~🌸𝐁𝐨𝐤𝐮𝐭𝐨 𝐊𝐨𝐮𝐭𝐚𝐫𝐨𝐮🌸~ (Haikyuu)

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I raggi del sole scaldavano l'asfalto percorso dalle numerose biciclette utilizzate dagli studenti, che, sfiniti da un intero giorno scolastico, si affrettavano a tornare a casa per riposarsi e studiare.

Un gruppo di ragazzi si avviava deciso verso il cancello della Fukurodani, solo una ragazza, percorreva la strada opposta.

Anche se non faceva parte di nessun club aveva deciso di rimanere a scuola, non le importava se avrebbe perso ore preziose di studio e di divertimento fuori dall'istituto.

Con andatura decisa si dirigeva nella direzione opposta di tutti e tutto, verso la palestra del club di pallavolo, come faceva almeno due volte a settimana.

Lo zaino sulle spalle le pesava e l'album da disegno era stretto al suo petto tenuto dalle sue esili braccia.

Arrivò davanti alla porta della palestra e, come ogni volta, esitò prima di entrare, voleva assicurarsi di essere presentabile, non voleva che l'unico motivo per cui andava al club la vedesse in condizioni orribili.

Allungò la mano verso la porta e, con estrema lentezza, la aprii rivelando il campo decorato con la rete.

-HEY HEY HEY! T/N DOVE ERI FINTA!?-

Eccolo.

Ecco il motivo di tutte quelle ore in più trascorse a scuola e il protagonista di tutti i suoi pensieri.

Bokuto si era avvicinato alla figura della ragazza ancora ferma davanti alla porta.

T/N si perse di nuovo nei suoi occhi dorati, che la facevano impazzire ogni giorno sempre di più.

-Non riuscivo a sistemare la roba nello zaino- affermò imbarazzata.

-Il tempo è passato così lentamente senza di te... -

La ragazza avvampò a quell'affermazione così spontanea e improvvisa del ragazzo, che intanto, stava tornando in campo con le mani sulla nuca.

Era ormai dal secondo anno che provava dei sentimenti tanto forti per quel ragazzo così curioso.

Come ogni volta si accomodò sugli spalti e tirò fuori dallo zaino lapis e gomma; amava disegnare e ogni volta che andava agli allenamenti del club riempiva i fogli bianchi di bozze e disegni dell'asso. Amava rappresentarlo in volo, pronto a colpire qualsiasi pallone, le piaceva immortalare il ragazzo prima che segnasse l'ennesimo punto ed esultasse in quel suo modo unico e stravagante.

Appoggiò le braccia sul ferro che divideva gli spalti dal campo poco più in basso e, successivamente, ci appoggiò la testa.

Si fermò ad osservare tutti i movimenti del ragazzo che ormai da tempo si era impadronito di ogni suo pensiero, lo guardava come se fosse l'ultima volta, come se, dopo quel pomeriggio, non avrebbe più potuto ammirare i fluidi movimenti dell'asso.

Lo aveva visto per la prima volta giocare una partita, un'amichevole. Era Fukurodani contro Nekoma, o come la definiva lei "Gufi contro gatti".

Non sapeva cosa fare e stava aspettando che la sua amica uscisse dalla stanza del suo club dopo essere rientrata nell'aula per recuperare un oggetto dimenticato al suo interno.

Fu attratta verso la palestra dai rumori costanti del pallone che si spostava dalle braccia di un giocatore all'altro e dalle scarpe che si muovevano ripetutamente sul parquet del campo.

Era ferma sulla soglia della porta ed osservava attentamente ogni ragazzo, quasi affascinata dai movimenti del loro corpo e dal modo in cui gestivano il pallone.

Ma i suoi occhi si fermarono su una figura in particolare.

I capelli erano grigi sulle punte e neri alla base, rendendo quella chioma speciale e unica. Gli occhi dorati erano illuminati dalla luce che entrava dalle enormi finestre della palestra ed erano pieni di gioia, forse per il punteggio a favore della sua squadra.

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