CAPITOLO 2

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Sage

L'autobus si fermò bruscamente, facendomi quasi cadere in avanti.

Mi girai in direzione di April, che non si era accorta di nulla e continuava a dormire con le sue cuffiette nelle orecchie. Le toccai il braccio e lei si sveglio di getto, si stropicciò gli occhi e si asciugò la bava che aveva intorno alla bocca, mi guardò e disse:<< siamo arrivate?>>, io ridendo le risposi di sì.

Scese dal bus, e dopo aver preso tutte le nostre cose ci dirigemmo in segreteria per registrarci e pagare le tasse universitarie, più il dormitorio.

Arrivate in segreteria, ci trovammo di fronte ad una signora piuttosto cicciotella, con i capelli grigi e gli occhi azzurri. Indossava in maglioncino di Cashmere grigio con rombi neri e una gonna lunga grigia.

Al collo portava una catenina oro con un grosso medaglione sotto. I suoi occhialini ricadevano sul viso tondeggiante e la sua minuta bocca si arricciò appena ci vide arrivare.

Appena la guardai, i miei pensieri tornarono a quando ero piccola e andavo a casa di nonna Sophy.

Avevano lo stesso sguardo, dolce, ma freddo. Nonna Sophy era la nonna più buona del mondo. Ogni volta che io e la mamma andavamo a trovarla mi faceva trovare i biscotti al cioccolato caldi.

Mi piaceva passare il tempo con lei. Mi spazzolava sempre, aveva un tocco delicato. Le sue mani con un po' di rughe erano morbide, e profumava sempre di caramelle. Il nostro gioco preferito era colorare. Mi piaceva dipingere, anche se poi il disegno non era mai come volevo, lei mi assecondava sempre, dicendomi che ero bravissima e che da grande avrei potuto fare la pittrice.

Nonna Sophy era la nonna paterna, si lo so, mi chiederete perché andavamo a trovare la mamma del mio papà? Perché da quando lui aveva optato per andar a vivere a Las Vegas con la sua fidanzata vent'enne, aveva lasciato nonna Sophy da sola.

Mia mamma, che era di buon cuore, aveva deciso che due volte a settimana saremmo andata a trovarla, e da lì instaurammo un rapporto con lei.

Al suo ottantacinquesimo compleanno, dovemmo trasferire nonna Sophy in una casa di cura, io avevo 13 anni.

Nonna Sophy non riusciva più a camminare, le sue gambe era deboli, questa cosa la rattristava.

Quando nonna Sophy fece novant'anni, morì. Avevo 18 anni, tra due anni mi sarei diplomata, si ero in ritardo di due anni, ma non per bocciature o altro. Avevo iniziato la prima elementare due anni dopo rispetto alla mia età, la mamma non riusciva a pagare i costi della scuola e dei libri, quindi dovette posticipare la mia istruzione.

Fu un anno difficile, nonna Sophy era come una seconda mamma, un po' più vecchia solo, mi mancava, mi mancava da morire. Ma la vita è così, un ciclo e lei mi ha fatto passare l'infanzia migliore.

Ad un certo punto, vidi una mano scuotere davanti ai miei occhi. April disse: <<ei Sage ci sei?>>,senza rendermene conto, tornai alla realtà e le risposi: <<si si scusa, mi ero persa nei miei pensieri>>.

La signora della segreteria, confusa ci squadrò, al che io le sorrisi.

Lei tossì e disse:<< buongiorno, ragazze posso esservi d'aiuto?>>. Con un sorriso sbilenco le risposi:<< si, grazie. Siamo del primo anno e siamo venute per registrarci e pagare le tasse scolastiche e del dormitorio>>.

Guardandoci, si girò prese dei moduli e ci disse di compilarli e firmare in tutti i fogli.

Nel giro di 30 minuti avevamo le chiavi del nostro dormitorio.

Arrivammo davanti alla porta della stanza.

Quando aprii la porta, due lacrime mi scesero dagli occhi. Finalmente ero arrivata.

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