Lo so, lo so... avevo giurato che non l'avrei diviso in due parti e poi invece ho fallito miseramente, un po' come Alice fa sempre con Claudio 😅
Per farmi perdonare però, prometto solennemente che la seconda parte arriverà il prima possibile!
Alice's pov
Non so cosa ci faccio qui.
Me lo chiedo continuamente mentre il secondo in cui il suono del campanello risuona sul pianerottolo deserto, in cima ad un numero di rampe di scale improponibili considerata la mancanza dell'ascensore, continua a rivivere in moviola come un'azione di calcio alla tv.
Nella mia mente questa pazzia si svolgeva in maniera un tantino diversa: io che arrivavo davanti al suo palazzo, alzando la testa verso il cielo, cercando di indovinare quale delle tante finestre eleganti sulla facciata fosse la sua.
Poi, dato che mi sarebbe stato impossibile capirlo, avrei scorso velocemente l'elenco dei nomi sul citofono, avrei esitato sul cartellino riportante le lettere necessarie a comporre la parola peggiore per il mio cuore ed infine avrei desistito.
Nella realtà invece una vecchietta, accompagnata da un orrendo carrellino per la spesa di un color rosso mattone improponibile, ha aperto il portoncino d'ingresso davanti ai miei occhi fornendomi un'occasione così ghiotta che se non l'avessi sfruttata me lo sarei rimproverata fino alla morte.
Ho salito tanti di quegli scalini da avere le gambe a pezzi, mentre ad ogni pianerottolo il cuore mi balzava in gola nel momento in cui i miei occhi passavano in rassegna i nomi sul campanello.
Una volta, al quarto piano, un uomo di mezza età ha spalancato la porta proprio mentre ero intenta a fissare il nome riportato accanto all'uscio, che a causa della mia miopia non corretta e della somiglianza con l'oggetto delle mie ricerche, mi ha fatto avvicinare per assicurarmi di che cosa si trattasse.
"Le serve qualcosa?"
Fissandomi con aria truce, comprensibile del resto, il signor Contenti mi ha fatto sentire piccola piccola.
"No, mi scusi. Cioè in verità sì..." ho farfugliato imbarazzata "Sarebbe mica così gentile da dirmi a che piano abita il dottor Conforti?"
Ci mette un attimo a rispondere durante il quale mi sento in dovere di rendere più credibile la mia versione dei fatti: "Sono una sua collega. Ho suonato ma non mi ha detto a che piano e io non..."
"Non si preoccupi" risponde allegando un sorriso cordiale "Conosco il dottor Conforti: so perfettamente quanto odia ricevere domande che a lui paiono superflue. Comunque sta all'ultimo piano. Non può sbagliare: sul quel pianerottolo c'è soltanto lui"
"La ringrazio. Gentilissimo"
Ora che ho ottenuto la mia informazione, e che quell'uomo resta fermo sulla soglia di casa cercando il mazzo di chiavi per chiudere la porta prima di uscire, non posso tornarmene indietro sui miei passi, per quanto vorrei.
Quel poco di coerenza che mi è rimasta mi obbliga a proseguire la mia salita verso la meta di tutti i miei pensieri più autolesionisti.
Vieni con me a Parigi. Oppure chiedimelo.
A questo dovrei pensare.
Chiedimi di restare qui con te.
Allora perché ogni volta che cerco di concentrarmi sulle parole di Arthur, elargite sulle scale roventi dell'Istituto sotto il sole cocente di Ferragosto, mi torna in mente lui?

STAI LEGGENDO
L'allieva - Un'estate indimenticabile
Fanfic"Mi versi del vino?" chiedo con un filo di voce che ho paura muoia nell'aria prima di riuscire a raggiungere le sue orecchie. "No" la sua risposta secca mi sorprende. "Per favore" ci riprovo, sentendo il bisogno di introdurre qualcosa di alcolico ch...