Dea greca dell'Amore, della bellezza e dell'arte, Afrodite corrisponde alla Venere dei romani, ed è considerata da tutti, divini e mortali, la più bella tra le Dee, la più irresistibile ed attraente, vero simbolo dell'Amore, di cui non solo si fa portatrice, ma che incarna e rappresenta.
Nella mitologia greca, era una presenza che incuteva reverenza, perché provocava nei mortali e nelle divinità l'innamoramento e il concepimento di una nuova vita: rappresentava la passione
irresistibile, l'attrazione erotica, il forte istinto sessuale che lei per prima viveva con naturalezza nel presente. Ispirava la poesia, le parole persuasive e rappresentava il potere di trasformazione e di creazione proprio dell'Amore.
Fu la Dea che ebbe il maggior numero di storie sessuali, seppur mantenendo l'indipendenza dagli uomini e la capacità di concentrarsi su quello che per lei era significativo e di fare ciò che le piaceva.
Al contempo sperimentò il legame, l'impegno, il matrimonio, con uomini e divinità, così come le Dee Vulnerabili e fu madre, senza mai diventare dipendente o soffrire per un uomo.
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Mito di Adone e Afrodite
La vicenda che narra dell'amore che Afrodite provò per Adone è legata a varie versioni.
La più accreditata prende avvio da un incesto. Smirna (o Mirra), la futura madre del giovane, era stata considerata dalla propria madre addirittura più bella di Afrodite. La dea dell'Amore però mal sopportava gli affronti e, per vendicarsi, fece in modo che con l'inganno Smirna si unisse al padre per 12 notti.
Scoperta la terribile verità, il padre cercò subito di mettersi sulle tracce della figlia gravida, con il preciso intento di ucciderla. Ma per intercessione di Afrodite, forse redenta, Zeus tempestivamente trasformò la giovane in una pianta di mirra che colpita duramente dall'arma brandita dal padre incollerito, si lacerò lasciando che dalle sue viscere profonde nascesse Adone.
Alla vista del bellissimo fanciullo, Afrodite decise di volerlo per sè, così lo assicurò all'interno di una cassa lasciandolo poi in custodia a Persefone, regina del regno dei morti, intimandole però di non sbirciarvi all'interno. Ma, come spesso accade in queste storie, dato un avvertimento, la tendenza generale è quello di ignorarlo e così fu anche per Persefone che, non riuscì a vincere la propria ardente curiosità. Aperta così la cassa, la signora degli Inferi si trovò davanti Adone rimanendone abbagliata per via della straordinaria avvenenza tanto che si rifiutò di restituirlo ad Afrodite.
Per risolvere la diatriba tra le due dee si rese necessario l'intervento di Zeus e della Musa Calliope i quali stabilirono che Adone avrebbe dovuto trascorrere un terzo dell'anno con Persefone, un terzo con Afrodite e un terzo da solo. Trovato questo accordo, secondo alcune fonti Afrodite trovò comunque il modo di contravvenire alle regole riuscendo a trascorrere con Adone anche il terzo dell'anno durante il quale il ragazzo avrebbe dovuto rimanere da solo.
Fatto sta che Adone per un terzo dell'anno era costretto a passare dalla luce della vita alle tenebre della morte per raggiungere Persefone. A tal proposito si narra che l'accesso di Adone al regno degli Inferi fosse garantito da un fatale morso di cinghiale selvaggio, che ogni volta, colpiva il giovane a morte.
Afrodite, in memoria dell'amato assente, si narra fosse solita recarsi nel luogo in cui la bestia assaliva il giovane per compiangerne la morte fra gli anemoni rossi sbocciati dalle gocce di sangue sparse dal cinghiale.
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Miti e Curiosità - Dei Greci
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