta raggomitolandomi per il freddo, lasciando la luce del comodino accesa. Non riuscii a dormire, mi alzai ed entrai sul sito della scuola per guardre come tutto era organizzato e se vi erano corsi extra curriculari che avrei potuto seguire come nell'anno precedente in America, scorrei sul sito non trovando qualcosa di interessante così spensi il laptop e tornai a dormire cercando di prendere sonno il prima possibile.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Mar 23, 2016 ⏰

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